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RETROSCENA 18 Novembre Nov 2014 1041 18 novembre 2014

Ignazio Marino, attacchi e prese in giro dal Pd di Roma

Gli danno del «marziano» e del «gaffeur». Ridono di lui con i consiglieri del Ncd. Così i dem romani mettono all'angolo Marino. E l'Aula gli urla: «Dimissioni».

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Ignazio Marino con lo slogan della campagna elettorale 2013.

Roma non è quella de La grande bellezza, né lo potrà essere nei prossimi anni.
Quella città lussuosa e lussureggiante del film premio Oscar è una suggestione dell'autore e regista Paolo Sorrentino.
Quella reale, invece, è fatta di problemi, mancanze, spartizioni di poltrone e un buco da quasi 1 miliardo di euro (eredità del passato, e non solo della gestione Alemanno) da colmare. E di questo deve occuparsi il sindaco Ignazio Marino, oggi nell'occhio del ciclone per multe non pagate e le periferie in agitazione.
Un compito da far tremare i polsi, soprattutto ora che le immagini della 'rivolta di Tor Sapienza' hanno fatto il giro d'Europa.
PER DI BIASE È IL PIÙ GRANDE GAFFEUR D'ITALIA. Per fortuna dell'ex chirurgo alle sue spalle c'è un partito compatto che lo sorregge, lo spalleggia e lo difende dagli attacchi strumentali delle opposizioni. Invece no. A sorpresa, infatti, i primi a chiedere la sua testa sono stati alcuni dirigenti del Pd capitolino assieme a una folta schiera di consiglieri comunali dem.
Incredibile? No, tutto vero. Uno dei membri dell'assemblea del Campidoglio, Michela Di Biase, è arrivata anche a dire, durante la Direzione del Pd Roma di venerdì 14 novembre: «Basta essere proni a Marino. È il più grande gaffeur d'Italia». Dell'attività politica della consigliera si conosce poco o nulla, ma solo perché i media la identificano soprattutto per i suoi legami familiari: da pochi mesi, infatti, è convolata a nozze con il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini.
COSENTINO CHIEDE UN RIMPASTO DI GIUNTA. L'affronto di Di Biase è nulla, però, rispetto all'orzo riservato dai pezzi grossi del partito romano, che per bocca del segretario Nello Cosentino sono addirittura arrivati a chiedere un rimpasto di giunta (e programma), altrimenti sor Ignazio sarà costretto a tornare alla sua attività di chirurgo.
E per far capire che stavolta non scherzano, le correnti hanno già fatto trapelare alcuni nomi di possibili sostituiti e sostitute, escludendo da queste liste solo Marta Leonori, assessore alla Produttività, che secondo le voci di dentro sarebbe stata scelta in giunta per far entrare alla Camera Marco Di Stefano, ex assessore regionale al Demanio del Lazio ai tempi di Piero Marrazzo, primo dei non eletti nel febbraio 2013, e oggi indagato per una presunta tangente da 1,8 milioni di euro, in un'inchiesta della procura di Roma che cerca di far luce anche su un possibile occultamento di cadavere.

La minoranza se la ride: «Allora, ce la facciamo a cacciarlo?»

Il senatore Andrea Augello mostra una copia della ricerca nel database dei permessi Ztl durante una conferenza stampa sul caso multe che ha coinvolto il sindaco di Roma Ignazio Marino

Toto-nomi a parte, la forza e la rapidità con cui il Pd ha scaricato il suo sindaco ha messo in imbarazzo anche Ncd, Forza Italia, Lista Marchini e Fratelli d'Italia, costretti paradossalmente a inseguire il partito di maggioranza.
Tanto che alcuni esponenti di minoranza confessano sorpresi: «Mai vista tanta determinazione, nemmeno ai tempi dell'amministrazione Alemanno».
La situazione è così esplosiva che ormai si confondono le casacche.
QUEL SIPARIETTO ALLA CAMERA. In un breve siparietto avvenuto lunedì 17 novembre alla Camera, si sono trovati, tra grandi risate e strette di mano, due esponenti del Pd, l'ex capogruppo in Consiglio comunale, oggi deputato, Umberto Marroni e l'eurodeputato Enrico Gasbarra (in visita presumibilmente interessata a Montecitorio), e una del Ncd, Barbara Saltamartini (per par condicio, moglie del consigliere regionale del Lazio, Pietro Di Paolo, quello che secondo le cronache avrebbe causato l'esclusione del Pdl dalle amministrative 2010 perché Alemanno lo voleva capolista).
Il tema della divertita conversazione è ovviamente il Campidoglio. E la frase della ex An non lascia dubbi: «Allora, ce la facciamo a cacciarlo oppure no?». I dem non reagiscono, anzi ridono, si guardano attorno per non rischiare di essere ascoltati da orecchie indiscrete, e in silenzio pronunciano frasi che avranno fatto piacere alla collega, visto che va via con il sorriso a tutta bocca.
L'AULA LO ACCOGLIE AL GRIDO «DIMISSIONI». Chi non avrà nulla da ridere sarà invece il vice segretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, che mercoledì 19 novembre dovrebbe incontrare Marino per sbrogliare la matassa. Intanto il 18 il sindaco s'è presentato in Aula al Campidoglio per riferire sulle multe non pagate: mentre parlava, in sala Giulio Cesare si levava il coro «Dimissioni, dimissioni».
Per l'intervento una parte dei militanti ha comunque deciso di assistere alla seduta per dare manforte al primo cittadino, a favore del quale si stanno formando comitati spontanei di iscritti e semplici cittadini, pronti anche a restituire le tessere se il braccio di ferro andrà avanti.
Perché questa presa di posizione del Pd ha indignato buona parte di romane e romani, sì incavolati col sindaco per alcune iniziative (vedi la pedonalizzazione dei Fori imperiali e la chiusura del Tridente al centro storico), ma fiduciosi che la sua battaglia per la trasparenza deve essere portata a termine.

D'Ausilio commissiona un sondaggio sul flop di Marino

Il sindaco di Roma Ignazio Marino con il premier Matteo Renzi.

E anche nel Pd di Roma qualcuno ammette che non tutto è da buttare di questa gestione. «A inizio mandato, la giunta chiuse la discarica di Malagrotta facendo rientrare le sanzioni dell'Unione europea. Erano anni che non potevamo chiedere fondi Ue per quello scempio», ricorda una fonte a Lettera43.it. E anche in quel caso, al collo del sindaco saltarono soprattutto esponenti del Pd.
Nelle scorse settimane, poi, nella bufera ci era finito anche l'ex capogruppo dem, Francesco D'Ausilio, per un sondaggio commissionato a spese del gruppo ma tenuto segreto, che fotografava tutte le negatività dell'operato di Marino.
UN AMORE MAI SBOCCIATO. Insomma, tra il sindaco, chiamato 'il marziano' perché fa tutto senza consultare il suo partito, e una parte del Pd ('turborenziani' compresi), l'amore non è mai sbocciato.
Tanto che anche Goffredo Bettini, per anni deus ex machina dei dem capitolini, ora lo scarica via Facebook rinnegando la paternità della sua candidatura a sindaco. Ottenuta vincendo le primarie prima, e le elezioni poi, con conseguente, storico cappotto sui Municipi (15 su 15 al centrosinistra) in un momento molto particolare, in cui nessuno voleva giocarsi la faccia mentre Grillo e Alfio Marchini salivano vertiginosamente nei sondaggi. Oltretutto dimettendosi dallo scranno senatoriale prima della campagna elettorale.
L'ULTIMA PAROLA SPETTA A RENZI. Ma ora che il peggio è passato, e Renzi ha raccolto oltre il 43% di consensi a Roma alle europee, le vecchie correnti tornano a bussare alla porta del sindaco-marziano, che invece la tiene ben chiusa.
Chi la spunterà? Presto per dirlo. Prima si aspetta il ritorno in patria del premier-segretario, l'unico che ha sempre bloccato gli assalti alla diligenza di Marino. E al quale il primo cittadino chiede ancora una volta fiducia per continuare il proprio lavoro senza condizionamenti dal suo stesso partito.
Entro venerdì 21 novembre, però, data della nuova Direzione romana del Pd, il leader dovrà comunque fare una mossa: accetterà che la giunta Marino sia rifatta col bilancino delle correnti o chiederà solo qualche sostituzione nella squadra? All'ex sindaco di Firenze l'ultima parola.

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