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BILANCIO 24 Novembre Nov 2014 0146 24 novembre 2014

Regionali: il Pd, Fi e il boom della Lega

Il Pd vince. Ma azzoppato dall'astensione. La Lega e il suo leader fanno boom. M5s e Forza Italia 'asfaltati'. Vincitori e vinti delle Regionali.

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Grazie alla battaglia contro l'euro, la Lega alle europee 2014 ha superato il 6% di voti.

L'hanno ripetuto in coro, dai piani alti della dirigenza del Partito democratico: «Non è un test per il governo» - Maria Elena Boschi - «Non si dia una lettura nazionale del voto» - Matteo Renzi. E però le Regionali in Emilia Romagna e Calabria non potranno non avere una qualche ricaduta sulla mappa dei partiti e sul dibattito nazionale. Perché, se i Dem sembrano correre verso una duplice vittoria in qualche modo già scritta sono altre due le novità di questa domenica elettorale: il crollo dell'affluenza, verticale e 'storico' in Emilia-Romagna, e la cavalcata della Lega che, a Bologna e dintorni, si impone come secondo partito.
«FORZA ITALIA E GRILLO ASFALTATI». Novità che è lo stesso premier Matteo Renzi a sottolineare con un tweet: «Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%». E le polemiche non sono mancate, investendo anche il Pd. «I dati sono disarmanti», evidenziava Pippo Civati, evocando il 'pericolo' di una governabilità senza rappresentanza. Parole a cui replicava, indirettamente, il renziano Andrea Marcucci: «L'astensione chiama in causa tutti i partiti, non certo solo il Pd».
L'ASCESA DI SALVINI. Ma le elezioni di domenica sigillano l'ascesa dell'altro 'Matteo': il leader della Lega Salvini. Il 'suo' candidato in Emilia-Romagna, Alan Fabbri, sostenuto anche da Fi e Fdi, è il solo concorrente del favoritissimo Stefano Bonaccini.

Lega secondo partito, M5s sotto il 15%, Ncd e Fi divisi e perdenti

La Lega, dopo il Pd, si avvia ad imporsi come secondo partito con Forza Italia lontanissima. Dati che, oltre a premiare la martellante campagna mediatica di Salvini - che anche nel giorno del silenzio elettorale non si è risparmiato - ridisegnano la mappa dei poteri dei partiti, lanciando il Carroccio nella sua cavalcata per una leadership dell'opposizione. Non ha dubbi, del resto, Salvini che in un tweet notturno esulta: «Il pallone Renzi si sta sgonfiando. La Lega vola, la nostra Comunità cresce ovunque. Pochi amici fra i potenti, tanti Amici fra la gente».


MALE I GRILLINI. Il M5s invece embra fermarsi ben sotto il 15%.
In Calabria, invece, si consuma il primo concreto risultato della frattura tra FI e Ncd. I due 'cugini' non hanno trovato un accordo, proponendo candidati diversi (l'azzurra Ferro e l'alfaniano D'Ascola), entrambi incapaci di rivaleggiare con il Dem Mario Oliverio. Per il centrodestra è un nuovo campanello d'allarme.

SCONTRO A SINISTRA CONTINUA. Ma la politica tutta, Renzi compreso, da lunedì è destinata a interrogarsi sulla fuga dalle urne, in un periodo segnato dallo scontro perpetuo tra piazze e governo. Ma, è il commento dal vertice Pd, i partiti che sostengono lo sciopero generale sono relegati a «percentuali da prefisso telefonico». Il riferimento è a Sel, Rifondazione e i candidati della Lista Tsipras. Peccato che oltre a loro ci sia una parte dei democratici.

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