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MAMBO 24 Novembre Nov 2014 1728 24 novembre 2014

Regionali 2014, Renzi paga la guerra a sinistra

Pensava che gli avrebbe portato consensi. Si sbagliava. E le Regionali lo dimostrano.

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Matteo Renzi.

Il modo in cui i leader reagiscono ai risultati elettorali ne segna la storia e anche la carriera futura.
Tante volte abbiamo letto di sconfitte presentate come vittorie, abbiamo viste letture dei dati capziose, abbiamo registrato veri j’accuse alla propaganda avversaria che aveva nascosto i meriti del governo, financo, accadde con Giuseppe Saragat leader del Psdi italiano e futuro presidente della Repubblica, tirare in ballo, nel ‘53, «il destino cinico e baro».
I commenti del premier e del suo entourage al voto di domenica in Emilia Romagna e in Calabria hanno lo stesso sapore sfuggente, svalutativo dei punti oscuri, celebrativo di sè.
Nessuno ha inoltre ricordato a Matteo Renzi che i due presidenti eletti non sono della sua covata: l’emiliano è una vecchia volpe post-comunista, Oliverio era in parlamento quando c’ero anch’io. Questo sia detto di passata. Quel che delude è la sottovalutazione del significato delle astensioni. Sembrano quasi segnali irrilevanti, visto che la partita ufficiale è finita, dice Renzi soddisfatto, due Regioni a zero.
RENZI SMARRISCE LA FAMA DEL VINCITORE. È anche vero, ma non è del tutto vero. Il segnale del gran numero di astenuti indica un crollo della fiducia. Non una caduta, un crollo. Viviamo in tempi in cui gli elettori si spostano velocemente e soprattutto tendono ad andare in soccorso al probabile vincitore. A Renzi è capitato di beneficiare di questo vento. Malgrado la sua sottovalutazione del peso degli astenuti, non c’è dubbio, pare a me, che una parte di opinione pubblica non lo considera né lo considererà più un vincente predestinato, con tutti i rischi che la perdita di questa fama comporta.
Renzi, così come Grillo e domani Salvini, deve passare davanti alla macchina della verità che è costituita dalle realizzazioni. Non bastano più gli anatemi sulla Casta, né l’annuncio della morte del Senato. La psicologia di massa oggi indica altre domande, più vere, cioè vuole risposta ai quesiti della vita quotidiana e della prospettiva futura.
È ingeneroso dare colpa a Renzi dei mancati risultati, resta il fatto, però, che se sei il numero uno l’opinione pubblica se la prende giustamente con te.
NON ATTRAE NUOVI VOTI E PERDE QUELLI DI SINISTRA. Temo che siamo di fronte a un vero fenomeno nuovo che è composto da due fattori: da un lato Renzi non attrae più il voto degli scontenti, i suoi e quelli di destra, dall’altro perde consenso in aree di sinistra. Qui Renzi è vittima sicuramente di una campagna denigratoria nata all’interno del suo partito e del sindacato, una campagna che non porterà benefici a chi l’ha promossa. Ma Renzi se l’è anche cercata, nel senso specifico che ha pensato che una guerra a sinistra gli avrebbe fatto bene, gli avrebbe portato consensi dall’altra parte. Piano fallito. Palla al centro.
Renzi è un talento politico. E come tutti i talenti politici è disinvolto e forse non si innamora delle proprie idee. Dovrà capire che se vuol fare il partito della Nazione senza la sinistra dovrà dire cose ancora più di destra per stoppare Salvini, così come ha detto cose anti Casta bloccando Grillo. Se vuol fare un “partitone interclassista” della famiglia progressista europea deve fare un’altra operazione.
Io non monto in cattedra, non sono così presuntuoso da voler dare consigli. So che servono altre idee, che certe guerre intestine vanno chiuse con armistizi veri, che certe facce, di Lady Like e di maschi obbedienti, devono sparire dalla prima scena.

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