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MEDIO ORIENTE 16 Novembre Nov 2014 0800 16 novembre 2014

Iran, Khamenei scatena l'odio anti Israele su Twitter

Cane rabbioso. Tumore. Nazione da eliminare. Sono i post della Guida suprema iraniana contro lo Stato ebraico. Al culmine delle trattative sul nucleare.

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Le invettive anti-israeliane sono il cavallo di battaglia della Guida suprema Ali Khamenei. Anatemi della massima autorità iraniana sono stati puntualmente scagliati per la guerra in Iraq contro l'Isis, per l'invasione di Gaza, persino per le rivolte di Ferguson, negli Usa, con le colpe degli Stati Uniti che vanno sempre a braccetto con quelle del «regime sionista».
Di certo le ultime sue esternazioni non giovano ai colloqui riservati sul nucleare in corso tra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Ma, con l'escalation di violenze in Terra Santa, a Khamenei appaiono necessarie.
«ISRAELE VA ELIMINATO». A due settimane dalla deadline (24 novembre) per l'accordo definitivo, il braccio destro del presidente Barack Obama conduce trattative serrate in Oman con Zarif dopo che Obama ha scritto una lettera a Khamenei, e Khamenei cosa fa? Twitta in Rete sentenze al vetriolo, incitando alla distruzione di Israele.
«La Cisgiordania deve essere armata», ha postato la Guida suprema nel weekend, «contro il barbarico e infanticida regime di Israele, che si comporta come un lupo e non risparmia crimini, non c'è altra cura che l'annientamento». Nell'account riconducibile a Khamenei è apparso anche un prontuario con le «nove domande chiave» su «come possiamo eliminarlo» - con un referendum - e sul «perché farlo».

NO AL RICATTO ISRAELIANO. Un delirio, agli occhi dell'Occidente colpevole della Shoah.
Ma per la teocrazia iraniana che parla per iperboli, è l'ennesima alzata di testa al dogmatico no israeliano su una anche «residua capacità di arricchire l'uranio» concessa a Teheran e su «ogni collaborazione sull'Isis».
Al ricatto israeliano degli Usa, Khamenei risponde nei toni più estremi (e anche propagandistici) possibili, innalzando l'asticella della sua red line, la linea rossa iraniana sul nucleare: nessun eventuale compromesso con gli Usa passerà dal ricatto israeliano.

Le invettive sono postate in tre lingue: farsi, arabo e inglese

  • Il messaggio di Khamenei su Ferguson, diffuso sui social. (Twitter-Khamenei.ir)

Sulle fatwe iraniane ai sionisti c'è un'ampia letteratura, quasi un'epica della retorica, che si perpetua dall'investitura di Khamenei, nel 1989, come erede di Ruhollah Khomeini.
Spesso i tweet postati sull'account in tre lingue (farsi, arabo e inglese), dal quale la Guida suprema ha diffuso le sue foto dell'ospedale, sono la sintesi di discorsi scritti o pronunciati anche anni prima, in occasioni ufficiali.

Al giovane ex presidente - nominato primo tra gli ayatollah senza neanche essere ancora ayatollah - è sempre piaciuto scrivere e teorizzare dottrine: una vita votata più alla speculazione che all'azione politica diretta, come giustamente intuirono i compagni di Rivoluzione khomeinista reputandolo il più idoneo alla successione.
LA METAFORA DEL WRESTLING. Per capire il personaggio, Khamenei è l'uomo dalle sottili letture e dalla penna barocca che nel 2013, per tamponare l'implosione della teocrazia sotto l'ondata di nuove proteste popolari, rottamò, mutuando una metafora dal wrestling, la linea della «resistenza eroica» agli americani, lanciando quella «flessibilità eroica».
«Un lottatore wrestler», annunciò descrivendo le battaglie seguitissime negli Usa, «adotta la flessibilità per ragioni tecniche, ma non dimentica mai chi è il suo oppositore». Con il termine «flessibilità eroica», tra l'altro, la Guida suprema riesumò una sua vecchia scelta lessicale, come traduttore, nel 1970, di un libro sul secondo imam sciita Hassan. Dalla Pace di Hassan in arabo, il titolo in farsi divenne La pace dell'imam Hassan, la più gloriosa flessibilità eroica della storia.
ISRAELE È «UN TUMORE». Tornando al passato più recente, la violenza verbale su Israele di Khamenei, che slega l'esperienza della Shoah dalla fondazione di uno Stato ebraico in Medio Oriente, è il risultato di una precisa scelta lessicale e ideologica, costante nel tempo e volutamente di sfida.
Nel 2009, in linea con il rieletto e malvisto presidente Mahmud Ahmadinejad, separando gli ebrei da Israele Khamenei definì lo «Stato ebraico un tumore che divora la nazione islamica».
In un discorso del 2011, la Guida suprema preconizzò poi come, «il giorno in cui le nazioni europee e americane realizzeranno che la maggior parte dei loro problemi economici, sociali e morali derivano dalla piovra della dominazione internazionale delle corporazioni sioniste (…) Quel giorno scoppierà un inferno e per loro nessuna via di scampo potrà essere immaginata».

L'opuscolo sulla distruzione di Israele ha agghiacciato l'Occidente

Khamenei incita tutti i palestinesi alla lotta armata contro Israele. (Twitter-Khamenei.ir)


Da quel lungo sermone, nell'agosto del 2014, tre anni dopo, sarebbe stata estrapolata la sintesi a effetto, su Twitter, del sostegno di Khamenei ai neri d'America contro l'omicidio razziale di Ferguson e contro «Israele che domina il governo americano».
Ancora nel novembre 2013, mentre a Ginevra la delegazione iraniana di Zarif firmava l'intesa provvisoria sul nucleare, Khamenei stupì tutti, aprendo con un panegirico agli Usa: «Noi vogliamo essere buoni con tutti. Non siamo ostili alla nazione americana, che è come altre nazioni nel mondo».
Metafora tornata in auge per l'ultima guerra di Gaza - oltre 2.100 morti e 11 mila feriti - del luglio 2014.
CONTRO IL «CANE RABBIOSO». Esortando il mondo intero ad armare i palestinesi, alla fine dell'ultimo ramadan la Guida suprema denunciò il «cane rabbioso», che stava «compiendo un genocidio, un'immensa catastrofe storica nella Striscia».
Esploso il bubbone jihadista in Iraq, Khamenei ha poi recriminato a «Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele» di aver «creato al Qaeda e l'Isis per dividere l'Islam tra sciiti e sunniti, contro la Repubblica Islamica».
L'Isis è «l'ennesimo mostro dei servizi israeliani del Mossad con inglesi e gli americani al seguito», ha accusato la Guida suprema iraniana, per la pasqua islamica (Eid al Adha), chiamando a tutti i musulmani a «fare fronte comune contro il vero nemico intrigante dell'Islam: Israele».
«ESTINZIONE TOTALE». L'invettiva urbi et orbi del 5 ottobre, nella quale Khamenei elogiava la resistenza islamica di Hamas a riprova che «Israele è vicina alla sua estinzione totale», era l'antipasto all'opuscolo sulla distruzione dello Stato ebraico che ha agghiacciato l'Occidente.
Una vulgata di commentatori vuole che, proprio come un anno fa per l'accordo di Ginevra, gli attacchi a Israele della massima autorità iraniana siano direttamente proporzionali al tasso di trattative (dirette e sotterranee) con gli Usa.
Un gioco delle parti insomma. L'enfasi servirebbe a mascherare verità difficili da confessare all'opinione pubblica musulmana (più fuori dall'Iran che in Iran) e alle inamovibili gerarchie dell'establishment giuridico e militare iraniano.
Ma il messaggio del climax è chiaro per tutti: «Trattiamo con gli Stati Uniti, ma su Israele mai sconti».

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