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LAVORO 25 Novembre Nov 2014 1246 25 novembre 2014

Jobs act al voto finale, la minoranza Pd annuncia battaglia

Voto finale col rischio astensioni. Appello di Orfini: «Si resti uniti». Civati verso il no.

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Pippo Civati e Stefano Fassina.

L'aula della Camera ha ripreso l'esame del Jobs act: resta da votare l'ultimo emendamento al testo, ma il via libera di Montecitorio dovrebbe giungere martedì 25 novembre, con un giorno di anticipo rispetto alla tabella di marcia stabilita dalla conferenza dei capigruppo.
Prima del voto finale sul testo della legge delega, previsto in serata, gli esponenti della minoranza del Partito democratico che hanno deciso di non votare il provvedimento si sono riuniti alla ricerca di una linea comune. La scelta è tra uscire dall'Aula e non partecipare al voto, opzione caldeggiata da Gianni Cuperlo, oppure votare contro.
30 DEPUTATI NON VOTANO. Trenta deputati del Pd hanno firmato un documento in cui spiegano le ragioni per cui non parteciperanno al voto finale sul Jobs act. Nonostante le modifiche apportate alla Camera, l'impianto della delega sul lavoro, viene spiegato, non è soddisfacente. Tra i firmatari figurano Cuperlo, Bindi, Boccia, Zoggia, D'Attorre.
L'area che fa capo a Pippo Civati, tra i tre e i cinque deputati, è invece pronta a votare no contro il Jobs act.
CUPERLO: «NON CI SONO LE CONDIZIONI PER UN SÌ». «Noi non ci sentiamo di esprimere un voto favorevole su Jobs act», ha detto Gianni Cuperlo a margine di un incontro con Sel e la Fiom lombarda. «Il punto a cui si è arrivati non è soddisfacente. Il problema non è come licenziare, ma come assumere». Stefano Fassina invece ha affermato: «Per noi è uno strappo rilevante, perché noi siamo parte della maggioranza, ma non voteremo questa delega. Non saremo un gruppo sparuto, ma un numero politicamente impegnativo. E non temiamo conseguenze disciplinari».
BERSANI, VOTO DI DISCIPLINA. Voterà il Jobs act «per disciplina», Pier Luigi Bersani. Lo ha spiegato a chi lo ha interpellato alla Camera. Nonostante alcuni «miglioramenti il Jobs act non convince», ha affermato, «dinque voterò le parti che mi convincono con piacere e convinzione e le parti su cui non sono d'accordo per disciplina, avendo fatto per quattro anni il segretario del Pd».
DA ORFINI APPELLO A UNITÀ. «Faccio un ultimo appello all'unità del Pd» sul Jobs act, ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini.
«Abbiamo raggiunto una larghissima unità sul testo, spero che per rispetto della discussione fatta, dei cambiamenti apportati, del lavoro di ascolto reciproco e della nostra comunità, si voglia fare tutti un ultimo sforzo in Aula», ha concluso il dirigente dem.

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