Luca Zaia 140605122431
MAMBO 19 Novembre Nov 2014 1055 19 novembre 2014

Cari veneti, tra Moretti e Zaia preferisco il secondo

Troppi neo-renziani senza arte né parte. Meglio un leghista duro e puro, ma capace.

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Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Immagino che l’inizio mattina di un uomo potente - e Matteo Renzi lo è - sia dedicato al bilancio del giorno prima e ai programmi dell’oggi.
Nei quotidiani di carta le riunioni mattutine si svolgevano così: esame del giornale appena uscito con lettura molto critica, soprattutto nel confronto con i concorrenti, e predisposizione del menù del giorno successivo.
LA ROTTAMAZIONE NON BASTA PIÙ. Se lavora così, cioè se inizia in questo modo la sua giornata, per esempio quella di oggi, Renzi non potrà non essere avvilito da due cose.
La prima è che lo stato d’animo del Paese sta cambiando. Chi sembrava sovraeccitato per la liquidazione dei vecchi leader, la famosa rottamazione, adesso vuole la “ciccia”, che cambia minuto per minuto e territorio per territorio: può rappresentare il lavoro, la sanità, oppure la cacciata dei rom.
Il popolo, si potrebbe dire all’antica, è in subbuglio.
La seconda cosa è questa: non c’è un’uscita pubblica in tivù o sulla carta di un renziano o di una renziana che non faccia pena, sollevando scandalo, ilarità e persino disgusto nell’universo mondo.
Sono due fatti collegati.
LA STRATEGIA DEL PREMIER È DEBOLE. La prova del confronto con un Paese difficile che si sta incattivendo, giustamente, verifica la forza di una classe dirigente e impone una lettura attenta di quel che accade nell’anima profonda dell'Italia.
Non so se Renzi questa forza ce l’abbia. Talvolta temo che il suo orizzonte sia definito dall’idea che basta dare un po’ di carcasse della vecchia Casta, un po’ di ottimismo di maniera («siamo un grande Paese», e altre banalità), e qualche regola sul lavoro in meno per far ripartire la carovana.
Non è più così.
Per fortuna di Renzi, i suoi avversari stanno lì a leccarsi le ferite. Quelli di sinistra.
A destra si sta provando con Matteo Salvini, e chi verrà dopo di lui, a imboccare la strada della destra “cattiva”, quella che ci farà rimpiangere Beppe Grillo e Silvio Berlusconi assieme.
Intendiamoci, Salvini è probabilmente poca cosa, lui farà da apripista, ma dietro di lui si va formando un blocco elettorale duro e puro che prima poi conterà elettoralmente e vorrà/potrà vincere.
SERVE TORNARE TRA LA GENTE. Il premier a questo punto deve decidere di uscire dal Palazzo.
Ha fatto tanta polemica contro il Palazzo che si è infilato alla grande in quelle stanze. Deve andare in giro, non nelle scuole o nelle fabbriche sgombrate dagli operai, ma là dove si prendono i fischi e deve ascoltare.
Deve fare un bilancio della sua segreteria e deve scoprire che il suo gruppo dirigente è inesistente, non è in grado di portare il suo 'Verbo' da alcuna parte, lo banalizza, e soprattutto è fatto di donne e uomini che prendono voti perchè i voti li prende lui, Renzi, ma che non rappresentano nulla.
Li mandi via, finchè è in tempo.
La dico grossa: se il Veneto deve scegliere l'Alessandra Moretti che emerge dall’intervista del 18 dicembre data al Corsera, si tenga Zaia, dannatamente leghista, ma che appare più preparato.
E ho detto tutto.

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