Kiss Love India 141111152646
MANIFESTAZIONE 14 Novembre Nov 2014 0801 14 novembre 2014

Kiss of love, i baci in pubblico che scuotono l'India

Effusioni all'aperto. In barba alla legge e ai bigotti. A Kochi, Delhi e Mumbai monta la protesta. Tra arresti, foto su Twitter e indifferenza della politica.

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da New Dehli

Baciarsi in pubblico contro il bigottismo imperante indiano.

Nella città keralese di Kozhikode, verso la fine di ottobre, un gruppetto di attivisti del Bharatiya Janata Yuva Morcha (Bjym), l'ala giovanile del partito nazionalista hindu Bharatiya Janata party (Bjp) - ora al governo - ha attaccato il Downtown café, ristorante di fresca apertura reo di «facilitare attività immorali per gli studenti». Fuor di politichese, nel locale i ragazzi potevano tenersi per mano, baciarsi magari, insomma: fare le coppiette.
L'immoralità delle manifestazioni pubbliche d'affetto, in India, è generalmente considerata come oltraggio al pudore, un reato per il quale il codice penale indiano prevede pene detentive fino a tre mesi.
ENTRA IN GIOCO LA MORAL POLICE. Quando la solerzia delle forze dell'ordine non riesce a garantire il rispetto della condotta morale pubblica, entra in gioco la cosiddetta moral police: gruppi di giovani vigilantes solitamente affiliati alla costellazione della destra indiana intervengono con le maniere forti laddove la morigeratezza dei costumi - componente diventata fondamentale nel corredo della “tradizione indiana” da proteggere contro l'avanzata del libertinismo occidentale - fosse attaccata da effusioni in pubblica piazza.
MANIFESTAZIONE IL 2 NOVEMBRE. In tutta risposta, un gruppo di ragazzi di Kochi ha organizzato una manifestazione raccogliendo adesioni su Facebook.
Il 2 novembre si sarebbero trovati tutti sul lungomare per baciarsi davanti a tutti contro il bigottismo imperante. La protesta, chiamata Kiss of Love, ancor prima della data stabilita aveva incassato già le critiche di quasi tutti i partiti politici locali - dalla Muslim League al Bjp, passando per il centrosinistra dell'Indian national congress - in disaccordo nel merito e nel metodo della manifestazione.
ARRESTATI IN 80 PER ATTI OSCENI. Anche le autorità di polizia di Kochi avevano cercato di dissuadere i ragazzi, minacciando arresti per atti osceni in luogo pubblico e manifestazione non autorizzata.
Arresti che, puntualmente, sono arrivati il primo pomeriggio del 2 novembre, quando un'ottantina di ragazzi ha provato a portare avanti la protesta, circondata da un dispiegamento di forze ingente, curiosi e frange della destra indiana che urlavano slogan nazionalisti.

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Raggiunto l'obiettivo: aprire il dibattito in tutta la nazione

Un volantino della Kiss of love abbandonato per terra dopo gli scontri tra manifestanti e polizia.

Con 80 persone in fermo e video degli arresti trasmessi a ciclo continuo dalle televisioni nazionali (e virali, su internet), la Kiss of Love keralese non avrà raggiunto l'obiettivo prestabilito - baciarsi in barba alla legge e ai bigotti -, ma ha scatenato un tam tam in tutta la nazione.
SCONTRO GENERAZIONALE. Segno che l'oppressione subìta dai giovani indiani nell'interezza della sfera sessuale - estendibile anche al consumo di alcolici e al vestiario “indecoroso” per le donne - è tema di scontro nazionale. E generazionale.
PROTESTE PURE NEI CAMPUS. In una settimana analoghe proteste si sono tenute nei campus universitari di Kolkata, Delhi, Mumbai e Hyderabad, tra le altre, mentre nella capitale indiana, nel weekend, un gruppo del collettivo studentesco della Jawaharlal Nehru University ha portato la Kiss of Love di fronte alla sede locale della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), una delle principali sigle ultranazionaliste hindu del Paese, spina dorsale del Bjp.


«VOGLIAMO ESSERE LIBERI». Ci sono stati scontri, ma nessun arresto. E sui media nazionali si parla, finalmente, del tema della protesta. Che va ben oltre la possibilità di darsi un bacio in pubblico.
«Vogliamo la libertà di esprimere il nostro amore. Baciarsi e abbracciarsi sono presenti nei nostri veda (testi fondanti della religione induista, ndr), sui muri di Khajuraho (sito archeologico con bassorilievi dall'alto contenuto erotico, ndr)», ha dichiarato uno studente di Delhi all'Hindustan Times.

Fare pipì all'aperto è da indiani, baciarsi in pubblico no

Due ragazzi durante la manifestazione Kiss for love in India.

L'attacco della Kiss of Love è frutto dell'impianto ideologico su cui poggia la destra indiana, che si alimenta di una contrapposizione spesso artefatta tra la “cultura indiana” e le pratiche, disdicevoli, importate dall'Occidente. Baciarsi in pubblico, per gli ultrainduisti, è da occidentali; una cosa che un buon indiano non deve fare.
UNA TESI «ASSURDA». Tra i vari commenti di intellettuali e personalità di spicco dell'intellighenzia indiana o del mondo dello spettacolo, la scrittrice femminista Urvashi Butalia è forse stata capace meglio di altri di evidenziare l'assurdità delle tesi ultrainduiste.
In un articolo intitolato “Kiss of Love: Public kissing Western? Public pissing indian”, pubblicato su dailyo.in, si chiede: «Perché baciarsi all'aperto è così scandaloso, mentre non lo è pisciare all'aperto? È forse perché tirare fuori i propri genitali di fronte a tutti e svuotare la vescica è una ''cosa da indiani''? Che sia una cosa davvero indiana non c'è dubbio, non conosco altre culture che abbiano quest'abitudine, forse quindi farne una questione identitaria lo rende un gesto accettabile».

E LA POLITICA? TUTTO TACE. Mentre il dibattito si anima in Rete e foto di baci in pubblico dimostrano l'adesione virtuale di decina di migliaia di indiani - residenti e non - la politica tace. Non una parola dal primo ministro Modi, non una dichiarazione di peso dalle parti dell'opposizione.
Come davanti alle effusioni in pubblico, i potenti del Paese girano lo sguardo altrove, nella speranza che le intemperanze dei giovani indiani si spengano da sé, inghiottite dal silenzio di una società forse ancora troppo insicura per affrontare a viso aperto uno dei più salutari effetti collaterali della globalizzazione.

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