Matteo Renzi 141122212213
MAMBO 26 Novembre Nov 2014 1047 26 novembre 2014

Jobs act, Pd spaccato: peggior sciagura della sinistra italiana

La guerra nel Pd è un dramma. Che deve finire subito. E senza altre prove di forza.

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Matteo Renzi.

Nel Pd ormai, anche formalmente, ci sono due, forse tre partiti.
Probabilmente ne potremmo contare un po’ di più se indagassimo nella galassia renziana che è assai meno compatta di quanto appaia ora. L’idea stessa del Pd prevedeva l’esistenza di più partiti, eufemisticamente chiamati “culture”, essendo irriducibile la tradizione post comunista così come quella cattolico-popolare a cui si era aggiunta quella cosa confusa, il “nuovismo”, nella quale si riconoscono i cosiddetti “nativi”, cioè quelle persone che hanno avuto il Pd come primo e finora unico partito.
UN PARTITO SEMPRE SULL'ORLO DELLA SCISSIONE. Essendo così composto, in conseguenza del suo vizio di nascita, era scontato che questo partito avrebbe vissuto sempre sull’orlo della scissione.
La vera storia del Pd dice infatti che quell’amalgama non è mai riuscito.
Oggi la crisi nasce da due fattori: c’è un leader che ha stravinto le primarie, ma che si comporta come se il partito lo avesse comprato a poco prezzo a Porta Portese e quindi si muove come se si fosse portato a casa una cosa propria. Questo leader non è figlio di Silvio Berlusconi o nipote di Amintore Fanfani, è l’ultimo sopravvissuto di un mondo che non sa vivere senza il fattore K.
Il fattore K, invenzione di Alberto Ronchey, è la presenza dei comunisti. Paradossalmente, questo fenomeno in Italia si è manifestato più pericolosamente dopo la morte del Pci. Fantasie nostrane.
Matteo Renzi è convinto che deve liberarsi di quel mondo, gli addebita tutte le colpe (e qui la sua cultura è uguale a quella di Berlusconi), ma pretende di avere quei voti. Non gli sta riuscendo e con tutta evidenza, a parte il fatto che in Forza Italia molti parlano bene di lui, non prende un voto da destra.
LA DESTRA SI SMARCA DAL PREMIER. La destra italiana è destra vera, non fa commerci con chi sta a sinistra, può farci un’alleanza ma non vuole confondersi. Renzi ha energicamente cercato di chiamarsi fuori dal vecchio mondo della sinistra con una vera e indecente pulizia etnica (ma poi si è tenuto Stefano Bonaccini in Emilia Romagna e Mario Oliverio in Calabria) ma non ha convinto gli antichi nemici.
Diciamo allora che c’è una verità in chi dice che Renzi voleva spaccare o spacchettare il Pd.
I suoi oppositori sono sulla stessa lunghezza d’onda. Hanno perso le primarie ma, rivelando un fragile profilo democratico, non ne hanno accettato il risultato (capitò anche con Veltroni) e hanno iniziato una guerra santa contro il premier sulla scia dell’anatema terzinternazionalista sul “socialfascismo”.
Dovunque andranno, su di loro peserà questa incapacità di convivere con culture diverse. Altro che Tsipras. Sono più vicini al Partito comunista francese.
La domanda che verrebbe da fare a tutti loro è questa: perché avete fatto il Partito democratico se non avreste mai accettato una guida diversa da chi sta nei vostri cuori?
UNA GUERRA CIVILE CHE DISTRUGGE LA SINISTRA. C’è un dato di inaffidabilità della sinistra tutta che emerge e che credo l’opinione pubblica coglierà. Da qui l’astensione, il popolo degli apolidi, l’apertura di varchi entro cui si infilerà la nuova destra.
Fra qualche anno parleremo di questa guerra civile a sinistra come della peggiore sciagura della sua storia e ci ricorderemo i nomi, uno per uno, di questi “generaloni” che l’hanno guidata.
Quello che risulta chiaro è che, se Renzi non ha mostrato alcun aggancio culturale con la cultura liberaldemocratica e popolar-cattolica, essendosi attestato su concetti francamente assai banali, i suoi oppositori non appartengono a nessuna tradizione di sinistra se non a quel filone che va da Amadeo Bordiga e attraversa tutto il minoritarismo italiano. Non c’è il Pci in loro.
Nessuna speranza quindi?
Una sola, che questa guerra incivile finisca presto, che non si riveli un modesto espediente per portare un uomo proprio al Quirinale (si tratti di Paolo Gentiloni per l’uno o di mister X per gli altri).
Dal momento che quello che stiamo vivendo è un dramma, siano almeno nei toni all’altezza del guaio che hanno combinato.

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