Matteo Renzi 141122085237
MAMBO 28 Novembre Nov 2014 1135 28 novembre 2014

Renzi, le mandrakate non ti convengono più

Non ha più alternative. Per tenere in vita il suo governo ora deve trattare.

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Matteo Renzi.

In politica, più che in altre attività umane, il bilanciamento fra persuasione e ricatto gioca un ruolo decisivo nell’arte del comando.
Matteo Renzi finora è riuscito a tenere questo equilibrio con buoni vantaggi personali. Ha persuaso gli elettori delle Europee, ha convinto il capo del centro-destra Berlusconi, ha conquistato una gran parte del suo partito. Poi le cose sono andate diversamente.
Silvio Berlusconi perde voti e pezzi di partito, il dissenso interno nel Pd ha superato la soglia critica, le elezioni regionali dicono che molti elettori di sinistra si sentono apolidi e restano a casa.
LE MINACCE DI RENZI SONO ORA INNOCUE. Renzi era riuscito anche a usare l’arma del ricatto. In particolare l’arma totale. Mi ostacolate? Vi porto alle elezioni anticipate e vi asfalto tutti. Questa arma non c’è più e fra qualche settimana sarà sempre più chiaro che il premier dovrà far ricorso alla persuasione perché non spaventerà più nessuno.
Giogio Napolitano, come si sa, non scioglierà le Camere e soprattutto se ne andrà abbastanza presto, forse prestissimo.
Il suo successore pro-tempore, il presidente del senato Pietro Grasso, ovviamente non può sciogliere un bel nulla.
Resta il successore vero di Napolitano. Chi sarà? Renzi ha spaventato molti suoi interlocutori e possibili alleati. Se si guarda alla composizione del suo gruppo parlamentare e dei grandi elettori Pd si può legittimamente prevedere che contro di lui, contro qualunque proposta che sembri essere frutto di un disegno del premier, ci saranno ben più dei 101 grandi elettori che votarono contro Prodi.
Il premier scoprirà che in poche settimane il suo controllo del partito si è rapidamente liquefatto. Non li ha persuasi ne potrà minacciarli. Dovrà quindi scendere a patti e scegliere un candidato che piaccia almeno a una parte della sinistra interna al Pd e sia gradito anche a Berlusconi.
C’è anche l’ipotesi del voto trasversale che porti alla presidenza un candidato che prende voti da qui e da lì. Capitò fra gli altri a Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica che aveva fama di democristiano di sinistra e procurò il guaio del governo Tambroni che portò alla ribellione popolare nel 1960.
Il gioco dei nomi quirinalizi sembra così portare a nulla. Renzi vuole eleggere un suo funzionario, gli altri non sono d’accordo. Solo eleggesse un suo funzionario potrebbe contare sul fatto che costui o costei sciolga le Camere.
LO STALLO DEL PREMIER SUL NODO COLLE. Qui però si porrebbe una questione di delicato profilo democratico. Può un presidente neo-eletto sciogliere le Camere che lo hanno portato al Colle senza avere il consenso dei parlamentari?
Potrebbe farlo se si arrivasse in tempo breve alla riforma del Senato, quindi a un mutamento della Costituzione che imporrebbe il voto anticipato.
Ma questa prospettiva è lontana a venire. Quindi il premier si è messo in un vicolo cieco. Ha aperto tutti i fronti e se li trova adesso tutti in arme.
Prendete il caso della sua relazione con il Quirinale. Napolitano era stato chiaro al momento della sofferta rielezione. Voleva le riforme e soprattutto quella elettorale.
Voleva, in virtù della sua visione della politica, un Paese avviato verso la pacificazione. Non voleva, invece, una giungla insicura piena di guerre animalesche.
Renzi non gli ha portato le riforme, tanto meno quella elettorale, e si è mosso per provocare conflitti a cui hanno risposto i suoi avversari con toni persino peggiori dei suoi.
Infine il premier, che notoriamente pensa di essere furbissimo, ha cercato di giocarsi il presidente con la nomina del ministro degli Esteri.
Alla fine ha portato alla Farnesina un vecchio esponente della Casta, della sua Casta, ma lo ha portato in evidente difficoltà con il Quirinale.
Da qui la decisione del presidente di privilegiare la scelta del ritiro.
Adesso Renzi deve far da solo. Ha sempre meno amici, e i suoi collaboratori non gli portano consensi. Può scegliere la strada virtuosa della trattativa e dell’accordo. O può fare Mandrake, e la sua vicenda finire in una mandrakata.

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