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MAMBO 20 Novembre Nov 2014 1116 20 novembre 2014

Le LadyLike, tallone d'Achille del renzismo

Le Moretti di turno indeboliscono il premier. E difenderle è un suicidio politico.

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Alessandra Moretti del Pd.

Ancora su Alessandra Moretti e la sua sconcertante intervista al Corsera, che paradossalmente mi ha spinto a scrivere nell'ultimo Mambo che, per la presidenza del Veneto, sarebbe preferibile Luca Zaia a lei.
Sono passati due giorni e nessuno della parte politica della candidata ha aperto bocca.
Per parte politica intendo i suoi compagni di corrente che, essendo quella del premier, sono la stragrande maggioranza del Pd.
Ci avevo fatto caso anche in altre occasioni, purtroppo numerose, quando alcune esternazioni delle giovani dirigenti renziane, pur essendo discutibili e clamorose, non trovavano fra le colleghe e i colleghi più avvertiti del loro gruppo un altolà.
Si potrebbe dire che c’è un gioco di squadra, più crudamente che cane non mangia cane.
MOMENTO TOPICO PER CAPIRE IL RENZISMO. Tuttavia il passaggio è importante per capire il renzismo. Per capirlo dall’esterno e da una posizione non demonizzatrice.
Generalmente nei partiti aperti, cioè partiti con leader riconosciuti e una vivacità interna nonché un gruppo dirigente plurale, una sciocchezza viene censurata o ridimensionata. Alla Moretti, e ad altre/i non è capitato.
Due le ipotesi. La prima dice che il tema delle LadyLike fa parte della cultura politica del renzismo, la seconda fa pensare che quest'ultimo sia chiuso a testuggine e difende tutto dei suoi, anche l’indifendibile, non potendosi permettere alcuna sbavatura verso l’esterno.
Tutte e due le ipotesi sono allarmanti. Se le posizioni della Moretti sono condivise, siamo di fronte a un’idea della politica che non sta né in cielo né in terra.
L’unica cosa vera di quell’intervista è che la signora è molto bella. Che sia brava non lo sa alcuno, che sia stata scelta dall’alto («Renzi mi ha telefonato di notte!») è del tutto scontato, che sia utile per il Paese, o per i veneti, è assolutamente improbabile.
NON SI PUÒ DIFENDERE QUALUNQUE CAZZATA. Altrettanto allarmante è l’idea che il renzismo sia chiuso a testuggine per difendere qualunque cazzata venga pronunciata in suo nome. Altro che Grillo e Casaleggio: qui saremmo di fronte a uno schema autoritario che garantisce l’impermeabilità del gruppo di potere.
Se così fosse, dovremmo preoccuparci. Infatti che ce ne facciamo noi italiani democratici di un gruppo di comando che non ascolta e che difende qualunque stupidaggine venga presentata in proprio nome?
Gli interrogativi sul renzismo sono ormai più numerosi degli interrogativi su Renzi.
Il premier è un politico dal talento naturale. Forse l’ha imbroccata o forse per eccesso di sicurezza si sta infilando in una vertiginosa discesa di popolarità di cui non coglie il segnale.
Tuttavia sono convinto che sia uno dalla pelle durissima, che sa uscire dall’angolo, che può avere la “trovata” che lo toglie dalle difficoltà.
Se invece ha fondato la setta del reverendo Moom, allora non si salverà.
Si terrà i suoi fedelissimi, li incoraggerà o tollererà, ma poco alla volta o d’improvviso capirà che in Italia forse qualche volta hanno governato le Logge, ma le sette mai.

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