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POLEMICA 21 Novembre Nov 2014 1125 21 novembre 2014

Renzi-sindacati, prosegue lo scontro a distanza

Il premier: «L'articolo 18 ora non è più un ostacolo». E la Fiom da Napoli lo sfida.

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Matteo Renzi.

Nuovo scontro a distanza tra governo e sindacati. Protagonisti, ancora una volta, Matteo Renzi e Maurizio Landini, segretario della Fiom scesa in piazza a Napoli in occasione dello sciopero di otto ore dei metalmeccanici.
«NON HA IL CONSENSO DEGLI ONESTI». «Renzi riconosca che non ha il consenso delle persone oneste, dei lavoratori e di chi cerca lavoro», ha attaccato Landini, salvo poi rimangiarsi tutto: «Mai pensato che Renzi non ha il consenso degli onesti, ho detto - e ribadisco - che il premier non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o che il lavoro lo cercano e che sono nella parte onesta del Paese che paga le tasse». Peccato ci sia un video a testimoniare quella frase.

  • Maurizio Landini intervistato durante il corteo Fiom (SkyTg24).

RENZI: «ART. 18 NON È PIÙ FRENO». Presentando al Business Europe il 'suo' Jobs act, il premier aveva spiegato che sul mercato del lavoro «l'idea è quella di provocarvi: liberiamo il sistema tradizionale italiano, l'articolo 18 simbolo di una tradizione ora non è più un ostacolo e possiamo ridurre le imposte». Quindi, Renzi ha aggiunto: «Ci sarà un decreto attuativo a gennaio dopo che l'ultimo voto in parlamento sarà il 9 dicembre». Il lavoro si salva «tenendo aperte le fabbriche e non alimentando polemiche, risolvendo le crisi industriali e non giocando a chi urla più forte».
Nessuna intenzione di fare un passo indietro: «Noi andiamo avanti ancora più convinti», ha ripetuto ai suoi collaboratori. «Noi stiamo con i sindacati che creano lavoro e soprattutto salviamo il lavoro tenendo aperte le fabbriche e non facendo la gara di insulti», ha detto dal palco del Business Europe esprimendo un concetto rilanciato anche su Twitter con l'hashtag #bastainsulti.
LANDINI: «NON DECIDA LUI». A stretto giro è arrivata la risposta di Landini: «Renzi non decida lui dalla sera alla mattina, da solo non cambia il Paese. Da solo risponde solo ai poteri forti». Dalla testa del corteo in corso a Napoli, il leader della Fiom ha poi invitato il premier a riaprire un tavolo di trattativa con i sindacati: «Se lui vuole davvero confrontarsi» - ha detto - «c'è una richiesta che lavoratori e sindacati gli fanno, riapra un tavolo di trattativa vero, non metta fiducie».
Poi l'affondo: «Dovrebbe avere l'umiltà di riconoscere che oggi il consenso tra i giovani e in generale le persone che cercano un lavoro non ce l'ha. E se vuole cambiare davvero questo Paese nel modo giusto lo deve fare con noi e non contro di noi. Riconosca che non ha il consenso delle persone oneste».
ORFINI: «OFFENDE MILIONI DI PERSONE». Parole che, prima di essere smentite ufficialmente dalla Fiom e dal suo segretario, hanno scatenato dure reazioni.
«Landini oggi è la prova di chi cerca solo lo scontro con gli insulti», hanno evidenziato fonti di un governo deciso a chiudere il Jobs act alla Camera entro il 26, senza fiducia solo se le opposizioni lo dovessero rendere possibile nei tempi previsti.
Per il segretario del Partito democratico Matteo Orfini, «dire che governo non ha il consenso delle persone oneste», ha scritto su Twitter, «offende milioni di lavoratori che nel Pd credono. Spiace che a farlo sia un sindacalista».
Mentre il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha commentato: «Io personalmente mi ritengo molto onesto. Anzi non onesto, di più. Riteniamo che questo Paese abbia bisogno di nuovo clima di relazioni industriali. Confindustria è consapevole degli sforzi del governo per fare riforme strutturali attese da tanto tempo».
MAGGIORANZA PD: «UN BOOMERANG PER LANDINI». D'altra parte l'uscita di Landini, dentro la maggioranza, è considerata un boomerang, una scivolata che offende gli elettori di Renzi sposta sulla politica il merito della riforma del lavoro. Riforma che il presidente del Consiglio continua a definire in modo convinto «la più grande riforma di sinistra» e che, nella sua tabella di marcia, dovrebbe ottenere l'ok finale al Senato il 9 dicembre e il decreto attuativo a gennaio.
Una road map che, è prioritario per il premier, non deve avere stop o ostacoli. «Il tempo delle mediazioni è finito», ha rincarato Renzi ai pontieri della maggioranza che stanno lavorando per evitare il voto di fiducia alla Camera anche come segnale distensivo nella speranza di abbassare i toni. Il premier, dal canto suo, non cerca la prova di forza ma non ha intenzione di concedere altro tempo se le opposizioni dovessero tentare di bloccare la riforma con l'ostruzionismo.

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