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PRIVACY 19 Novembre Nov 2014 1222 19 novembre 2014

Datagate, la Nsa libera e impotente contro i terroristi

Bocciata la riforma della sorveglianza. In nome della lotta all'Isis. L'intelligence però incide sull'1,8% delle indagini anti-jihad. Eppure continua a intercettarci.

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Barack Obama.

La motivazione è sempre la stessa: la lotta al terrorismo.
Il dibattito sulla riforma del Freedom Act annunciata da Barack Obama a gennaio 2014 per mettere un freno alle attività di sorveglianza della National security agency (Nsa) è stato bloccato per due voti.
I repubblicani hanno affossato la discussione sul provvedimento dentro le aule del Senato e la propaganda sul terrorismo fuori.
«NON LEGHIAMOCI LE MANI». Alla vigilia del voto, l'ex generale dell'areonautica ed ex direttore della Nsa e della Cia, Michael Hyden, assieme all'ex procuratore generale Michael Mukasey ha scritto sul Wall Street journal un editoriale dal titolo 'Una riforma che solo l'Isis può amare'.
«Questo è il momento peggiore possibile per legarci le mani dietro alla schiena», ha commentato il numero uno dei conservatori dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell.
Argomentazioni che richiamano le parole pronunciate dall'ex capo della Nsa, Keith Alexander, di fronte alla commissione intelligence della Camera: «Lasciatemi dire che preferisco essere qui per dibattere questo piuttosto che per spiegare perché non siamo riusciti a sventare un altro 11 settembre», aveva esordito in un'audizione in cui citò la strage del World trade center 14 volte.
IL CALIFFATO VALE LE VIOLAZIONI? Ieri al Qaeda, oggi il Califfato - è il ragionamento - valgono le violazioni della privacy documentate dalla gola profonda del Datagate Edward Snowden.
La retorica sul terrorismo però non sembra avere solide basi. I dati raccolti finora sugli oltre 200 arresti di presunti affiliati di al Qaeda eseguiti dall'11 settembre provano che la raccolta a strascico della Nsa non è stata particolarmente efficace nella lotta al terrore.

La Nsa rilevante solo nell'1,8% degli arresti per terrorismo

La sede della Nsa a Fort Meade, in Maryland.

Appena scoppiato lo scandalo del Datagate, nell'estate 2013, Obama aveva dichiarato che l'attività della Nsa aveva aiutato a sventare circa 50 attentati.
Il presidente della commissione sull'intelligence dell'House of parliament, Mike Rogers, aveva parlato di 54 casi.
Ma dopo mesi di battaglia a suon di dichiarazioni sull'efficacia dei programmi di sorveglianza, il think tank centrista New American foundation ha deciso di scandagliare la rilevanza delle politiche delle Nsa, esaminando i 225 arresti di sospetti terroristi avvenuti negli ultimi anni.
MEGLIO AGENTI E INFORMATORI. Secondo il report del centro studi, nella maggioranza dei casi gli strumenti utilizzati per avviare le indagini sono stati l'uso degli informatori, le segnalazioni delle comunità locali e operazioni di intelligence mirata. Di fatto, metodi di intelligence 'tradizionali'.
In particolare, il 28% delle operazioni sono state condotte tramite agenti sotto copertura e il 37% tramite informatori. Il 5% delle inchieste è stato avviato a partire da scontri a fuoco o casi di violenza.
Nel restante 28% dei casi non è stata identificata la miccia dell'indagine, ma è provato l'uso diffuso di informatori sul campo. «Se c'è stato un ruolo della Nsa, è stato limitato e insufficiente per trovare le prove», hanno concluso i ricercatori.
L'attività della National security agency ha contribuito nel 7,5% dei casi, ma il programma di intercettazione dei metadati a strascico, quello che il voto del Congresso poteva limitare, è stato rilevante al massimo nell'1,8% delle inchieste.
E in quelle in cui è stato cruciale, un solo caso, non ha velocizzato i tempi delle inchieste.
LA NSA NON VELOCIZZA LE INCHIESTE. Per esempio, nel 2007 la Nsa ha segnalato all'Fbi un numero di telefono sospetto di legami con l'organizzazione terroristica al Shabaab.
Il Federal Bureau ha scoperto che a utlizzare la linea era Basaaly Moalin, già indagato nel 2003.
Eppure, nonostante le ricerche fossero avviate e i telefoni intercettati, ancora nel dicembre del 2011 l'immigrato di origine somala è riuscito a inviare 1.800 dollari, parte di un finanziamento più ampio, all'organizzazione terroristica attiva nel suo Paese.
Nessuno di questi casi giustifica l'idea che la Nsa sia esonerata dal chiedere un'autorizzazione per avere i tabulati delle telefonate dei cittadini americani e stranieri.

L'11 settembre 2001 mancò il coordinamento

Nell'attacco alle torri gemelle morirono 2.752 persone, tra cui 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.
Gli attentati ebbero grandi conseguenze a livello mondiale: George W. Bush, allora presidente degli Stati Uniti, dichiarò la «guerra al terrorismo» e attaccò l'Afghanistan controllato dai Talebani, accusati di aver volontariamente ospitato i terroristi.

La maggioranza delle indagini per terrorismo avviate sul suolo statunitense mostrano lacune che non hanno a che fare con i tempi delle autorizzazioni giudiziarie.
E che non sarebbero state risolte dai programmi della Nsa, 11 settembre compreso.
LANCIATE QUATTRO ALLERTE. Tra la primavera e l'estate del 2001, infatti, la Cia aveva lanciato quattro allerte su un attentato organizzato da Bin Laden.
L'ultima - «Minacce di un imminente attacco di Bin Laden proseguono indefinitivamente» - risaliva al 3 agosto. Khalid al-Mihdhar e Nawaf al Hazmi, i due dirottatori dell'aereo che colpì il Pentagono uccidendo 189 persone, erano stati 'schedati' dalla Cia nel 2000 mentre partecipavano a un meeting qaedista in Malaysia.
AVREBBERO POTUTO BLOCCARLI. Ma le informazioni non erano state condivise con il dipartimento di Stato, che avrebbe potuto bloccare il loro ingresso negli Usa, né con l'Fbi che avrebbe potuto indagare su di loro all'interno del territorio federale.
Il risultato è che i due terroristi hanno potuto entrare negli States, affittare appartamenti e persino frequentare un corso per piloti, prima che il 24 agosto del 2001 il Bureau fosse ragguagliato sulla loro identità.
Le agenzie, quindi, avevano le informazioni, ma non le avevano interpretate correttamente o condivise.

Le garanzie chieste dall'Ue si allontanano

Washington : il Campidoglio, sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti.

Il rinvio della riforma della Nsa, insomma, non aiuterà la lotta al terrorismo internazionale.
In compenso continua a mettere a rischio la privacy di milioni di cittadini negli Usa come in Europa: solo in Italia tra dicembre 2012 e gennaio 2013 sono stati intercettati 46 milioni di metadati.
La proposta di Obama prevedeva semplicemente che le informazioni sensibili venissero conservate, invece che dal governo, dalle compagnie di telecomunicazioni destinate a distruggerli a scadenze regolari.
Che le intercettazioni fossero limitate a due gradi di distanza da un presunto complotto terroristico. E che per le intercettazioni telefoniche servisse una autorizzazione del tribunale.
Il risultato del 19 novembre, però, allontana la possibilità di riformare anche solo parzialmente il sistema di sorveglianza globale messo in piedi dagli Stati Uniti sotto il cappello di leggi anti-terrorismo dell'era Bush.
CONSEGUENZE SUI TRATTATI COMMERCIALI? Le novità dovrebbero essere approvate entro giugno, quando scade una parte delle disposizioni del Patrioct Act che regolano l'intercettazione e l'uso dei metadati (sezione 215).
Ma le elezioni di Midterm hanno messo il Senato americano nelle mani dei Repubblicani e le possibilità di far passare la nuova legge nel 2015 si assottigliano notevolmente.
Nel frattempo la mancata riforma può mettere in difficoltà la Casa Bianca su due fronti caldi: cioè i negoziati sui trattati di libero scambio in negoziazione con i Paesi del Pacifico (Tpp) e con l'Unione europea (Ttip).
In Sud America, tra le aree più colpite dallo spionaggio di intelligence e industriale americano, le associazioni che si occupano delle libertà digitali sono già in allerta.
IL CONGRESSO DECIDE ANCHE PER L'UE. Nel Vecchio Continente, la protezione digitale dovrebbe essere discussa a parte, senza rientrare nelle trattative sull'intesa commerciale.
Tuttavia i parlamentari europei hanno votato a marzo 2014 una risoluzione molto critica nei confronti dell'attività della Nsa, minacciando conseguenze sui negoziati per l'accordo di libero scambio se non ci fossero state garanzie sulla tutela dei diritti dei cittadini europei. Oggi qualcuno a Bruxelles dovrebbe battere un colpo.

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