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MAMBO 25 Novembre Nov 2014 1037 25 novembre 2014

L'Italia soffre, e la politica si guarda allo specchio

Disoccupazione, povertà, tensione sociale: il Paese sta affondando. Ma nei palazzi romani Renzi e i suoi colleghi parlano solo di se stessi.

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Matteo Salvini e Matteo Renzi.

Si ha l’amara impressione che il mondo politico discuta di cose proprie o che interessano noi osservatori, mentre l’attenzione degli italiani si sta dirigendo verso altre parti.
Queste altre parti comprendono anche la politica che però viene intercettata a seconda di come dimostra di voler dare risposte a problemi veri.
Non c’è dubbio che il problema vero siano la disoccupazione, la povertà che si va estendendo, il timore della povertà che comincia a diventare l’incubo della piccola e media borghesia, soprattutto fra la popolazione anziana e in quelle famiglie in cui ci sono giovani e 40enni senza mestiere.
In questi mondi, se collocati nelle periferie urbane, cresce anche l’ira verso gli extracomunitari e i rom secondo i canoni classici della guerra fra poveri: i neri e i rom declassano socialmente i quartieri che pensavano di essere diventati simili ad altri più borghesi, e, neri e rom, hanno abitudini incompatibili con gli standard di vita dei nativi, una parte di loro è anche aggressiva e minacciosa.
IL DIBATTITO È AUTOREFERENZIALE. Chi protesta troppo facilmente viene condannato come razzista. Questo è il passaggio successivo. Il primo aspetto è che a persone a cui la vita ha riservato e riserva poco viene anche affidato il compito di essere la frontiera più esposta verso chi arriva nel nostro Paese non sapendo che cosa fare e in molti casi volendo fare cose non belle.
Invece il dibattito pubblico si svolge sulla resistibile ascesa di Salvini, tema ovviamente interessantissimo, e soprattutto alcuni osservatori riportano l’opinione di Renzi che preferisce il Matteo leghista ad altri avversari perché pensa così di avere partita facile. Spero non sia vero, perché Renzi dopo aver mortificato gli elettori di mezza età che vengono dalla sinistra, rischia di fare un'azzardata scommessa in una partita, quella con la destra radicale, che può perdere. In Ungheria si è persa. In Francia si sta perdendo.
I LEADER IGNORANO LA SOFFERENZA DEL PAESE. Passa la prima, passa la seconda, siamo alla terza Repubblica ma i nuovi leader pensano di essere dei fenomeni che possono ignorare le sofferenze reali del Paese.
Prendiamo il caso italiano. Chiudono le fabbriche, metà del territorio al Nord crolla dopo piogge insistenti, le periferie urbane sono in rivolta e la nostra attenzione è attirata da Civati, Camusso, Landini e la loro lite fratricida con Renzi o, se si è di destra, dallo scontro dentro la lillipuziana Forza Italia dove Raffaele Fitto battaglia contro un leader accasciato e stanco per disputarsi voti che non ci sono più.
DA DESTRA A SINISTRA, QUANTA INDECISIONE. Ci vorrebbe la bacchetta magica e un po’ di serietà per chiedere poche cose. Alla destra dovremmo chiedere se ha deciso di affidarsi a Salvini. Se sarà cosi, vada a finire nelle braccia di un uomo che la porterà alla rovina e alla guerra civile, quella vera.
Oppure scelga un nuovo leader. Ho visto in tivù Alfio Marchini. Perché non provate con lui o con altri? Basta che provate, cercate di dare un segno di vita.
A sinistra Camusso e Landini decidano se la loro partita personale è per la guida della Cgil o per un nuovo soggetto politico. Nel primo caso tutte queste ammuine avrebbero un senso, nel secondo andrebbero a sbattere.
CIVATI E CUPERLO SCELGANO UNA STRADA. Nel Pd gli anti Renzi devono anch’essi decidersi. Civati ha una faccia simpatica ma è, scusate l’espressione, un gran paraculo. Ogni volta che apre bocca o che vota sembra considerare il suo partito come una cloaca: che ci sta a fare dentro? Esca, prenda aria, ci faccia vedere che sa fare cose positive invece di fare il fenomeno. Stesso discorso vale per il mio amico Cuperlo. Poniamo che l’astensione in Emilia Romagna sia opera vostra ovvero del vostro-nostro popolo: che si fa? Lo si lascia lì nella sua cupa disperazione oppure si dà vita a un progetto politico. Non avremo alcuna di queste risposte. Tanto meno da Renzi troppo preso dallo specchio.
La crisi della Repubblica è tutta qui: ancora una volta il mondo politico si avvolge su se stesso, così arrivano i magistrati e in altri tempi, più lontani, arrivarono anche gli uomini della Provvidenza. Ve la state cercando.

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