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POLITICA 22 Novembre Nov 2014 0700 22 novembre 2014

Salvini e il Sud: la Lega cresce nonostante i fischi

Ironia, sfottò, sarcasmo. E tante contestazioni. Per Salvini la conquista del Sud è cominciata in salita. Ma il Carroccio continua a crescere.

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Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini.

Se Renzi «è Gastone», Matteo Salvini «si sente Paperino».
Ed è convinto, assicura, che al Sud «non sono tutti falsi invalidi o finti forestali, ma c’è molta voglia di autonomia e cambiamento».
Pur di trasformarsi «da contadino alla Guareschi che non può fare a meno della Bassa» in un moderno padano metropolitano (e nazionale), il leader della Lega Nord cambia pelle e prova a far la corte un po’ a tutti i “pensatori” ritenuti più liberi e fuori del coro: dal sociologo Fabrizio Fratus (ex segretario di Daniela Santanchè) al filosofo Diego Fusaro (che nel frattempo litiga con la pornostar Valentina Nappi sulle pagine di Micromega), da Giulietto Chiesa e Pietrangelo Buttafuoco (che non abbocca all’amo) all’indipendentista Pino Aprile fino a Massimo Fini e a quelli di Casa Pound che «durante i cortei non lasciano le cartacce in strada, come fanno i Centri sociali».
QUALCHE APPLAUSO E TANTI SBERLEFFI. Per Francesco Merlo, che lo ha etichettato come «gabbamondo» sul suo giornale, «è un arruffa-popolo di successo, un razzista creativo che sa vendersi in tivù (dove appare almeno quanto Matteo Renzi), su Facebook e su Twitter la sua lotta contro i poveri e i disgraziati del mondo».
A Salerno, nella cui sede municipale si è recato il 16 novembre per la presentazione di un libro con Bruno Vespa, Matteo, detto ‘o leghista, ha fatto il pienone in sala (il sindaco Enzo De Luca, candidato alle primarie del Pd per le Regionali, era seduto in prima fila) ma anche in strada dove i ragazzi dei centri sociali, gruppi di disoccupati e frange di antagonisti lo hanno aspettato per gridargli a gran voce di andarsene «subito dalla città».
UOVA MARCE, FISCHI E CONTESTAZIONI. A Napoli, dove è sbarcato l’11 novembre per tenere un comizio in piazza Carlo III, sono stati i militanti neo-borbonici con le bandiere del Regno delle due Sicilie a impedirgli di parlare e a costringerlo a ripartire in gran fretta in auto al grido di «buffone, vattene: lavati con il fuoco».
Non più benevola accoglienza ha ricevuto a Lamezia Terme, in Calabria (ma a Cosenza ha riempito il teatro) e in Sicilia dove qualche attacco lo ha subìto perfino tra gli arrabbiati dei forconi in perenne ricerca d’autore.
A Locorotondo, in Puglia, gli hanno tirato addosso le uova marce. A Taranto, lo hanno convinto a bypassare la visita all’ex Ilva per motivi di sicurezza.

Impermeabile a chi lo insulta, Matteo sogna un Sud «come la Baviera»

Il segretario Matteo Salvini durante il corteo.

Tra uno sberleffo, un paio di insulti e qualche minaccia, sempre a Napoli c’è chi ha diffuso finti volantini firmati Lipu, la Lega italiana protezione uccelli (che non c’entra, ovviamente, nulla) che inveiscono contro di lui in quanto «persecutore non solo degli immigrati ma perfino», si assicura con sarcasmo, delle specie di volatili migratori più rare e pregiate: dall’airone alle cicogne, dal pellicano al mignattaio».
QUANDO CANTAVA AI NAPOLETANI DI LAVARSI. Non manca chi distribuisce magliette con su scritto il classico «Dio creò Salvini, poi si accorse dell’errore. E inventò la nebbia» né chi ha inondato i vagoni della metropolitana con le sue foto e i cartellini di prenotazione con su scritto «riservato al baluba«, in risposta all’«idea» di auspicare a Milano automezzi pubblici i cui posti siano a esclusivo uso dei cittadini lumbard.
Alla canzoncina che lui (da parlamentare) e i suoi amici cantavano a squarciagola a una cena condita di buon vino rosso il 7 luglio 2009 («Senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani!» oppure: «Son colerosi e terremotati, con il sapone non si sono mai lavati») c’è chi si diverte a contrapporre irriferibili cantilene che rilanciano lo slogan shakespeariano di Giulietta rivisitato in versione musicale e a dir poco dissacratoria.
GLI INSULTI AL MERDIONE, ORA DIMENTICATI. Insomma, la contestazione a Matteo Salvini, 41 anni, ex cameriere di fast food e studente universitario fuori corso («Solo cinque esami alla laurea in Storia», assicura), leader della Lega Nord con la voglia matta di raccattar voti anche nelle terre del Meridione d’Italia con la neonata Lega dei popoli, sta assumendo forme e dimensioni almeno pari alla invidiabile capacità di sparare gaffe a ripetizione.
Lui, di rimando, si mostra impermeabile a chi lo insulta e gli ricorda di quando - mica un secolo fa - paragonava sdegnoso «il Mezzogiorno d’Italia alla miseria della Grecia» e invocava l’esigenza «di bloccare l’esodo al Nord degli insegnanti precari meridionali».
Ora Salvini vagheggia di un Sud d’Italia «bello e dal futuro radioso», in cui sarà possibile «vivere, se si fa come dice la Lega» addirittura «meglio che in Baviera».

Tante pernacchie, ma il Carroccio al Sud continua a crescere

Matteo Salvini e Marie Le Pen, leader di Lega Nord e Front national.

Più lo insultano e più lui, imperterrito, le spara grosse. E intensifica le presenze da Roma in giù sapendo che i consensi - tra un fischio e qualche parolaccia - stanno crescendo: la sua Lega anti-europea (e non più - per ora - secessionista) ha ottenuto negli ultimi appuntamenti elettorali 106 mila voti in più nelle regioni del Centro-sud. È ancora poco, ma comunque è molto di più rispetto al 2013. Consistente è la crescita in Abruzzo, Lazio, Puglia e isole.
A Maletto, 4 mila abitanti ai piedi dell’Etna, ha ottenuto il 33%. Ad Alimena, 2 mila anime in provincia di Palermo, ha toccato quota 22%. A Lampedusa, nel cuore degli sbarchi dal Nord Africa, il partito di Salvini è al 17%.
CINQUE PUNTI PER RILANCIARE IL SUD. E allora non c’è da meravigliarsi se l’orecchio è oggi puntato alle elezioni in Emilia Romagna e in Calabria. E se nei prossimi giorni è in programma a Pozzuoli, in provincia di Napoli, il primo incontro tra gli aderenti campani alla cosiddetta Lista Salvini o meglio alla Lega dei popoli che si presenterà con i suoi candidati alle prossime elezioni regionali del 2015.
Angelo Delle Cave, che è tra i promotori locali, avverte: «I nostri temi? Terra dei fuochi, abbattimento delle case abusive».
E poi? Poi, si vedrà. Salvini, dal canto suo, parla da tempo di un programma per ammaliare il Centro-Sud suddiviso in cinque punti: no all’immigrazione senza controllo, difesa dell’agricoltura, no alla legge Fornero, aliquota fiscale tra il 15 e il 20%o, una dichiarazione dei redditi di una sola pagina. E poi? L’uscita dall’euro, ovviamente.
SFUMATO L'ESORDIO DELLA LISTA A NAPOLI. La Lega dei popoli avrebbe voluto debuttare a Napoli con le elezioni comunali anticipate, ma il sindaco Luigi de Magistris ha avuto la pessima idea di farsi reintegrare dopo la sospensione, costringendo i lumbard a rinviare i progetti di espansione al Sud.
Nel frattempo, forse per accattivarsi le simpatie di qualche elettore-tifoso in vista del voto campano, Salvini ha esternato che «il Daspo va dato agli immigrati che sbarcano a Lampedusa, darlo a Genny ‘a carogna (l’ultras della finale di coppa Italia a Roma) è un’ipocrisia».
Quelli del Comitato dell’Orgoglio Napoletano, costituito da cittadini e tutori della Pura Napoletanità, fanno sapere di aspettarlo al varco: «Senza alcuna violenza, senza parolacce», avverte Francesco Borrelli, tra i leader del Movimento, «ricacceremo Matteo Salvini e i neo-leghisti in Padania applicando l’immortale lezione di Eduardo De Filippo: ironia, sarcasmo, sfottò. E qualche sonora, terribile, irrefrenabile pernacchia».

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