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COLLOQUIO 26 Novembre Nov 2014 1351 26 novembre 2014

Renzi al Colle: «Iter di riforme condivisibile»

Riforme, il premier un'ora al Quirinale. «Andremo velocissimi, chiudiamo a gennaio». Ma Napolitano frena: niente prove di forza. Testo in Aula il 16/12.

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Giorgio Napolitano con Matteo Renzi.

Matteo Renzi vuole bruciare i tempi sulla riforma elettorale e istituzionale, andando «velocissimi» per chiudere la partita «entro dicembre o gennaio».
Ma Giorgio Napolitano, preoccupato da alcuni segnali di cedimento nei partiti e di allontanamento dell'opinione pubblica, ha invitato il premier alla paziente ricerca di «percorsi condivisi» per non destabilizzare ulteriormente il quadro politico.
Il 26 novembre il capo dello Stato ha riunito al Quirinale Renzi e il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi per fare il punto dei tanti provvedimenti che dovrebbero essere approvati entro la fine dell'anno, proprio nel periodo in cui Napolitano potrebbe lasciare il Colle.
MANDATO DI NAPOLITANO LEGATO ALLE RIFORME. Da sempre il presidente ha legato la fine del suo secondo mandato alle riforme, per questo non bisogna perdere di vista il bersaglio grosso nella furia della corsa, cioè la stabilità politica necessaria per chiudere a 360 gradi il ciclo dei provvedimenti, evitando pericolose prove di forza.
L'importante per Napolitano, dunque, è che le riforme marcino, siano condivise e fatte al meglio.
TIMORE DI ELEZIONI ANTICIPATE. Sfumando allo stesso tempo i timori di quanti leggono nella fretta del governo sull'Italicum il preannuncio di elezioni anticipate.
Il presidente ha chiesto conto delle intenzioni del premier suggerendogli per le prossime settimane una linea che tenga in considerazione «le preoccupazioni delle diverse forze politiche, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra legislazione elettorale e riforme costituzionali».
TESTO IN AULA DAL 16 DICEMBRE. Dal canto suo, Renzi avrebbe minimizzato il fatto che le tensioni in Pd e in Fi possano frenare quel «percorso condiviso» garantito sull'intenzione di arrivare al 2018 «se il parlamento fa le riforme».
Con l'Italicum in discussione in commissione a Palazzo Madama e la riforma del Senato in aula alla Camera il 16 dicembre, Renzi ha però fissato il timing e le intenzioni del governo: arrivare al delicato passaggio dell'elezione del nuovo capo dello Stato con la legge elettorale definitivamente approvata e con le prime letture, anche alla Camera dopo il Senato, del ddl Boschi sul superamento del bicameralismo.
APPROVAZIONE RISICATA DEL JOBS ACT. L'incontro è avvenuto il giorno dopo l'approvazione risicata del Jobs Act alla Camera e lo strappo di oltre 30 deputati del Pd, che sono usciti dall'Aula assieme all'opposizione al momento del voto.
SCONTRO ORFINI-CUPERLO. Resta alta, infatti, la tensione nei democratici ed è scontro fra il presidente del partito Matteo Orfini e Gianni Cuperlo, che gli ha contestato la definizione di 'primedonne' data ai dissidenti. «Siamo solo donne e uomini con le loro convinzioni e la loro coerenza», ha ammonito. Ma Orfini ha ribattuto: «Quelle parole le ho dette perché le penso».

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