Camera Jobs 141116212135
GOVERNO 16 Novembre Nov 2014 2120 16 novembre 2014

Jobs act, le tappe per l'approvazione della riforma Renzi

Iniziati i lavori della commissione Lavoro della Camera. L'obiettivo è il voto finale entro il 26 novembre.

  • ...

L'Aula di Montecitorio.

Domenica di lavoro per i deputati della commissione Lavoro, che hanno avviato l'esame di circa 480 emendamenti al testo della delega al governo per il Jobs Act.
È partito così il tour de force alla Camera - per il momento senza il rischio di sorprese e senza ancora arrivare sul terreno minato di nodi come l'articolo 18 - con la commissione convocata dalla mattina di ogni giorno da lunedì 17 a giovedì 20 novembre.
Un ritmo serrato che serve a portare il testo già da venerdì 21 novembre in Aula, dove il primo passo è il voto sulle eccezioni di costituzionalità. L'obiettivo «tassativo» resta il voto finale dell'Aula Camera il 26 novembre, per passare il testimone alla legge di Stabilità.
480 EMENDAMENTI. Sono dunque circa 480 gli emendamenti arrivati all'esame in commissione Lavoro (dopo la prima scrematura che ne ha cancellati 78 inammissibili, e un secondo passaggio in cui ne sono stati recuperati 18). L'attenzione resta tutta sulle proposte di modifica che servono a recepire nel testo finale l'accordo raggiunto all'interno del Partito democratico e quindi tra Pd e governo, e che porta correzioni anche sul delicatissimo fronte dell'articolo 18.
PD, MINORANZA FEDELE. Un risultato 'blindato', con lo stesso premier Matteo Renzi che ha preannunciato il voto di fiducia sul testo che uscirà dalla commissione se ci sarà il rischio che si possa arenare in Aula («Non mi faccio fermare dal pantano»).
Un eventuale voto di fiducia che non dovrebbe riaprire crepe con la minoranza Pd: «La fiducia si vota, non possiamo pensare che questo Paese possa andare in una fase di instabilità. Il governo è questo», ha detto Pier Luigi Bersani.
PAROLA ALLA COMMISSIONE. Sui contenuti finali della delega al governo sul Lavoro, così come verranno definiti in commissione alla Camera (per poi andare - secondo programma - alla ratifica dell'Aula di Palazzo Montecitorio, quindi a una veloce seconda lettura in Senato) «il quadro è quello definito» dall'accordo nel Pd, e al momento «non c'è altro», ha detto il presidente della commissione e relatore Cesare Damiano (Pd). Certo, «non è detto che non si accolgano ulteriori spunti e cambiamenti» che emergano dal confronto sugli emendamenti; «Se c'è qualcosa che rientra nella possibilità di una soluzione senza mettere in discussione l'impianto della delega lo si fa», ha detto l'ex ministro.
VIA AI LAVORI. Primo giorno di lavoro, dunque, senza cambi di rotta sugli emendamenti ai primi due commi dell'articolo unico, dalla delega al governo per il riordino del sistema degli ammortizzatori sociali ai criteri generali che toccano anche punti come la rimodulazione e l'universalizzazione dell'Aspi.
La convocazione di domenica pomeriggio non ha riservato sorprese negli equilibri in commissione: l'emendamento dell'opposizione che avrebbe spazzato via l'intera delega, abolendo l'articolo unico, è stato bocciato con 23 voti contro 15.
SCONTRO SULL'ART. 18. Il punto più caldo, il riferimento all'articolo 18, è al comma sette e indicativamente - se verranno confermati il metodo di lavoro e la scadenza di giovedì 20 novembre come ultimo giorno utile - dovrebbe arrivare martedì 18.
«I contenuti dell'accordo sull'articolo 18 sono quelli concordati fra il ministro Poletti e il senatore Sacconi e non quelli interni al Pd», ha avvertito il capogruppo di Ncd in commissione, Sergio Pizzolante.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso