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VERTICE 19 Novembre Nov 2014 2053 19 novembre 2014

M5s, riunione congiunta: strategia su Colle e riforme

Deputati e senatori scelgono tra dialogo e ostruzionismo. Di Maio: «Mai col Pd».

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Luigi Di Maio, deputato del M5s.

Una vera e propria stategia a tavolino, finalizzata a non farsi cogliere impreparati nel percorso di avvicinamento all'elezione del nuovo capo dello Stato. Il Movimento 5 stelle, attraverso l'assemblea congiunta di deputati e senatori, ha deciso di riunirsi nella serata del 19 novembre per affrontare la questione di petto: quanto porta, in termini di consenso, la strategia 'movimentista' e 'purista' dell'ostruzionismo a tutto campo? E quanto pesa, sempre in termini di consenso, l'apertura al 'dialogo' con altre forze politiche? Un dubbio alimentato dal successo del 'metodo 5 stelle' per l'elezione dei giudici della Consulta. Ma anche dallo choc per l'accoglienza riservata a Paola Taverna a Tor Sapienza o per la rincorsa della Lega che sta rubando ai grillini lo scettro della protesta.
SEMPRE PIÙ PRO DIALOGO. La questione assilla i parlamentari 5 stelle dal giorno del loro arrivo in parlamento e con il passare dei mesi ha provocato divisioni, scissioni ed espulsioni: ma ora il 'fronte' dei dialoganti appare sempre più ampio e, con i fondatori del Movimento che sembrano aver fatto un passo indietro, i parlamentari devono darsi una linea. Il risultato della Consulta ha dato i suoi frutti e ora i Cinque stelle lo vogliono riproporre per il Colle. «La mancanza di strategia è il nostro limite più grande, ma anche nostra forza», ha osservato Luigi Di Maio, che ha escluso «un accordo col Partito democratoco sul nome del presidente della Repubblica».
ATTESE NUOVE QUIRINARIE. Il nome è destinato a uscire anche in questo caso da una consultazione sul web, le cosiddette 'Quirinarie': il problema però sarà quello di scegliere le candidature e subito. I Cinque stelle devono però decidere pure come procedere in parlamento, dove la tecnica dell'ostruzionismo si sta mostrando un'arma spuntata. Non caso, proprio in questi giorni il M5s ha proposto a Renzi un patto: l'adozione di un decreto scritto dal M5s che pianifichi la lotta al dissesto idrogeologico in cambio della rinuncia all'ostruzionismo in parlamento. Un'offerta caduta nel vuoto e che rafforza la tesi dei 5 stelle che vedono nel Nazareno bis la prova dell'inutilità del dialogo.
NERVOSISMO IN VISTA DELLE ELEZIONI. Ma è proprio l'impossibilità di risposte al Paese che sta fiaccando il Movimento: per questo le elezioni del 23 novembre potrebbero essere uno spartiacque importante per il Movimento. Le attese non sono incoraggianti e il nervosismo è alto. Grillo, che ha innalzato a vessillo il suo 740 di soli 147 mila euro («mia moglie con un poveraccio che si atteggia a ricco benestante non ci vuole più stare», ha detto) non intende metterci la faccia, ma si è scagliato contro l'Huffington Post che ha diffuso sondaggi negativi sul risultato in Emilia Romagna «in maniera falsificatoria e strumentale».

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