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DECISIONE 20 Novembre Nov 2014 2000 20 novembre 2014

De Magistris, Consiglio di Stato: sindaco resta in carica

Il primo cittadino di Napoli resta in carica: respinto il ricorso del governo contro la decisione del Tar.

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Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

De Magistris non perde Napoli. E resta sindaco.
Sono stati respinti dal Consiglio di Stato i ricorsi del governo e di due associazioni contro la decisione del Tar Campania.
È stata infatti confermata la sospensiva del Tar che ha bloccato gli effetti della delibera con cui il prefetto lo aveva sospeso da sindaco per la legge Severino.
TRE RICORSI. I tre i ricorsi sono stati presentati, dal governo il 12 novembre, tramite il ministro dell'Interno e la prefettura di Napoli, e pochi giorni prima da due associazioni, il Movimento difesa del cittadino e l'Associazione lotta piccole illegalità.
Le istanze sono state esaminate congiuntamente e insieme rigettate.
«È una felicità improvvisa. Sono molto contento», ha commentato De Magistris. «È stata sanata una ferita dolorosa».
Il verdetto del Consiglio di Stato sembrava, in un primo tempo, previsto per il 21 novembre, ma la terza sezione, presieduta da Pier Giorgio Lignani - che pure aveva avvertito i legali delle parti che non bisognava avere fretta, vista la delicatezza del provvedimento affidato alla stesura del giudice relatore, Rosario Polito - ha accelerato i lavori.
PROSECUZIONE DEL MANDATO INTERESSE PREVALENTE. Già dalla mattina l'esame dei ricorsi è stato anticipato: in serata la decisione. Un pronunciamento che non lascia spazio a interpretazioni. Tutti gli appelli sono stati respinti perché «nel bilanciamento degli interessi coinvolti, riveste prevalenza quello inerente alla prosecuzione del mandato elettivo».
Passaggio importante, quest'ultimo, che si lega alla decisione del Tar di sottoporre alla Corte Costituzionale due articoli della legge Severino per dubbio di legittimità. Il Consiglio di Stato, ovviamente, non è entrato nel merito: spetta alla Consulta esaminare la norma. Ma ha spiegato, in sostanza, che se il giudizio di costituzionalità fosse favorevole, non sarebbe possibile rendere «reversibile» la prosecuzione del mandato nel periodo in cui da quel mandato il sindaco è stato estromesso; detto in parole povere, non si potrebbe riavvolgere il nastro e tornare indietro.
Se invece l'esito fosse negativo, allora seguirebbe «la reviviscenza della misura di sospensione», temporaneamente «resa inefficace». In altri termini, non si può togliere a monte ciò che non si potrebbe restituire poi: meglio togliere a valle. In un'ultima analisi, è così la Corte Costituzionale a dover decidere le sorti di de Magistris.
ALMENO SEI MESI PER UNA DECISIONE. Per ora alla Consulta gli atti non sono giunti e tutto si deve ancora incardinare. Poi ci vogliono almeno sei mesi per una decisione.
La tesi sostenuta da Giuseppe Russo, legale di De Magistris, e da Fabio Ferrari, legale del Comune, costituitosi a fianco del sindaco, è che nella comparazione degli interessi, quello di De Magistris fosse irreparabile e che una sospensione in corso d'opera dalla carica di sindaco avrebbe pregiudicato l'amministrazione di una città come Napoli e anche la costituzione, in itinere, della città metropolitana. Questa tesi ha prevalso.
La controparte, con i suoi legali, ha lamentato che «solo per Napoli è stata disapplicata una scelta del parlamento e dell'ordinamento», cioè la legge, come ha detto l'avvocato Gianluigi Pellegrino. E ha fatto leva su un precedente di pochi giorni prima: quello di Stefano Nicotra, sindaco di Torri del Benaco, paesino di 3 mila abitanti in provincia di Verona, che è stato sospeso per una condanna a due anni per rivelazione di segreto d'ufficio e ha visto confermata la sospensione da Tar e Consiglio di Stato. Ma questa linea non ha pagato.
E ora la decisione del Consiglio di Stato dà voce anche alla politica, perché la Severino è stata applicata anche a Silvio Berlusconi dopo la condanna, definitiva, nel processo Mediaset. «Sono state confermate le nostre tesi», ha detto Forza Italia, che vede aprirsi uno spiraglio e ci si infila. «Ancora una volta», ha affermato il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, «si dimostra la fondatezza delle critiche che ormai da più parti arrivano nei confronti della legge Severino».

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