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DIPLOMAZIA 26 Novembre Nov 2014 0738 26 novembre 2014

Libia, Gentiloni: «Pronti a usare le nostre truppe»

Il ministro degli Esteri non esclude un intervento, «sotto l'egida dell'Onu».

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Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

La Libia è sprofondata nuovamente nel caos, e l'Italia sarebbe in prima linea per un eventuale intervento militare. Parola del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.
Il titolare della Farnesina, intervistato da Repubblica, ha detto che l'Italia interverebbe sicuramente in una missione di peacekeeping, ma «rigorosamente sotto l'egida dell'Onu».
«La Libia», ha precisato, «rappresenta per noi un interesse vitale per la sua vicinanza, il dramma dei profughi, il rifornimento energetico… Non a caso manteniamo aperta a Tripoli la nostra ambasciata che fornisce un supporto logistico insostituibile alla mediazione dell’Onu».
«BASTA DELEGHE AGLI AMERICANI». Alla domanda sulla strategia nella lotta allo Stato islamico e alla sostituzione del capo del Pentagono da parte di Barack Obama, Gentiloni ha detto: «Non conosciamo i motivi dell’avvicendamento di Hagel. In Iraq, gli Usa e la coalizione di cui facciamo parte stanno intervenendo per bloccare l’avanzata del Daesh. Evitiamo di chiamarlo Is, perché a fronteggiarsi sono anche due visioni dell’Islam e noi dobbiamo evitare di mettere tutti nello stesso sacco. Non potremo più delegare gli americani, peraltro strategicamente meno interessati di noi alle sorti del Medio Oriente».
LA MANO TESA ALL'IRAN. E per combattere i fondamentalisti islamici, secondo il ministro è necessario coinvolgere l'Iran. «È impensabile un assetto equilibrato della regione senza l’Iran», ha sottolineato, «non solo per il comune interesse contro il Daesh ma anche per l’influenza che Teheran esercita sulle comunità sciite. Non è facile, come dimostra il negoziato sul nucleare. Ma la porta è rimasta aperta».

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