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CONFRONTO 30 Novembre Nov 2014 0909 30 novembre 2014

Italicum, scontro a distanza tra Renzi e Berlusconi

Ruggine per la discussione sulla legge elettorale. Il Cav vuole aspettare l'elezione del capo dello Stato. Ma il presidente del Consiglio stringe i tempi.

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Giorgio Napolitano.

Tra Matteo Renzi e Sivlio Berlusconi è scontro a distanza sulla legge elettorale. Il presidente del consiglio e il leader di Forza Italia pare non abbiano ancora trovato un accordo sull'Italicum (calendarizzato al Senato per il 16 dicembre). Il motivo di questo 'scontro' riguarda i tempi, perché il Cav vorrebbe votare la legge elettorale dopo la nomina del nuovo presidente della Repubblica, mentre Renzi non ha intenzione di aspettare, e ha anche minacciato una corsa del Partito democratico da solo.
NESSUNA APERTURA DI RENZI. «Prima il Colle poi le riforme? Non esiste», è stata la risposta di Renzi, che non ha lasciato spazio ad aperture e ha voluto ricordare a Berlusconi l'impegno per le riforme entro gennaio. «Amato? Non apro una discussione finché c'è Napolitano, i nomi si fanno anche per bruciarli».
«L'Italicum è in aula a dicembre», ha ribadito Renzi, e Berlusconi «si è impegnato con noi a dire sì al pacchetto con la riforma costituzionale entro gennaio. Io resto a quel patto».
«SERVE UNA MAGGIORANZA AMPIA». Il presidente del Consiglio ha anche aggiunto: «I nomi si fanno per sostenerli o per bruciarli. È sempre la stessa storia dal 1955. La corsa è più complicata del palio di Siena. E i cavalli non sono nemmeno entrati nel campo».
Quindi sul metodo per la futura elezione ha detto: «È bene che il presidente della Repubblica si elegga con la maggioranza più ampia possibile. E dico possibile».
NOMI ANCORA SEGRETI. E in ogni caso, ci sarebbe un secondo nodo per l'elezione del nuovo capo dello Stato: il nome. Renzi avrebbe deciso di tenere per sé, o per una ristretta cerchia di collaboratori, una rosa di papabili per la successione a Giorgio Napolitano. Ma se ne dovrebbe parlare solo dopo le dimissioni del presidente della Repubblica, anche perché, come ha riportato il Corriere della Sera, i nomi dei veri candidati potrebbero emergere solo in parlamento dopo un certo numero di votazioni.

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