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BASSA MAREA 18 Novembre Nov 2014 0740 18 novembre 2014

Alluvione Liguria, Burlando ha stancato i genovesi

Da 25 anni in politica. Uomo delle Coop. Il governatore punta a mettere Paita in Regione e chiudere la carriera da sindaco di Genova. Ma i cittadini sono stufi di lui.

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ll capo del Dipartimento di Protezione Civile, il prefetto Franco Gabrielli, il sindaco di Genova Marco Doria e il governatore Claudio Burlando.

Claudio Burlando è in politica dal 1981, aveva 27 anni quando fece per la prima volta il consigliere comunale in quota Pci.
Ora ne ha 60 ed è da 25 anni l’uomo politico ligure più accreditato e, per lunghi tratti, più potente, con passaggi in parlamento e al governo con un ministero importante.
La Genova borghese orfana di Dc e centrosinistra e atterrita dai terremoti politici di quegli anni sgomitava per sedersi alla sua corte quando, nel 1990, fu brevemente sindaco, e sindaco predestinato, prima dell’arresto in una retata di Mani Pulite. Fu scagionato in pieno poi perché, ingegnere elettronico, non poteva bene valutare i costi stratosferici di una grande opera comunale di ingegneria civile.
LE MIRE GENOVESI DI BURLANDO. Dal 2005 Burlando, noto localmente come Gerundio data la desinenza del genovesissimo cognome, è presidente del Consiglio regionale e adesso dopo due mandati punta a lasciare quella poltrona, la primavera prossima, a una sua stretta collaboratrice, Raffaella Paita, assessore alle Infrastrutture e alla protezione civile, spezzina e renziana come Burlando, tipico figlio di un Pci un tempo particolarmente trinariciuto e autoreferenziale come quello genovese, ma svelto a cogliere l’onda del nuovo che avanza.
Burlando vorrebbe finire la carriera come sindaco di Genova, magari per due mandati, quando la poltrona venisse lasciata libera, non importa come, da Marco Doria di cui Burlando fu grande elettore-ombra con la sua collaudata macchina politica personale alle primarie del Pd nel febbraio 2012.
SOGNI DI GLORIA A RISCHIO. Una vittoria della “società civile” dissero allora varie anime belle genovesi perché Doria, del Sel vendoliano, “figlioccio” politico di Don Gallo oltre che discendente di Andrea Doria, aveva sbaragliato (con 8 mila voti) l’invelenito sindaco uscente Marta Vincenzi e la allora vagolante Roberta Pinotti, entrambe Pd, e per Burlando due fastidiose chiocce.
Molte cose si possono dire di lui, non che non sia un agguerrito professionista della politica.
Ma in una regione che esonda e frana essere un politico di così lungo corso non aiuta. E non basta, come già ha osservato Lettera43.it, fischiettare con l’aria di chi passava per caso, collaudata arte burlandiana, per trarsi d’impaccio.
LE PRIMARIE NON SONO SCONTATE. I liguri, e in particolare i genovesi che sono poi oltre la metà dell’elettorato regionale, hanno riscoperto così alcune cose che di Burlando non piacciono.
E questo potrebbe complicare non tanto l’esito delle primarie del 21 dicembre, dove pure l’ala anti-renziana schiera un grosso calibro come Sergio Cofferati, genovese d’adozione per via matrimoniale, quanto il voto della prossima primavera se, ed è un grosso se, a sfidare la Paita (Cofferati?) ci fosse un candidato credibile.
Nel 2005 Burlando vinse con 57 mila voti di scarto su 926 mila e nel 2010 fu confermato con 35 mila su 813 mila votanti. Non è oggi un voto blindato.

L'uomo delle cooperative ha stancato i genovesi

I nubifragi che hanno colpito la Liguria hanno provocato enormi danni.

Oltre ai dissesti idrogeologici, Burlando è percepito anche come l’uomo delle cooperative e questo ha un po’ stancato i genovesi. Tutti i più ricchi lavori edilizi sono stati eseguiti a Genova negli ultimi 25 anni, ha documentato Il Secolo XIX, dalle cooperative, in particolare dalla emiliana Coop 7 o gruppi alleati.
E questo in una città che è sempre stata forse ancor più che di armatori, di costruttori.
Molti altri amministratori hanno con le Coop un rapporto particolare, come dimostra il recente episodio dei progetti presentati da una società torinese concorrente per la sistemazione di parte dell’area della Fiera del Mare e fatti vedere in anteprima e in segreto ai tecnici di Coop 7 da un dirigente comunale ex tecnico della stessa Coop. Tutta una famiglia. E Burlando è considerato il patriarca.
GRANDE DISTRIBUZIONE A BANDIERA UNICA. Molti genovesi sono infastiditi dal fatto che in città e dintorni, da Nervi nel Levante all’estremo Ponente, alla Valbisagno e alla Valpolcevera, gli unici veri supermercati con parcheggio e servizi siano targati Coop. La piccola distribuzione di quartiere è varia, con una forte presenza del marchio Carrefour, ma i grandi centri sono a bandiera unica. Con il risultato, sempre documentato da Il Secolo XIX, che i prezzi alle Coop di Genova sono più cari di quelli alle Coop di città dove esiste concorrenza. Un affare quindi per le Coop, meno per i genovesi.
Carrefour ed Esselunga, che si è appellata persino al presidente della Repubblica, hanno cercato di sbarcare con grossi centri. Resta esemplare la storia del colosso francese, che ottenne dal Consiglio di Stato il diritto a vedere riesaminato il suo progetto, per sentirsi dire con grande arroganza dall’architetto Bruno Gabrielli assessore comunale all’urbanistica a metà del decennio scorso nella burlandiana giunta Pericu: «Carrefour ripresenti il progetto, e noi lo ribocceremo».
IL GIALLO DELLA CASSA DI RISPARMIO. C'è poi il tracollo della Cassa di Risparmio, l’unica vera banca di Genova e della Liguria, una storia che fa a gara con le alluvioni quanto a produzione di fango, solo che quello finanziario, a parte l’incredibile vicenda dell’ex ceo Giovanni Berneschi e delle sue operazioni, può per ora essere occultato.
Quanto ha perso la Cassa, a vantaggio di chi, quali operazioni erano corrette anche se finite male, quante e quali viziate fin dall’inizio? Non si sa.
E come mai le Coop, presenti in Consiglio di amministrazione (Carige dopo Mps era la loro banca privilegiata), hanno difeso Berneschi fino all’ultimo? Tutti a Genova – salvo le anime belle - sanno che il vero asse del potere alla Carige, a parte le deleterie mosconate degli Scajola e dei loro amici, correva tra Berneschi e Burlando. Che anche lì, scoppiato lo scandalo, si è comportato come un estraneo. Esilarante a inizio estate 2014 un convegno a Palazzo Ducale convocato dagli imprenditori per discutere della crisi della banca. «Ma dove eravate quando nel 2006 il Corriere della Sera denunciava che molte cose in Carige erano sospette?», diceva agli imprenditori un Burlando accalorato. Già, e dove eri tu, fu l’inevitabile risposta.
OCCHIO A PAITA, BURLANDO IN GONNELLA. La lista è lunga. Ma a oggi, data la tenacia da combattente di Burlando, data la forza della sua rete del tutto personale e solo in parte Pd che si rivelerà probabilmente alle primarie, data la cacofonia in quello che potrebbe essere il fronte opposto, data la rete di amministratori locali ecumenicamente ascoltati con stile da vecchio democristiano, non sbaglia troppo chi pronostica per la Liguria una stagione Paita.
Cioè Burlando, in gonnella. Dopo le alluvioni, sarebbe incredibile, ma è possibile.

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