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POLITICA 28 Novembre Nov 2014 1115 28 novembre 2014

M5s, Grillo «stanchino»: proposto collegio di garanti

Lancia l'idea di un gruppo di 5 garanti per affiancarlo: Di Battista, Di Maio, Ruocco, Fico e Sibilia. La base contro il leader. Dove sono finiti i voti M5s?

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Beppe Grillo.

Segni di logoramento per Beppe Grillo e nuova frattura interna al Movimento 5 stelle.
Dopo il polemico caso degli epurati Massimo Artini e Paola Pinna, il leader ha affermato di essere un «po' stanchino» e ha invitato sul blog a votare per la nomina di una sorta di collegio di garanti che possa affiancarlo.
«Il M5s ha bisogno di una struttura più ampia. Io, il camper e il blog non bastiamo più».
CINQUE NOMI. Cinque i nomi: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia.
«Quando abbiamo intrapreso l'appassionante percorso del Movimento 5 stelle, ho assunto il ruolo di garante per assicurare il rispetto dei valori fondanti di questa comunità», si legge sul sul post, ma «oggi, se vogliamo che questo diventi un Paese migliore, dobbiamo ripartire con più energia ed entusiasmo».
COME FORREST GUMP. Grillo ha detto di sentirsi «un po' stanchino, come direbbe Forrest Gump».
Ecco allora la proposta online di cinque nomi «che grazie alle loro diverse storie e competenze opereranno come riferimento più ampio del M5s in particolare sul territorio e in parlamento: oggi le propongo in questo ruolo per un voto agli iscritti».
«Queste persone si incontreranno regolarmente con me per esaminare la situazione generale, condividere le decisioni più urgenti e costruire, con l'aiuto di tutti, il futuro del Movimento 5 stelle», ha concluso Grillo.

Deputati ed elettori divisi sui nomi 'imposti' da Grillo

Paola Pinna e Massimo Artini.

La consultazione è aperta fino alle 19 sul blog dei pentastellati, ma un gruppo di 10 parlamentari M5s si è schierato contro i nomi decisi da Grillo. La deputata Patrizia Terzoni ha lanciato l'hashtag #BeppeQuestaVoltaNonCiSto e ha spiegato la sua posizione: «Se vince il sì diventeremo un partito e io non voglio far parte di un partito. Le sovrastrutture lasciamole al Pd. Noi dobbiamo andare oltre».
«NON SIAMO UN PARTITO». Il deputato M5s Daniele Pesco ha avvertito su Facebook: «Se dovesse vincere il sì io mi dimetto. Sono tutti miei cari amici, ma il Movimento 5 stelle non è questo. Non siamo un partito, l'abbiamo sempre detto. Non abbiamo bisogno di un direttivo».
Massimo Artini, uno dei due espulsi il 27 novembre, ha ironizzato: «Un altro chiaro esempio di democrazia! Sono nomi imposti dall'alto, senza consultazione dei gruppi parlamentari e dell'assemblea».
DISCUSSIONE SUL BLOG. La base del Movimento, divisa tra favorevoli e contrari, si è scatenata sul blog. In molti non hanno condiviso il metodo di Grillo, accusato di aver imposto i nomi dei cinque garanti senza chiedere il parere dei parlamentari e della Rete.

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