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INCONTRO 21 Novembre Nov 2014 1708 21 novembre 2014

Napolitano, visita a sorpresa al papa

Il presidente a colloquio con Bergoglio. «Rapporto personale intenso».

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Papa Francesco e Giorgio Napolitano.

Visita a sorpresa del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a papa Francesco.
Il presidente della Repubblica è arrivato in Vaticano alle 17 del 21 novembre. Bergoglio lo attendeva alla Domus Santa Marta, dove il colloquio è durato circa 80 minuti.
Dopo il lungo incontro «svoltosi in un clima di grande cordialità», Napolitano ha lasciato il Vaticano.
Un comunicato del Quirinale ha sottolineato «l'intensità e l'affabilità del rapporto personale tra il pontefice e il presidente».
RAPPORTO CON RADICI LONTANE. Impossibile penetrare il riserbo assoluto sia del Quirinale sia d'oltre Tevere sui contenuti del colloquio. Che certamente è riduttivo legare ai rumours sulle imminenti dimissioni del presidente. D'altronde l'eccezionalità del rapporto ha radici lontane che hanno trovato terreno fertile nelle relazioni che Napolitano seppe costruire già con il papa tedesco, il certamente meno aperto papa Ratzinger. Quando Napolitano e Bergoglio si videro ufficialmente la prima volta in Vaticano (era l'otto giugno del 2013) sembrava solo pochi mesi prima un incontro impensabile. A quell'epoca infatti sia Bergoglio sia Napolitano si trovarono, l'uno al Colle l'altro sul trono di Pietro, per avvenimenti (del destino o della provvidenza, a secondo delle sponde del Tevere) che nessuno avrebbe neanche lontanamente potuto immaginare. Il papa, per le storiche dimissioni di Benedetto XVI. Il presidente di nuovo al Quirinale per un altrettanto storico 'bis' determinato dal gravissimo stallo della politica italiana.
NAPOLITANO AFFASCINATO DA BERGOGLIO. Ma il presidente fu subito impressionato dall'immagine di rottura che Bergoglio seppe dare sin dal giorno della sua elezione: «Parole semplici e forti per tutti, credenti e non credenti», osservò sintetizzando l'avvio del pontificato di Francesco. Lecito pensare che un presidente laico, ma da sempre aperto all'ascolto delle ragioni della fede, dopo aver aperto un canale di proficuo confronto con il teologo Ratzinger, voglia oggi esplorare la forza istintiva di questo pontificato e capire meglio l'uomo che c'è dietro la spinta riformatrice che richiama un cristianesimo delle origini. E, perché no, spingere un pochino più in avanti riflessioni che spesso la gioventù tende a posticipare.
Le parole che Napolitano dedicò a Ratzinger al momento delle storiche dimissioni del 2013 forse un giorno potranno essere usate da Bergoglio quando il presidente deciderà di interrompere il suo secondo settennato: «Sin dall'inizio si era stabilito tra noi - scrisse il capo dello Stato - un senso di affinità che ci spingeva ad andare al di là di ogni ufficialità e formalità. Non potevo tuttavia prevedere il livello di attenzione e confidenza cui sarebbero giunti il rapporto e gli incontri tra noi». E rispetto, pieno, Napolitano manifestò anche per l'ultima scelta, personalissima e umana, compiuta dal papa: «Un gesto di straordinario significato storico e umano».

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