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VOTO 25 Novembre Nov 2014 1749 25 novembre 2014

Jobs act, ok della Camera al testo: spaccatura nel Pd

Via libera a Montecitorio. Ma l'opposizione e più di 30 dissidenti dem lasciano l'Aula.

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Il tabellone con i risultati della votazione finale del voto sul Jobs Act.

Sì dell'Aula della Camera al Jobs act (senza bisogno della fiducia), ma il Partito democratico si è spaccato al momento del voto.
Il testo, approvato a Montecitorio con 316 sì, sei no e cinque astenuti, torna ora al Senato.
Quasi tutti i deputati dell'opposizione non hanno partecipato al voto finale (M5s, Lega, Sel e Forza Italia hanno lasciato l'Aula) a cui si sono aggiunti oltre 30 dissidenti del Pd che hanno firmato un documento per spiegare le ragioni del loro dissenso.
Si tratta di uno tra i risultati più risicati dell'era Renzi, appena un voto sopra la maggioranza assoluta.
CIVATI CONTRARIO. Tra i dem, due hanno detto no al testo (Pippo Civati e Luca Pastorino), altri due si sono astenuti (i civatiani Paolo Gandolfi e Giuseppe Guerini).
Hanno votato no rimanendo in Aula anche Francesco Saverio Romano di Forza Italia, Claudio Fava (ex Sel, ora Misto), Mauro Pili (ex Pdl, ora Misto), e Mario Sberna (Per l'Italia).
DOCUMENTO DELLA MINORANZA. Nonostante le modifiche apportate a Montecitorio, l'impianto della delega sul lavoro non è stato considerato soddisfacente dalla minoranza del Pd: tra i firmatari del documento figurano Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Francesco Boccia, Alfredo D'Attorre e Stefano Fassina.
Altri sei (Marco Di Stefano, Francantonio Genovese, Simonetta Rubinato, Rosa Villecco Calipari, Francesca La Marca, Enrico Letta) non hanno partecipato al voto in quanto assenti «giustificati» per diverse ragioni.
BERSANI FAVOREVOLE, APPELLO ALL'UNITÀ DI ORFINI. L'ex segretario Pier Luigi Bersani ha invece fatto sapere di aver votato il Jobs act «per disciplina».
In tanti non hanno accolto, quindi, l'appello all'unità del partito lanciato in precedenza dal presidente del Pd, Matteo Orfini.

Renzi: «Più tutele, solidarietà e lavoro», ma Fassina lo attacca

Il premier Matteo Renzi ha ritwittato la valutazione del gruppo Pd di Montecitorio: «La Camera approva il Jobs act. Più tutele, solidarietà e lavoro».
Dura la replica di Fassina, secondo cui «le parole di Renzi non aiutano la pace sociale» e il premier «alimenta le tensioni sovversive e corporative».
PROTESTA DEL M5S. I parlamentari 5 stelle si sono presentati in conferenza stampa bendati, con gli occhi coperti da una striscia di stoffa che riporta la scritta: 'LicenziAct'. «Così Renzi condanna a morte i lavoratori italiani», ha denunciato il Movimento.
POLETTI SODDISFATTO. Butta invece acqua sul fuoco il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, soddisfatto per il successo alla Camera: l'atteggiamento della minoranza Pd sul Jobs act, ha detto, «era in qualche misura prevedibile. C'è una discussione che va avanti da tempo e posizioni notoriamente diverse. Tuttavia anche chi non ha espresso voto favorevole alla fine ha apprezzato i miglioramenti». Con questo testo, ha aggiunto, «le norme italiane si allineano con quelle europee: saranno più semplici e chiare e consentiranno alle imprese di fare investimenti e di assumere sapendo qual è il quadro di riferimento».
APPROVAZIONE ENTRO DICEMBRE. Ora il provvedimento torna in seconda lettura al Senato con l'obiettivo dell'approvazione definitiva entro i primi di dicembre per mettere a punto almeno i principali decreti delegati entro fine anno.

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