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STRATEGIE 21 Novembre Nov 2014 1400 21 novembre 2014

Diego Della Valle sfida Matteo Renzi: Tod's in vendita?

Della Valle vuole creare un nuovo movimento. Che raccolga i delusi dal premier. «Sarà pronto a Natale», dice. E per dedicarsi alla sfida potrebbe vendere Tod's.

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Diego Della Valle, 60 anni, patron di Tod's. © Getty

In cima alla lista dei delusi mette il proprio nome, Diego Della Valle.
Deluso da Matteo Renzi, deluso da un premier che, dice il patron di Tod's, «si comporta come se la fiducia fosse illimitata».
UN MOVIMENTO DI DELUSI. Gli ha dato della «sòla» a settembre. «Sta diventando un pericolo», ha aggiunto a ottobre. E adesso, che siamo a novembre, nonostante abbia ottenuto qualche concressione sui treni di Italo, Diego ha gettato la maschera: «Voglio dare voce a coloro che non si riconoscono nei partiti e neanche in Renzi. Al massimo un mese e saremo pronti».
Già, pronti. Ma per cosa? L'idea dell'imprenditore marchigiano è quella di mettere in piedi un movimento, con sede a Milano ma caratterizzato da una forte presenza sulla Rete, che raccolga tutti coloro che, come lui, sono delusi dal premier.
POSSIBILE VENDITA DI TOD'S. E per farlo, per dedicarsi appieno alla nuova avventura, ha confessato agli amici più intimi, sarebbe pronto persino a mettere in vendita il gioiello di famiglia, quella Tod's fondata dal nonno Filippo a inizio Novecento e tramandata fino a lui, che attualmente ne è presidente e amministratore delegato, e al fratello Andrea, vicepresidente.
Stando alle indiscrezioni raccolte da Lettera43.it, fuori dalla porta dei Della Valle c'è già la coda: colossi del lusso disposti a fare carte false pur di accaparrarsi uno dei più prestigiosi - e degli ultimi rimasti - brand del made in Italy.

Della Valle in stile rottamatore: «Serve fare pulizia nella classe dirigente»

Diego è tentato, anche perché il gruppo Tod's pare lontano dai fasti di un tempo: i dati trimestrali parlano di ricavi pari a 741 milioni di euro nei primi nove mesi del 2014, un calo dell'1,5% rispetto al 2013, mentre l'utile operativo è passato da 168,5 a 123,9 milioni di euro. Gli analisti, da Kepler Cheuvreux a JpMorgan, si mostrano scettici riguardo alle possibilità di una ripresa in tempi brevi.
La sfida politica lo intriga, la prospettiva di confrontarsi con Renzi è uno stimolo forte.
I due, ha raccontato Il Fatto quotidiano, continuano a vedersi, l'idillio - fatto di abbracci e gite a braccetto allo stadio della Fiorentina (di cui l'imprenditore è patron e il premier grande tifoso) - è finito, ma il rapporto non s'è interrotto.
CONTRO IL PATTO DEL NAZARENO. Si sentono e si incontrano. Dicono di avere un obiettivo comune: «Il bene dell'Italia», spiega Della Valle, «che passa attraverso un'operazione di pulizia della classe dirigente e politica che ha acuito la crisi economica e sociale».
Questa operazione, sentenzia l'imprenditore, «è mancata». Il colpevole, si legge tra le righe, è Renzi.
Un Renzi responsabile anche di avere stretto rapporti con Forza Italia e con Denis Verdini: «Non dovrebbe toccare la Costituzione, figurati se può riformarla», dice Della Valle a proposito dell'onorevole di Fivizzano. «Lo stesso discorso vale per il Patto del Nazareno».
E CONTRO LA RIFORMA DEL LAVORO. Del premier, Diego boccia le alleanze strette in nome della legge elettorale così come l'approccio alla riforma del lavoro: critica «l'accanimento sull'articolo 18», perché non c'entra niente con la creazione di posti di lavoro, e benedice lo sciopero indetto da Cgil e Uil contro Legge di stabilità e Jobs Act («Ben venga, se è utile a recuperare energie disperse»).
Parla da imprenditore deluso, Diego Della Valle. Per ora.
Tra un mese, entro Natale, potrebbe farlo da politico agguerrito. Un regalo di cui Renzi avrebbe fatto volentieri a meno.

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