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ARIA DI CRISI 28 Novembre Nov 2014 2154 28 novembre 2014

M5s, rivolta interna contro il direttorio di Grillo

Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia nominati garanti. In 30 vicini all'addio. «Uno non vale più uno». Pizzarotti leader dei ribelli. Fico: «Nessuno comanderà».

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Beppe Grillo.

Questa volta i dissidenti del Movimento 5 stelle non resteranno a guardare.
Dopo le espulsioni di Massimo Artini e Paola Pinna e la scelta di Beppe Grillo di nominare un direttorio di cinque persone chiedendo alla Rete solo di ratificare la sua decisione, un nutrito gruppo di deputati è pronto a fare le valigie.
IN 30 VERSO IL MISTO. Da voci raccolte da Lettera43.it risulta infatti che in 30 (almeno per ora) sarebbero sul punto di rassegnare le dimissioni dal gruppo per passare in blocco al Misto (e successivamente crearne uno proprio se ci saranno le condizioni), in segno di protesta contro «scelte calate dall'alto», senza un dibattito interno e una consultazione con gli iscritti, come prevede invece il regolamento dei cinque stelle.
BASTA BOCCONI AMARI. Una violazione insopportabile per chi nel Movimento ha creduto, e forse crede ancora, ma non è più disposto ad andare avanti a queste condizioni, ingoiando bocconi amari, cucinati lontano da Roma.
Alcuni lo dicono apertamente, come Daniele Pesco, Tiziana Ciprini, Marco Baldassarre e Patrizia Terzoni, altri invece restano nell'ombra.
«UNO NON VALE PIÙ UNO». La scelta di Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia come vice-G&C non piace a molti cittadini-portavoce.
Quasi la metà della truppa, stando ai rumor raccolti.
Gli umori sono sintetizzati dall'amaro sfogo di un deputato meridionale molto seccato dal comportamento del comico genovese: «È la fine di un sogno. Uno non vale più uno».

L'espulso Artini pronto a querelare Grillo

In alto a sinistra Grillo. In senso orario Ruocco, Di Battista, Di Maio, Sibilia e Fico.

Intanto, mentre i cinque stelle ancora attivi si riorganizzano, arrivano alcune indiscrezioni circa una presunta querela che il neo espulso Massimo Artini starebbe per presentare nei confronti di Grillo, per diffamazione e calunnie ai suoi danni, contenute nel post pubblicato giovedì 27 novembre dal blog, che praticamente invitava alla sua cacciata del deputato e della collega Pinna.
CONTESTATI I VERSAMENTI. Nel testo, infatti, Grillo contestava ai due di non aver versato la quota del fondo per le piccole e medie imprese (Pmi), come voleva il codice sottoscritto al momento della loro elezione. Circostanza negata con forza dai due 'imputati' che avevano anche prodotto le prove dei loro versamenti.
Insomma, se le voci dovessero trovare conferma nei fatti, i pentastellati passerebbero dagli apriscatole alle carte bollate in meno di due anni.
Sul futuro dei dissidenti, poi, pesa un'altra incognita: abbandonare il Movimento 5 stelle, ma per fare cosa? E soprattutto, con chi?
PIZZAROTTI POSSIBILE LEADER. Uno dei leader 'papabili' sarebbe il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ormai in rotta di collisione costante con Grillo che, stando alle voci interne, si sarebbe reso disponibile, ma a condizione che il primo passo lo facciano quei parlamentari in dissenso con la linea del capo politico.
Una sorta di 'prova di fiducia', come spiega un deputato molto vicino al primo cittadino emiliano, che gli farebbe mettere da parte ogni remora prima di iniziare questa avventura stimolante e rischiosa.
I dubbi di Pizzarotti, però, sono indicativi di come il clima sia confuso in casa pentastellata.
CHI RESTA DEVE ACCETTARE TUTTO. Quale sentimento prevarrà in quel pezzo di Movimento insofferente ai diktat di Beppe? Se restano, saranno costretti ad accettare tutto ciò che verrà loro 'calato dall'alto'.
Se mollano, andranno incontro a una salita durissima. In ogni caso il passaggio che vive il M5s sarà decisivo per il futuro. Della serie: bere o affogare.

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