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RIFORME 27 Novembre Nov 2014 1517 27 novembre 2014

Jobs act, al Senato il ddl non cambia

Via libera della commissione Lavoro. Emendamenti bocciati. Il governo: «Tempi rapidi».

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Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio e il premier Matteo Renzi.

Il disegno di legge delega sul lavoro, il cosiddetto Jobs act, ha ricevuto il via libera della commissione Lavoro al Senato, dove il testo è passato così come già approvato alla Camera. Sono stati bocciati tutti gli emendamenti. La commissione ha quindi anche dato il mandato al relatore. Il provvedimento è atteso in Aula martedì 2 dicembre.
RENZI: «TOGLIE ALIBI, NON DIRITTI». «Al termine della riforma avremo meno alibi e non meno diritti», ha assicurato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando della delega sul lavoro. I sindacati, Cgil e Uil innanzitutto, restano contrari e hanno assicurato che intendono proseguire la loro battaglia: «Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per far sì che le norme non vadano in vigore», ha insistito il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, tornando anche sulla possibilità di presentare un ricorso alla Corte di giustizia europea.
Eventualità sostenuta anche dalla Uil, che si è detta pronta a valutare la stessa strada: «Verificheremo il testo e decideremo», ha affermato infatti il segretario generale Carmelo Barbagallo. Il sindacato è «legittimato come chiunque altro a fare questa scelta» ma, ha risposto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «la nostra opinione è che la legge delega sia costituzionale e pienamente coerente con le norme comunitarie e con tutti i trattati che il nostro Paese ha sottoscritto. Diversamente non l'avremmo mai mandato in parlamento».
«LA RIFORMA DÀ PIÙ DIRITTI». Sulla stessa linea il premier: «Vedo due sindacati che faranno uno sciopero generale contro il nostro governo. Gli stessi sindacati si sono dimenticati di fare lo sciopero contro la Fornero e Monti. Contro di noi sì, e io lo rispetto, è la bellezza della democrazia». Ma la riforma, ha sottolineato Renzi, «sta dando più diritti a quelli a cui il sindacato, in questi anni, non ha parlato, a quelli di cui non si è occupato nessuno».
La Cisl di Annamaria Furlan ha confermato, invece, la sua strada e ha ribadito i motivi per cui non partecipa allo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil per il 12 dicembre («bloccare il Paese non serve a far ripartire l'economia reale») ma intende scendere in piazza con il solo pubblico impiego il primo dicembre.
La delega è «una legge molto larga, è nei decreti attuativi che capiremo fino in fondo le vere intenzioni del governo». E comunque «per la Cisl quello che è importante è che le nuove regole assorbano la tanta precarietà presente».
SQUINZI: «GIUDIZIO POSITIVO». Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha ribadito il «giudizio positivo» sul provvedimento, pur aspettando ora la fine dell'iter parlamentare e il testo definitivo.
POLETTI: «ANCORA NESSUNA DECISIONE SULLA FIDUCIA». Se porre o meno la fiducia al Senato «non è ancora deciso», ha affermato sempre Poletti, spiegando che si deve fare una valutazione in base all'andamento dei lavori in Aula.
Martedì 2 dicembre il ministro ha in programma un incontro con il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, in vista della definizione dei decreti delegati, a partire dal contratto a tutele crescenti. «I tempi dell'approvazione definitiva saranno rapidi, perché a gennaio devono essere pronti i primi decreti legislativi», ha affermato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.
E dopo la spaccatura nel voto alla Camera, il capogruppo Pd nella commissione Lavoro del Senato, Annamaria Parente, ha assicurato: «Sono certa che in Aula al Senato prevarrà la responsabilità nei confronti del Paese e che anche il Pd si presenterà unito». L'ok della commissione è «un passo decisivo per il varo definitivo della più organica riforma del mercato del lavoro dopo lo Statuto dei lavoratori in prossimità del suo quarantacinquesimo compleanno», ha sottolineato Sacconi.

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