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ANALISI 24 Novembre Nov 2014 1610 24 novembre 2014

Regionali 2014, il flop di Forza Italia spacca il partito

Voti in picchiata e caos tra correnti. Dopo il flop alle Regionali sul Cav si stringe la tenaglia forzista. Ma Urbani avverte: «Senza Silvio non esiste centrodestra».

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Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Gesualdo Bufalino, poeta e scrittore scomparso nel 1996, diceva che «il sonno è di destra» e «il sogno di sinistra», quindi meglio «votare per l’insonnia».
È quello a cui probabilmente ha pensato la maggior parte degli elettori di Emilia-Romagna e Calabria che domenica 23 novembre, chiamati alle urne per eleggere i nuovi governatori di Regione, hanno preferito restare a casa.
Nel primo caso è andato a votare solo il 37,67% degli aventi diritto, nel secondo il 44,07%. Una vittoria mutilata per il Pd, che con Stefano Bonaccini e Mario Oliverio è comunque riuscito a portare a casa il risultato.
FORZA ITALIA AL MINIMO STORICO. Chi invece si trova nuovamente a raccogliere i cocci della sconfitta è Forza Italia, che dopo il minimo storico toccato alle Europee del 25 maggio scorso (16,81%, poco più di 4 milioni e mezzo di voti) non è andata oltre il 12% in Calabria – dove il Pd si è attestato al 24% – e l’8% in Emilia-Romagna, territorio in cui la Lega Nord ha sfiorato quota 20%.
Risultati che hanno fatto esplodere la bagarre fra i colonnelli azzurri. Stavolta nessuno, sia a caldo sia a freddo, ha voluto minimizzare. Anzi.
Maurizio Gasparri, uno che non è mai stato in dissenso con la linea ufficiale del partito, ha spiegato che se Berlusconi non ha l’agibilità politica allora ci saranno le primarie, perché «il leader futuro nascerà dal consenso della gente, non dal casting o dalle selezioni che possiamo fare in televisione».
FITTO: «BISOGNA AZZERARE IL PARTITO». Più duro, come capita da qualche tempo a questa parte, è stato Raffaele Fitto, che ha immediatamente chiesto l’azzeramento di tutte le cariche del partito ricevendo il sostegno di alcuni colleghi (fra i quali Daniele Capezzone). «Mi auguro che nessuno si azzardi a minimizzare o a cercare alibi per il nostro drammatico risultato in Calabria e in Emilia-Romagna, regione in cui siamo stati addirittura doppiati dalla Lega. E sarà bene ricordare passo dopo passo tempi e modalità delle scelte che sono state compiute (con clamorosi errori) per definire le candidature e le alleanze», sono state le parole utilizzate dall’ex governatore della Puglia. «Non abbiamo il diritto di nasconderci dietro l’astensione, che colpisce soprattutto noi, aggravando la tendenza già manifestatasi alle Europee».
«I PARLAMENTARI SONO MORTIFICATI». L’europarlamentare ha poi definito «incomprensibile la mortificazione umana e politica degli attuali deputati e senatori» di Forza Italia e parlato dei 25 giovani selezionati dal leader lo scorso weekend a Villa Gernetto per aprire il nuovo corso del partito.
Per Fitto il problema non è il loro coinvolgimento «ma tutti (giovani e non) devono essere scelti democraticamente. Basta con le nomine» e «con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci e prive di qualunque credibilità, bocciate senza appello dai nostri elettori. E soprattutto basta con una linea politica incomprensibile, ambigua, che oscilla tra l’appiattimento assoluto verso il governo nei giorni pari, e gli insulti al governo nei giorni dispari».

Urbani: «Berlusconi leader appannato ma senza di lui Forza Italia scomparirebbe»

Lo sfogo di Fitto è stato anticipato da quello di Maurizio Bianconi, che ha accusato Berlusconi di aver «disfatto» il centrodestra invitandolo ad andare a fare «il suo nuovo partito, lasciando a noi immeritevoli, ingrati, che osiamo pensare e rispettare gli elettori il compito di tentare con Forza Italia, finalmente all’opposizione, il riscatto e la rinascita del centrodestra».
Anche l’ex tesoriere del Pdl non ha gradito «questi provini alla X-Factor», paragonando i tre selezionatori (Giovanni Toti, Annagrazia Calabria e Alessandro Cattaneo) ai giudici del noto talent show televisivo, e attaccato il patto del Nazareno stretto con Matteo Renzi.
«IL CARISMA NON SI PUÒ DELEGARE». Per Giuliano Urbani, uno dei fondatori della prima Forza Italia, «senza Berlusconi il partito non esisterebbe e anzi andrebbe incontro ad una scomparsa accelerata».
L’ex ministro spiega a Lettera43.it che il leader del centrodestra resta «un uomo con un forte carisma» che però «al momento è in una fase di appannamento per note ragioni».
In questo senso «i giovani sono il tentativo di Berlusconi di sostituire un personale politico che non lo convince e in cui lui non crede con un insieme di figure che gli permetteranno, a tempo debito, di rientrare sulla scena politica facendo il padre nobile. Fra questi ragazzi egli spera di trovare figure carismatiche: il punto è che il carisma non si delega o si sostituisce».
«SALVINI NON È IL SUCCESSORE GIUSTO». Di una cosa però Urbani è certo: «Matteo Salvini interpreta bene quello di cui oggi si sente bisogno, cioè la protesta su temi quali l’immigrazione o l’uscita dall’euro, ma tutto questo non c’entra niente con la Forza Italia di ieri e oggi. L’obiettivo del centrodestra berlusconiano è sempre stato quello di puntare a essere una compagine di governo, la Lega Nord rimane invece una forza di opposizione. Salvini potrebbe rubare consensi a Forza Italia ma si tratterebbe di voti di protesta. Se invece parliamo di un governo moderato e liberale gli elettori, chiamati a scegliere, opterebbero per Renzi oppure resterebbero a casa, non voterebbero la Lega Nord».

Patto del Nazareno a rischio dopo il flop alle regionali

Lo tsunami che ha travolto Forza Italia rischia ora di investire l’accordo sulle riforme stretto fra Berlusconi e Renzi.
Anche il premier, che pure ha definito l’astensionismo «un fatto secondario», non può certo dormire sonni tranquilli leggendo i dati relativi ai votanti nelle due Regioni. «Il risultato negativo di Forza Italia indebolisce il patto del Nazareno, che per molti aspetti era già un accordo asimmetrico», dice il politologo Alessandro Campi: «Dopo il risultato in Emilia-Romagna e Calabria è difficile immaginare un patto politico fra il primo partito d’Italia e il terzo o quarto. È vero che contano i numeri in parlamento, però quella è un’intesa prima politica e poi numerica».
«L’UNICA STRADA È LA RIUNIFICAZIONE». C’è un’unica strada, secondo Campi, affinché il centrodestra possa tornare a giocare la partita contro Renzi: la riunificazione. «Ma perché ciò accada non può passare una legge con il premio di lista. Si tratta di un punto destinato a saltare a meno che quell’area non voglia definitivamente suicidarsi. La stipula di quel patto», spiega ancora il politologo, «è il sintomo dello sbandamento di Forza Italia: un partito nominalmente all’opposizione ma comunque collaborativo con il governo grazie ad un appoggio esterno che ha portato al disorientamento dell’elettorato».
BERLUSCONI STRETTO FRA PD E LEGA NORD. Il partito guidato da Berlusconi è insomma stretto fra il Pd di Renzi, «che ha rubato le battaglie portate avanti in questi anni da quell’area, prima fra tutte la rivoluzione liberale, facendole sue», e la Lega Nord di Salvini, «che ha abbracciato i temi dell’immigrazione e della sicurezza» cari alla parte meno moderata dell’elettorato di centrodestra. «Come si è visto oggi anche la protesta sfocia nella non partecipazione al voto», conclude Campi. Ecco perché l’ex presidente del Consiglio si trova ora di fronte ad una scelta difficile: “uccidere” la sua creatura oppure voltare le spalle a Renzi. E non è detto che la prima opzione, per quanto difficile, risulti alla fine quella più improbabile.

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