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POLITICA 14 Novembre Nov 2014 0734 14 novembre 2014

Renzi: «Spero che Napolitano apra l'Expo»

Il premier non vuole le dimissioni. E accelera sulla legge elettorale.

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Il premier Matteo Renzi.

Matteo Renzi tira dritto. «Sul Jobs Act non mi faccio fermare dal pantano», ha assicurato il premier un colloquio con la Stampa nel quale si è detto pronto a mettere la fiducia sul provvedimento, aprendo a modifiche solo «sulla riduzione delle troppe forme di lavoro a tempo e precario» e chiudendo ala richiesta del Ncd di nuovi vertici di maggioranza: il prossimo «si farà a tarda estate o nell'autunno del 2017».
Ma intanto pensa al Colle e ha «un grande sogno, che possa essere Napolitano ad inaugurare il prossimo Expo. È un appuntamento importantissimo per l'Italia e Napolitano sarebbe il miglior testimonial possibile per il Paese di fronte al mondo. Io continuo a sperare che il Presidente resti ancora a lungo lì dov'è».
«SEGNALE DISTENSIVO». Riguardo alla minoranza del Pd con la quale è stata trovata un'intesa in merito alla riforma del lavoro, Renzi ha spiegato: «Orfini e Speranza mi hanno chiesto di dare un segnale distensivo, di disponibilità, e io l'ho fatto: in commissione si lavorerà sul cosiddetto disboscamento, cioè sulla riduzione delle troppe forme di lavoro a tempo e precario. A me preme che la legge sia in vigore dall'1 gennaio, motivo per il quale, se si giocasse ad allungare i tempi, metteremo la fiducia sul testo che uscirà dalla Commissione».
Agli alleati dell'Ncd ribadisce il no a nuovi vertici di maggioranza e rimarca: «Per loro questo non può rappresentare una sorpresa. L'altra sera, quando sono venuti in venti a Palazzo Chigi gliel'ho detto: ragazzi, non ci prendete gusto».
ACCORDO SULLA LEGGE ELETTORALE. Il premier parla poi della legge elettorale e assicura: «Qualcuno vorrebbe che dessi una botta in testa a Berlusconi, ma onestamente non ne vedo la ragione, perché ormai l'accordo c'è. È possibile che alla fine Fi decida di votare no all'emendamento che trasferisce il premio dalla coalizione al partito e che si astenga sulla legge, ma sono dettagli. La svolta è a un passo e cambierà il Paese. È in gioco l'idea di fondo che si vota ogni cinque anni. Detto questo, certe volte la fatica è doppia, è come andare in salita in bicicletta con un rapporto sbagliato, poco agile e dispendioso. Ed è proprio per questo che dobbiamo varare la nuova legge elettorale. Se eleggeremo così il nuovo Parlamento, io o chiunque altro ci sarà potrà governare con più libertà e responsabilità».

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