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INTERVISTA 19 Novembre Nov 2014 0800 19 novembre 2014

Imposimato: «'Ndrangheta? Colpa dei governi»

Norme vecchie, pene diminuite, prescrizione accorciata. Il giudice Imposimato sulle infiltrazioni al Nord: «Contro la corruzione adeguiamoci all'Europa».

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Altri 40 arresti di 'ndranghetisti lumbard per un giro di racket ed estorsioni, dopo i 13 di ottobre per i subappalti di Expo.
L'ultima operazione della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano ha portato alla luce i rituali di quella 'ndrangheta del Nord che gli affiliati chiamano semplicemente 'Lombardia'.
E che in troppi, per troppo tempo, hanno finto di non vedere.
BOCASSINI: «NON È CAMBIATO NULLA». A coordinare la maxi inchiesta il procuratore aggiunto Ilda Bocassini che già aveva lanciato un grido di allarme sulla penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico del Nord: «Dopo anni di indagini non è cambiato niente», aveva dichiarato a fine ottobre.
E non si può darle torto, dice a Lettera43.it Ferdinando Imposimato, presidente onorario della corte di Cassazione a cui la criminalità organizzata ha ucciso un fratello.
«PRIORITÀ? LOTTA ALLA CORRUZIONE». Secondo il magistrato, infatti, il problema non sta solo nelle valli della Lombardia, ma viene dai palazzi della politica.
«Il modo per combattere le mafie è la lottare contro la corruzione», spiega passionale il giudice. «Ma le leggi italiane», osserva, «fanno acqua da tutte le parti».

Ferdinando Imposimato. (Imagoeconomica)

DOMANDA. Ha ragione la Bocassini che a ottobre ha detto «dopo tanti anni di inchieste non è cambiato niente»?
RISPOSTA. Io sono stato giudice istruttore a Milano negli Anni 60 e 70. E la penetrazione della mafia e della 'ndrangheta erano già una realtà. Allora la 'ndrangheta si rese responsabile di una raffica di sequestri di persona. Quindi sì, ha ragione la Bocassini.
D. Adesso hanno scoperto anche le formule di giuramento degli affiliati, nel nome di Garibaldi.
R. Cercano anche di passare per Robin Hood. Ma io in tutte le inchieste che sto seguendo sulla 'ndrangheta ho trovato un fattore comune.
D. Quale?
R.
Ho letto ordinanze di custodia cautelare chilometriche sulle infiltrazioni dell'alta velocità in Piemonte e su un traffico di rifiuti speciali che coinvolge anche imprenditori di Bergamo e Brescia e zone a rischio dissesto idrogeologico. Ecco, l'aspetto che mi ha colpito di più in questi due grandi processi è che il reato di associazione a delinquere va di pari passo con quello di corruzione.
D. Corruzione di funzionari pubblici?
R. Sì, i funzionari delle società partecipate. E la 'ndrangheta continua a occuparsi di racket, traffico di droga e riciclaggio, ma si spartisce la grande torta delle opere pubbliche.
D. Nelle inchieste lombarde è emerso che la 'ndrangheta aveva messo le mani sui subappalti dell'Expo attraverso una società che aveva il certificato antimafia. Possibile che ancora non funzionino i controlli?
R. Questa è la regola nelle società controllate di fatto dalla 'ndrangheta.
D. Quale regola?
R. Uno fa il kamikaze e viene arrestato, lo tolgono dalla società e la passano a qualcuno pulito. Ma il problema è che noi abbiamo la legislazione più debole del mondo nella lotta al crimine organizzato.
D. Cioè?
R. La convenzione penale e civile contro la corruzione del Consiglio d'Europa prevede delle sanzioni gravi per i reati contro la pubblica amministrazione, ma anche contro le società private e i loro funzionari coinvolti in episodi di corruzione. Rischiano sanzioni e di essere radiate dagli appalti.
D. E invece in Italia le imprese corrotte continuano a lavorare.
R. L'Italia ha ratificato la convenzione, ma non ha emanato le norme previste. E in molti processi come quello piemontese sull'Alta velocità ci sono imprenditori (è il caso di Ferdinando Lazzaro, ndr) che fanno da trait d'union tra la 'ndrangheta e le cosiddette stazioni appaltanti, le società pubbliche che affidano i lavori.
D. La relazione della Commissione europea sulla corruzione di febbraio dice che l'Italia non ha modificato «la disciplina della prescrizione, la normativa penale sul falso in bilancio e sull’autoriciclaggio» e non ha introdotto «fattispecie di reato per il voto di scambio».
R. Per i reati di frode e corruzione le pene sono basse: un errore del codice penale. Che risale agli Anni 30 e punisce di più rapine e furti, ma non è adeguato per affrontare il vero cancro del Paese. Non siamo riusciti a cambiare le norme.
D. In che senso?
R. Ci sono state quattro commissioni parlamentari per la riforma del codice penale. Di una ho fatto parte anch'io. E invece di adeguare le pene abbiamo approvato la Severino che diminuisce la pena per la concussione. E accorciato la prescrizione.
D. Perché secondo lei?
R. I governi di centrodestra di centrosinistra e ora quelli consociativi non vogliono cambiare. Perché quella legislazione è stata fatta apposta.
D. Ci sono norme che devono essere approvate alle Camere. E poi c'è la nuova autorità anti-corruzione.
R. Ma sa che lo Sblocca Italia permette di utilizzare i rifiuti che vengono da terre di scavo?
D. E il commissario straordinario Raffaele Cantone?
R. Può fare delle proposte, ma non ha il potere di intervenire direttamente. Io e altri abbiamo chiesto all'Autorità di commissariare società pubbliche gestite in maniera privata. Ma non posso dire di più.
D. Nelle inchieste tornano sempre gli stessi nomi e la Cassazione ha rischiato di rendere nulli molti degli arresti dell'operazione Infinito: non pensa ci sia un problema anche sul fronte della magistratura?
R. I magistrati fanno i loro errori, ma la prima responsabilità è del legislatore. Se le leggi consentono agli imputati di ottenere benefici, non ci si può lamentare delle decisioni del tribunali. Io per i delitti di estrema vergogna i benefici li eliminerei proprio.

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