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POLITICA 28 Novembre Nov 2014 0600 28 novembre 2014

Elezioni regionali, dove sono i voti spariti dal M5s

Troppe polemiche ed espulsioni: il M5s si squaglia. E perde voti. Molti leghisti lo scelsero nel 2013. Ora tornano all'ovile. Grillo lancia un sondaggio sul direttorio.

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Beppe Grillo durante un comizio.

Novembre nero, quello di Beppe Grillo: tra contestazioni della base ed emorragia di elettori il suo Movimento 5 stelle (M5s) pare sempre più un lontano parente di quello che nel 2013 terremotò lo scenario politico italiano.
Il controverso strumento delle espulsioni online - ultime in ordine di tempo quelle di Massimo Artini e Paola Pinna - è tornato ad agitare i militanti dissidenti, che il 27 novembre si sono presentati sotto la casa del leader pentastellato per fare sentire la propria voce.
Quattro giorni prima, le elezioni in Emilia-Romagna e Calabria avevano certificato il drastico calo di consensi del M5s nel Paese: poco più del 13% nella prima regione, meno del 5% nella seconda.
Beppe sembra provato. Si dice «stanchino» e lancia l'idea di un collegio di garanti: «Il Movimento ha bisogno di una struttura più ampia. Io, il camper e il blog non bastiamo più».
Già, perché i numeri in politica non sono tutto, ma qualcosa dicono.
NEL 2013 IL BOOM: 25% DA SOLI. Nell'immediato day after del voto regionale Grillo aveva scritto sul blog: «L’astensionismo non ha colpito il Movimento 5 stelle».
In Emilia «il M5s nel 2010 raccolse il 6% pari a 126.619 voti eleggendo due consiglieri, ora ha aumentato i consensi in termini assoluti con 159.456 voti (13,2%) pari a cinque consiglieri con una campagna elettorale costata poche migliaia di euro a fronte delle centinaia di migliaia di euro degli altri partiti e senza l’aiutino dei media».
Malgrado le parole di Grillo, però, i consensi per i cinque stelle sono in vistoso calo.
Alle elezioni di febbraio 2013, quelle del boom, il Movimento raccolse da solo il 25,56% per la Camera (oltre 8,7 milioni di voti e 108 seggi) il 23,80% per il Senato (circa 7,3 milioni e 54 seggi).
In regioni come Sicilia, Liguria, Marche, Piemonte, Umbria e Sardegna i pentastellati superarono addirittura la media nazionale.
I DOMINATORI DELLE POLITICHE. «Il Movimento 5 stelle, con più di 8,5 milioni di voti, è apparso il vero dominatore delle elezioni», scrisse il sondaggista Renato Mannheimer sul Corriere della sera.
«Grillo ha attratto voti da tutti i partiti: in misura simile da ex elettori di Popolo della libertà e Partito democratico, ma anche da chi, alle precedenti Politiche del 2008, aveva deciso di astenersi ed è stato questa volta motivato dal comico genovese a partecipare».
ALLE EUROPEE 3 MILIONI DI VOTI PERSI. Rispetto alla tornata elettorale di un anno e mezzo fa le Europee del 25 maggio hanno visto il M5s, surclassato dal Pd renziano che ha sfondato quota 40%, perdere oltre 2 milioni 990 mila voti.
Si è passati dal #vinciamonoi, con Grillo che il 3 aprile aveva annunciato il proprio ritiro in caso di sconfitta, al #vinciamopoi.
Il 29 maggio lo staff comunicazione ha perfino diffuso un documento di accusa nei confronti dei vertici del Movimento, rei di aver impaurito gli elettori: «Casaleggio, vestito di scuro e con quel cappellino, ha mandato un messaggio inquietante e non rassicurante».
SOLO IL 2,49% A REGGIO CALABRIA. Da lì in poi il trend è stato in discesa. Il 26 ottobre a Reggio Calabria, dove si è votato per eleggere il nuovo sindaco, il candidato dei grillini Vincenzo Giordano ha ottenuto appena 1.738 voti (2,49%).
Un flop, considerato che alle Politiche 2013, sempre nel capoluogo calabrese, i penstastellati raccolsero 54.877 voti per la Camera e 42.199 per il Senato.

Il M5s ha perso più di tutti in confronto alle Europee

Matteo Salvini della Lega Nord.

Domenica 23 novembre le cose non sono andate tanto meglio.
Alle elezioni 2013, in Emilia-Romagna, il M5s si era piazzato secondo alle spalle del Pd con 658.475 voti ottenuti per la Camera (24,65%) e 576.524 per il Senato (23,10%).
E in Calabria? Anche in questo caso, nonostante l’ottimo risultato del Pdl, i pentastellati avevano raccolto un buon seguito sia per la Camera (232.811 voti, 24,86%) sia per il Senato (185.411 voti, 22,19%).
Oggi, numeri alla mano, la flessione risulta evidente: appena 159.456 i voti raccolti da Grillo e soci in Emilia, “solo” 38.321 quelli presi in Calabria.
IN E-R CALO DEL 64,1% DA MAGGIO. Le percentuali del 23 novembre diventano ancora più negative se messe a confronto con quelle delle Europee di maggio.
Secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna, in Emilia-Romagna il M5s ha sì guadagnato consensi rispetto alle Regionali del 2010 (più 30 mila voti circa, come affermato dallo stesso Grillo), ma, al tempo stesso, ha perso il 64,1% dei consensi (284.480 voti) in rapporto a sei mesi fa.
In Calabria, invece, il Movimento ha lasciato per strada oltre i tre quarti dei voti raccolti a maggio (124.369, meno 76,3%).
MEGLIO L’ASTENSIONE DEI GRILLINI. Tutti i partiti sono stati colpiti dall’astensione, sottolinea l’Istituto Cattaneo.
Però quella guidata dal duo Grillo-Casaleggio è la forza che ha pagato il prezzo più alto di questa tendenza.
Tanto che a Parma, città amministrata dal sindaco 'dissidente' Federico Pizzarotti, il 69% di chi aveva votato per il M5s alle Europee ha deciso di astenersi.
«Laddove manca il richiamo del leader Beppe Grillo», è scritto nel report sui flussi elettorali, «gli elettori di questo partito si rifugiano nell’astensione. Era una tendenza emersa già in precedenti occasioni (come varie tornate regionali nel corso del 2013 e del 2014) che queste elezioni confermano».
RITORNO A CASA DEI LEGHISTI DELUSI. Parma non è stata l’unica città ad aver fatto registrare un corposo calo di voti per il movimento.
Verso il 'non voto' si è infatti diretta una fetta di elettorato filo-grillino compresa fra il 63% di Bologna e il 74% di Reggio Emilia.
Nell’analizzare il successo della Lega Nord, che nel fortino “rosso” ha sfiorato il 20%, l’Istituto Cattaneo ha scritto che oltre a una maggiore tenuta verso l’astensione e a una buona fetta di voti arrivati da Forza Italia, ad aver favorito il Carroccio è stato «un flusso di origine M5s, non rilevantissimo, ma significativo in quanto presente in tutte le città analizzate. Sappiamo che il successo di M5s nel 2013 fu determinato anche da elettori ex leghisti che avevano visto nel partito di Grillo un canale di protesta più credibile della Lega di allora», ha concluso l’analisi.
«Di fronte alle attuali difficoltà dei cinque stelle è facile ipotizzare un loro parziale “ritorno a casa”».

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