Renzi Camusso 141120090413
MAMBO 21 Novembre Nov 2014 0958 21 novembre 2014

Camusso e Renzi, siete inadeguati al vostro ruolo

Invece di confrontarsi, fanno pesare le contraddizioni della sinistra sul Paese.

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Susanna Camusso e Matteo Renzi.

Si possono avere tanti dubbi sullo sciopero generale convocato da Susanna Camusso e ora dalla Uil.
Siamo abituati, infatti, a pensare allo sciopero generale come all’arma estrema di fronte a un pericolo estremo.
Non certo a una forma energica di pressione politica da usare senza criterio. Tanto meno come mezzo per spodestare un governo della propria parte.
Usare il sindacato per un nuovo scontro nella sinistra è davvero cosa non accettabile.
Ora lo sciopero c’è. I lavoratori, tanti o pochi lo vedremo, lo faranno e pagheranno il prezzo a questa giornata di lavoro persa.
IL SINDACATO, UN'ISTITUZIONE MORENTE. Per chi lavora non è una scelta facile scioperare, soprattutto quando stipendi e salari sono quelli che sono. In ogni caso lo sciopero è la manifestazione più eclatante e rumorosa di un conflitto, comunque motivato, e in Occidente il conflitto non solo è legittimo ma deve essere considerato alla stregua del sale della terra.
Non è questo l’approccio di Matteo Renzi. Il premier ha maltrattato i sindacati e lo ha fatto ricordando loro gli errori del passato e anche l’appesantimento burocratico che ha impedito alle Confederazioni di vedere i nuovi poveri, le nuove zone di disagio sociale.
Il sindacato in questi tempi merita più critiche che elogi e anche nell’immaginario collettivo non ha una rappresentazione positiva. C’è un problema gigantesco di ricollocazione, c’è il problema altrettanto grande del modo in cui è cambiato il lavoro, c’è la fine di un certo tipo di pansindacalismo a cui si vorrebbe sostituire una sorta di modello anglosassone di qualche secolo fa, quando il sindacato fondava il partito.
Prendetela come volete, ma quello che riempie le prime pagine e le piazze è un sindacato morente, strategicamente parlando.
L'ATTEGGIAMENTO DI RENZI SA DI REAZIONARIO. A questo sindacato che Renzi espelle dalla contrattazione col governo sulla Finanziaria, che considera un ostacolo sulla strada dell’innovazione del mercato del lavoro, il premier consegna anche la patente di organizzazione dannosa che fa perdere tempo al Paese mentre altri, cioè lui, si occupano di trovare posti di lavoro. Questo modo di ragionare è francamente reazionario.
Sono frasi che abbiamo già sentito anche in epoche buie e sono le stesse frasi di presidenti del Consiglio in difficoltà che si lamentavano che non li lasciavano lavorare, che al loro lavoro si contrapponeva la chiacchiera, l’agitazione, se non peggio.
Il premier deve, invece, accettare il conflitto: può giudicarlo, sarebbe meglio se non lo facesse ogni cinque minuti, ma deve accettarlo.
L’idea che il mondo si fermi in adorante attesa dei suoi successi non è un modello occidentale.
In Occidente ci si confronta anche con avversari “brutti, sporchi e cattivi”, si dicono i sì o i no, ma non li si insulta.
Sembrerebbe l’Abc, ma credo che siamo di fronte a uno di quei passaggi in cui la sinistra ributta sulle spalle stanche del Paese le proprie contraddizioni.
Lo fa la Camusso e lo fa Renzi. Inadeguati.

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