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PERSONAGGIO 17 Novembre Nov 2014 0800 17 novembre 2014

Napoli, la vendetta di Tommasielli su De Magistris

Colta, arguta e pure astiosa. Tommasielli, l'ex assessora nemica di De Laurentiis, è l'incubo del sindaco. Ora vuole spifferare segreti, vizietti e inciuci della Giunta.

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Giuseppina Tommasielli.

Ora che la giunta De Magistris ha concesso l’ennesima proroga della convenzione tra il Comune e la società sportiva calcio Napoli (che consente al patron De Laurentiis di scaricare per un altro anno sui napoletani i costi di gestione dello stadio), lei ha commentato gelida: «Il sindaco è finito, non sparo sulla Croce rossa. Ma ero certa della concessione. Ci avviciniamo al Natale, molti consiglieri stanno aspettando il consueto regalo elargito dal presidente del Napoli».
E ancora, spietata: «Mi ricordo che l’anno scorso molti consiglieri accettarono in dono i completini da gioco personalizzati e biglietti omaggio».
E via così, tra mezze frasi al fulmicotone e allusioni da togliere il fiato sui vizietti e le magagne (vere o presunte) addebitabili al sindaco, al suo entourage, ai consiglieri comunali.
EX IDV, ESTROVERSA E GIUNONICA. È una signora di mezza età, ex dirigente dell'Italia dei valori, che veste in tailleur blu, al collo un filo di perle, le scarpe basse da passeggiata.
Giunonica nel fisico, estroversa nei modi, è sposata e mamma di due figli: nei quartieri popolari di Pianura e Soccavo (periferia Nord-Ovest di Napoli), fa il medico di base.
Dicono che possa contare su un esercito di 1.500 assistiti, fedelissimi e disposti a seguirla a occhi chiusi nelle battaglie civili e in quelle, meno nobili, «di posizione»: Pina Tommasielli, detta “la zia Pina” da chi le vuol bene e da chi no, è diventata, per molti, l’icona più rappresentativa degli anti-Giggino doc, il bastian contrario sempre pronto «a rosicare», ben informato e di memoria assai sveglia su tutto quel che il sindaco combina.
CACCIATA PER UNA STORIA DI MULTE. È lei, per tutti, il vero e temutissmo incubo che agita il sonno al sindaco ex pm che prima (nel 2011) l’ha infilata con entusiasmo nella sua giunta (con delega allo Sport e alle Pari opportunità) e poi, con la scusa di una storia di multe che avrebbe fatto togliere a sua sorella e al cognato magistrato, l’ha indotta alle dimissioni da assessore «per il bene dell’amministrazione» e senza neanche consentirle di difendersi «a testa alta» in Aula.

Per il sindaco è come «avere le cimici in ufficio»

Luigi De Magistris e Pina Tommasielli.

Zia Pina è una tosta. E, al contrario della miriade di ex assessori e alti funzionari cacciati via o fuggiti a gambe levate dal sindaco arancione (si va dal magistrato Giuseppe Narducci al cantautore Roberto Vecchioni, dai manager Rafael Rossi e Silvana Riccio all’economista Riccardo Realfonzo fino all’ex comandante dei vigili Luigi Sementa, al giornalista Marco Esposito e al professor Alberto Lucarelli), non ha voluto voltar pagina, ma mantiene vigile l’attenzione (e i suoi strali infuocati) su tutto quanto accade davanti e dietro le quinte in Municipio.
Un incubo. In azione h24, festivi compresi.
Chi la conosce, sussurra che per il sindaco è come «avere le cimici in ufficio»: non si sa come diavolo faccia, ma la zia Pina viene a sapere tutto quel che si dice, si fa e si pensa tra le sacre mura del palazzo municipale.
HA PRONTO PURE UN DOSSIER. E, spesso, in tempo reale. Per alcuni, l’ex assessore avrebbe addirittura scarabocchiato un dossier, da diffondere «al momento opportuno», sui segreti più o meno inconfessabili di cui è venuta a conoscenza durante il periodo in cui è stata assessore e anche dopo.
Lei smentisce, ovviamente sdegnata. Ma fa poco o nulla per azzerare le voci e la sua fama di castigamatti.
«La convenzione per lo stadio San Paolo», ha fatto notare, «risale al 2005. La Corte dei conti l’ha già bocciata sostenendo che ha arrecato mancati introiti alle casse comunali per svariati milioni: perché, allora, concedere l’ennesima proroga?».
TENSIONI CON DE LAURENTIIS. Già, perché? Sul tema, la zia Pina scatta come una molla. È convinta che il vero motivo per cui il sindaco l’avrebbe indotta a mollare l’incarico non riguarda affatto la storiella delle multe tolte ai familiari, ma il ruolo ipercritico da lei sempre assunto nei confronti del produttore romano e patron del Napoli Aurelio De Laurentiis e delle sue pretese «egemoniche e privatistiche» non solo sullo stadio, ma su una larga fetta di periferia occidentale di Napoli, di cui pretenderebbe una sorta di affidamento (o diritto di proprietà) per farne una cittadella dello sport e chissà che altro con buona pace del Piano regolatore.
«Verso De Laurentiis», ha accusato la zia Pina, «il sindaco e la giunta mostrano un’acquiescenza che sfocia in una sorta di pericolosa sudditanza».
«Con me», avverte, «a godere dei biglietti omaggio erano a ogni partita almeno 500 studenti napoletani. Oggi, poco più di 100. Gli altri, chi se li piglia?».

Nel mirino Giggino, sempre asservito al calcio Napoli

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli e Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli.

Il suo bersaglio preferito, oltre al non amato De Laurentiis, resta il sindaco ex pm: «Non andrei mai allo stadio per farmi riprendere dalle telecamere nel salottino riservato o seduta accanto al presidente da cui il Comune avanza sostanziosi crediti», ha sibilato alludendo al super tifoso Giggino (ma si maligna che sotto sotto il sindaco tenga per l’Inter) che non manca mai in tribuna vip, accanto al presidente, alle partite degli azzurri.
«AVEVO LA SCHIENA DRITTA». A Palazzo San Giacomo gli scontri tra l’ex assessora silurata e il patron del Napoli li ricordano ancora con un brivido: lui, De Laurentiis, ha spesso trattato la Tommasielli con toni sprezzanti («Da presidente parlo col sindaco, mica con i suoi sottoposti», ha detto), lei non ha mai risparmiato parole intransigenti: «Contro le pretese del Napoli e i suoi ulteriori conti in sospeso ho mantenuto la schiena dritta. E l’ho pagata».
Tanto è vero, aggiunge, che De Magistris, pur di non correre ulteriori rischi dopo la sua estromissione, ha avocato a sé anche la delega allo Sport.
DEFINITA «UNA CHE SCASSA IL C...». Che la zia Pina non esageri, sembra dimostrarlo - tra l’altro - un’intercettazione telefonica in cui il capo di gabinetto del sindaco, l’ex ufficiale dei carabinieri Attilio Auricchio, e il vice sindaco Tommaso Sodano parlano di lei come di «una che scassa il c...», che il presidente De Laurentiis «non sopporta proprio più».
Indagati, condannati, pluri-avvisati: nessuno, nella giunta arancione, si è mai dimesso finora per motivi giudiziari. A cominciare dal vice sindaco Sodano, su cui pende una condanna in primo grado.
L’ex assessora alla Mobilità, Anna Donati, incappata in una delle inchieste della procura, è rimasta in attività come consulente di giunta.

Testarda e furiosa, aspetta solo di vendicarsi

Pina Tommasielli sul palco con Nicole Minetti.

Per zia Pina, invece, l’addio è stato «categorico e immediato» dopo l’avviso per la storia delle multe.
Dicono che sia la (presunta) discriminazione ad aver reso la Tommasielli a dir poco furiosa. E ansiosa di vendicarsi. Che non sia donna da mezze misure, del resto, lo sanno tutti.
Capace di polemica feroce e di piangere lacrime vere in pubblico, la zia Pina fu la prima a criticare Rosaria Aprea, la giovane miss picchiata dal fidanzato che non si decideva mai a denunciarlo.
SI INDIGNÒ PER LA MINETTI. E fu la prima ad andarsene infastidita da una manifestazione di 'Tutto-sposi' solo perché con lei sul palco era stata invitata Nicole Minetti, l’igienista dentale amica di Silvio Berlusconi.
«Con quelle come lei non ho nulla su cui confrontarmi», sibilò zia Pina, «abbiamo concezioni sulla donna totalmente agli antipodi».
«SINDACO? CREDIBILITÀ ZERO». Di lingua puntuta, colta, capace di arguzie e di raffinato humor, la signora 'incubo' di De Magistris è famosa anche per le sue 'frasi celebri'. Il Palazzo? «È un rimpastificio». Il sindaco? «La sua credibilità è zero».
Oppure: «Peccato, ha scelto di dialogare con la parte più lazzara della città, dal rione Traiano agli ultrà di Scampia».
L’estromissione? «Un puro voto di scambio». E ancora: «Delle donne in politica ci si libera prima». E infine, polemizzando con le colleghe della politica: «La discriminazione a Napoli avviene spesso nel silenzio complice di alcune vestali della parità».

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