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ANALISI 21 Novembre Nov 2014 1000 21 novembre 2014

Crisi Ucraina, l'Europa apre saggiamente al dialogo con la Russia

L'Ue deve spingere per la soluzione politica con Mosca. E dare così forza all’Alto rappresentante Federica Mogherini.

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Vladimir Putin.

Il primo Consiglio Affari esteri per l’Alto rappresentante Federica Mogherini e per il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha segnato un momento significativo rispetto alla dinamica della crisi ucraina.
Soprattutto per l'apparente poco di fatto che ne è sortito. E per i riscontri venuti da Mosca dopo i ruvidi messaggi recapitati a Valdimir Putin nel corso del G20 di Brisbane. Segnali riconducibili in qualche modo alla sintesi accusatoria di Barack Obama di costituire «una minaccia all’Ucraina e al mondo».
Un’anticipazione di quanto ne sarebbe seguito si era in realtà percepita nell’incontro a margine del G20 tra i partner europei presenti e gli Stati Uniti, conclusosi in termini alquanto diversi da quanto ci si potesse attendere dai toni pubblicamente usati nelle ore precedenti.
INVARIATE LE SANZIONI. Si è infatti deciso, come ha voluto sottolineare Obama, di mantenere invariate le sanzioni, aggiungendo che «se Putin farà marcia indietro potremo anche toglierle».
Il presidente americano è andato anche oltre, sottolineando il suo forte desiderio di «poter lavorare con la Russia per la gestione dell'ordine internazionale» rimasto peraltro fuori portata «per la mancanza di garanzie adeguate».
Tutto ciò a ridosso di un incontro di diverse ore tra Putin e una cancelliera Merkel che non aveva fatto mistero delle sue preoccupazioni per una possibile, ulteriore deriva della crisi in direzione della Moldova, della Georgia e oltre, menzionando la Serbia e gli stati dei Balcani dell'Ovest.
STRADA DEL DIALOGO APERTA. Il Consiglio dei ministri esteri ha confermato l’orientamento emerso nella predetta riunione: nessuna escalation delle sanzioni e rinvio a fine mese dell’allungamento della lista dei 'separatisti ucraini' responsabili delle elezioni a Donetsk e Lugansk.
È pur vero che si ribadisce l’illegittimità e illegalità delle elezioni del 2 novembre, oltre naturalmente dello strappo indipendentistico della Crimea.
Ma ripone in primo piano l’esclusività della soluzione politica e la volontà di mantenere aperta la strada del dialogo con Mosca.
A KIEV INVITO SULLE RIFORME. Non solo: si rivolge a Kiev il duplice monito di procedere nel percorso delle riforme (costituzionale, giudiziario, di decentramento, di garanzia dei diritti delle minoranze nazionali) e di chiudere con la formazione del nuovo governo di coalizione in una logica di condizionalità rispetto al sostegno dell'Ue.
Sarà pure, come evidenzia qualche analista, che si tratti più di un mutamento di tono che di sostanza, anche se tutto il pregresso di pressione resta, da entrambe le parti; ma non sfugge che in politica e, in questo caso, dopo un tempo lungo di contrapposizioni anche minacciose, può avere un senso sostanziale anche la variazione tonale.

Disponibilità a una soluzione politica della crisi

Federica Mogherini.

E Putin? Registriamo due indicazioni di rilievo.
Intanto dal ministro egli Esteri russo Lavrov che nel manifestare la speranza che non sia stato ancora «oltrepassato il punto di non ritorno» afferma la volontà di Mosca di sviluppare progressivamente i rapporti con l'Unione europea, partner grande e importante.
E stigmatizza la condotta di Kiev che nel minacciare la soluzione militare della crisi punta al soffocamento sociale ed economico del Sud Est del Paese, due sbocchi da contrastare.
Poi dello stesso Putin che prima ammette la corresponsabilità di ribelli e di Kiev nella mancata realizzazione della zona cuscinetto concordata a settembre.
Quindi si scaglia contro i nazionalisti di estrema destra, adombrando il timore di un passaggio dalla repressione alla pulizia etnica dei russofoni nella regione.
SOSTEGNO AI SEPARATISTI. Si rifugia allo stesso tempo in un’ambigua sottigliezza semantica in relazione al quesito del loro armamento, ma tiene a porre in chiaro che Mosca non intende in alcun modo allentare il suo sostegno ai separatisti, così come ritiene pregiudiziale che si garantisca loro un assetto costituzionale di adeguata autonomia.
Non ha menzionato la Nato, ma la sua posizione in proposito è fin tropo nota.
Da questi cenni sommari sembra potersi evincere che da una parte e dall’altra si voglia manifestare la disponibilità a una prospettiva di soluzione politica della crisi maturata proprio in considerazione del fragile crinale sul quale si è finiti e dei perniciosi rischi di uno scarto che possa innescare una dinamica fuori controllo.
Da una parte Putin che ha dichiarato comunque, a ogni buon fine utile, le condizioni pregiudiziali per andare avanti accreditando consapevolezza di avere ancora, malgrado le difficoltà create dalle sanzioni, non poche frecce, a livello interno, regionale e internazionale, all’arco delle sue ambizioni/responsabilità russofone e di sicurezza (Nato).
UE, MOSCA PARTNER NECESSARIO. Dall'altra l'Occidente che ha lasciato trapelare incertezza tattica e per certi versi anche strategica rispetto a ciò che non vuole o dichiara di non voler subire, forse anche a causa della crescente consapevolezza del rischio insito nel continuare ad assecondare questa Kiev - che Poroshenko ha dichiarato «pronta alla guerra totale con la Russia» - tanto più velleitaria quanto poco costitutiva di un suo interesse vitale a fronte di una Mosca che resta un partner necessario su una molteplicità di rilevanti versanti, regionali e internazionali, geo-politici ed economici.
La scelta europea di ridare ossigeno al dialogo, seppure condizionatamente, è il risultato di un disaccordo tra i suoi membri, non va sottovalutato.
Ma è stata saggia e in linea con le autorevoli critiche formulate circa la condotta seguita dall’Occidente e i conseguenti suggerimenti circa i praticabili aggiustamenti di tiro (R. Haass, J. Mearsheimer e altri). Anche rispetto alla nevralgica leva della deterrenza militare.
MOGHERINI PRONTA AD ANDARE A KIEV. C’è da augurarsi che questa scelta si consolidi per dare forza politica - ce n'è molto bisogno - alla disponibilità manifestata dall’Alto rappresentante Mogherini a recarsi sia a Kiev sia a Mosca non appena se ne realizzeranno le condizioni di utilità.
E per propiziare quella correzione di rotta suscettibile di mettere al riparo la sicurezza e i giganteschi interessi economici e sociali dell’Europa.
Dovrà muoversi tempestivamente per evitare che il Congresso uscito dal Midterm non si metta di traverso all’attuale, convergente prudenza di Obama.

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