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STRATEGIE 28 Novembre Nov 2014 2245 28 novembre 2014

Quirinale, per il dopo Napolitano si cerca l'intesa ai primi scrutini

Tempi più lunghi potrebbero ostacolare il candidato del patto del Nazareno. Incognita M5s.

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Una partita a carte coperte fino alla vigilia del primo scrutinio. Durante la quale nomi più o meno illustri sono destinati a saltare fuori dal cilindro e a bruciarsi, uno dopo l'altro. Ma in queste ore c'è già una convinzione che circola nei palazzi delle istituzioni: bisogna puntare su un accordo forte e segretissimo per eleggere un nuovo presidente della Repubblica già nei primi tre scrutini, quelli ai quali la Costituzione ha affidato l'imponente quorum dei due terzi dei grandi elettori.
DOPPIO RISCHIO IN VISTA. Troppo rischioso infatti rinunciare sin da subito a sfondare la quota dei due terzi e aspettare passivi - reiterando schede bianche su schede bianche - il quarto scrutinio dove basterà la maggioranza assoluta. Pericoloso per due motivi. Il primo è che nel frattempo le opposizioni sfrutterebbero il meccanismo del voto segreto per concentrare consensi su altri nomi autorevoli che potrebbero crescere al punto da mettere a rischio il candidato del patto del Nazareno. Il secondo rischio è determinato dai tempi: come ha dimostrato il pessimo spettacolo sulla Consulta nulla garantisce che la maggioranza assoluta freni i franchi tiratori interni.
INCOGNITA NAZARENO. Già, il patto del Nazareno. Tutto gira intorno all'accordo con Berlusconi, anche se a dare le carte sarà il segretario-premier. Con chiarezza Forza Italia ha fatto sapere che niente viene prima del Quirinale e che anche la legge elettorale sarà congelata in attesa di verificare la tenuta del patto. Giorgio Napolitano lo sa bene e ha programmato un'uscita morbida ma determinata, confermando la sua decisione di chiudere presto questo suo secondo mandato. Il presidente da tempo ragiona sulle sue forze e sulle tante scadenze che attendono il parlamento a dicembre. Ha quindi preferito preparare il terreno all'evento cercando di renderlo il meno dirompente possibile per la stabilità della legislatura e, soprattutto, di minor ostacolo alla laboriosità delle Camere.
VERSO L'ADDIO A GENNAIO. Nessuna data quindi e lancette puntate su gennaio, certamente dopo l'approvazione della legge di Stabilità. I suoi impegni di dicembre confermano questo calendario che con tutta probabilità porterà Napolitano a parlare della sua imminente uscita nell'incontro con le alte cariche dello Stato (prima di Natale) e forse anche nel messaggio di fine anno agli italiani. Dopo ogni giorno sarà buono, ma deciderà il presidente. Dando per acquisito questo scenario, la forza dell'impatto è già evidente: superando l'esercizio del toto-Quirinale, la macchina del premier sarà costretta ad una pericolosa sosta ai box. La tenuta del patto del Nazareno già oggi si misura solo con la parola Quirinale e incidenti al momento del voto potrebbero decretarne la fine definitiva.
Manca ancora un'era geologica alla riunione dei grandi elettori e il quadro politico è in movimento.
SULLO SFONDO IL REBUS M5S. Al di là delle tensioni interne del Partito democratico, del movimentismo che potranno organizzare i grandi vecchi del partito, da Prodi a Bersani e D'Alema, c'è sempre più all'ordine del giorno il rebus Movimento 5 stelle. Possessore di un cospicuo pacchetto di voti potrebbe mettere in difficoltà Matteo Renzi lanciando un nome autorevole la cui bocciatura non sarebbe compresa dai cittadini. Ma soprattutto - viste le epurazioni in atto - c'è già chi ha in mano il pallottoliere per calcolare quanti grillini potrebbero usare il voto segreto come prova generale per futuri traslochi. Se il toto-nomine rimane una scommessa, non si rischia nulla nel dire quanto la corsa al Colle sia una faccenda maledettamente seria per i partiti. E quindi come, al netto delle buone intenzioni, la scalata al Colle rimanga impervia per il gentil sesso nonostante i nomi di Paola Severino e Roberta Pinotti circolino da mesi. Accompagnati però da pesi massimi come Giuliano Amato, Mario Draghi e Piero Grasso. E, da ultimo, quello di Raffaele Cantone, attuale presidente della autorità anticorruzione.

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