Matteo Renzi 141025195047
MAMBO 18 Novembre Nov 2014 1120 18 novembre 2014

Renzi, cancellare la storia della sinistra è un errore

I punti deboli del premier? Pregiudizi ideologici e pulizia etnica generazionale.

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Matteo Renzi.

Le lacrime di Livia Turco possono commuovere, far sorridere, persino, come ho letto sui social, spingere alla irrisione, ma sono il segnale di un malessere in quella che un tempo chiamavamo 'sinistra'.
Matteo Renzi e i suoi ragazzi possono far finta di nulla e continuare a cantare come le cicale, ma converrebbe loro la pazienza delle formiche.
Livia Turco si è addolorata perché ha interpretato il sentimento di un’area della sinistra, ora rimpicciolita domani non si sa, che è tagliata fuori non solo o non già dalle postazioni di comando (salire o cadere fa parte della vita) quanto perché sente di aver subito l’offesa di essere considerata fuori della storia, anzi, contro la storia.
LA STORIA SI RISCRIVE CONTINUAMENTE. Ogni nuovo regime, ovvero ogni nuova classe dirigente, riscrive la storia. Basta saperlo e basta sapere che questa storia riscritta sarà a sua volta riscritta.
Qui siamo di fronte a un fenomeno più vasto.
Il mondo di Livia Turco è un modo complesso, spesso incastonato in un partito comunista o ex comunista, che vedeva messe assieme, e spesso dirette con mano ferma, persone di diverse idealità. Non c’è dubbio, a mio parere e per mia esperienza, che il mondo del Pci e quello post-Pci sono stati mondi plurali anche se la struttura organizzativa era a maglie strette, ma negli ultimi anni sempre meno.
Che cosa teneva unito questo mondo? L’idea di una missione, la presunzione di una superiorità morale, la pratica di una vita comunitaria, un senso di giustizia e dello Stato incomparabile con quello che animava altre formazioni politiche.
Per un lungo tratto questo mondo ha avuto anche una classe dirigente di intellettuali di prim’ordine a cui hanno fatto seguito “ragazzi” forse meno disinteressati, più disinvolti, ma in grado di pilotare, con tanta difficoltà, la fuoriuscita dal comunismo (scusate se è poco).
Questo mondo era anche un po' conservatore. Essere un po' rivoluzionari e un po' conservatori era l’assillo di Enrico Berlinguer.
In alcune battaglie civili, in cui fu poi fondamentale, il mondo comunista italiano arrivò in ritardo, penso al divorzio.
LA ROTTAMAZIONE ESASPERATA È UN ERRORE. Sull’idea di società ha prevalso l’idea del programma, ovvero della programmazione e quindi dello Stato. Si potrebbe continuare.
Nulla però autorizza a considerare queste e altre caratteristiche come nocive per il Paese al punto da doverle cancellare. Non ridiscutere, ma proprio cancellare.
Renzi, nella sua ascesa, resistibile come quella del brechtiano Arturo Ui, ha messo l’accenno sulla stanchezza che esisteva verso i riti e i dogmi della sinistra, ma sta buttando via il bambino e l’acqua sporca. Lo stesso fecero i comunisti ed ex con la tradizione socialista che poi si consegnò, con milioni di voti, al berlusconismo, facendolo vincere.
Insisto nel dire che pregiudizio ideologico e pulizia etnica generazionale sono i due punti deboli di Renzi, il suo tallone di Achille.
Quando nella sua navigazione, che oggi affronta le prime vere difficoltà, si guarderà indietro e scoprirà che non ha un partito, non ha una comunità di persone senza ambizioni di carriera, che si è fatto nemici i sindaci e i presidenti di Regione, che ha consegnato all’ira un po' reazionaria del qualunquismo dilagante i sindacati che, obiettivamente, sono pieni di drammatici difetti, ebbene quando si volterà indietro e chiederà una mano troverà solo i suoi boy e le sue girl, se non sono scappate/i via prima.

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