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POLITICA 1 Dicembre Dic 2014 1832 01 dicembre 2014

Direzione Pd, Renzi accelera sulle riforme

I dem approvano l'odg che stringe i tempi. Ma la minoranza non vota. Il premier: «Non c'è ragione per i ritardi». Poi apre al M5s e mette in guardia dalla Lega.

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Matteo Renzi.

Italicum, Jobs Act e conseguenze delle Regionali. In occasione della direzione nazionale del Partito democratico, Matteo Renzi ha fatto il punto, sollecitando i suoi a una vigorosa accelerata sul campo minato delle riforme.
DUE VOTI CONTRARI. Monito seguito da una votazione che ha visto approvato con due soli voti contrari l'ordine del giorno del premier, che invitava «ad andare avanti senza indugio» con le riforme, costituzionale ed elettorali. Voto, tuttavia, al quale la minoranza del Pd non ha polemicamente preso parte. Tra quanti non hanno partecipato Davide Zoggia, Alfredo D'Attorre, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e Francesco Boccia. I due voti contrari all'ordine del giorno sono, invece, arrivati da esponenti dell'area che fa capo a Pippo Civati.
«L'ACCORDO NON È RINEGOZIABILE». «L'accordo sulla legge elettorale, l'Italicum 2.0 fatto col Nuovo centrodestra» e i partiti che sostengono la maggioranza, «condiviso con due eccezioni da Forza Italia non è rinegoziabile», ha chiosato Renzi, replicando indirettamente anche a Cuperlo, che aveva dichiarato: «Più volte ci è stato detto che non si potevano apportare modifiche né all'Italicum, né alla riforma costituzionale, che non fossero concordate con il principale contraente del patto del Nazareno. Oggi pare che quel contraente prenda tempo. Io penso che dobbiamo fare le riforme. Questo patto esiste ancora, è solido, scricchiola, ha bisogno di un tagliando?»
UN AVVERTIMENTO PER IL CAV. La sortita del segretario, in ogni caso, rappresenta anche un messaggio al leader di Forza Italia: nessun rallentamento, il percorso di Italicum e riforme rispetterà i tempi concordati.

«L'astensionismo? Non è colpa del Jobs Act»

Matteo Renzi e, sullo sfondo, Silvio Berlusconi.

Rivolgendosi ai suoi, Renzi ha poi respinto «la tesi che l'astensionismo in Emilia Romagna derivi dalla disaffezione per il Jobs act». «È una lettura superficiale, parziale e discutibile», ha detto il premier, rifiutando le accuse della minoranza dem e giudicando «ampiamente positivo» il risultato ottenuto in Emilia Romagna e Calabria.
«AVANZA NUOVA DESTRA». «S'avanza una nuova destra che gioca la carta dell'immigrazione in modo spregiudicato, forse perché nelle periferie possiamo e dobbiamo fare di più», ha poi osservato Renzi. Nuova destra che «il Pd non deve sottovalutare e deve guardare negli occhi su un terreno da sempre scivoloso per noi, come l'immigrazione, su cui abbiamo visione opposta».
«POSSIBILE COINVOLGERE PARTE DEL M5S». E sulla débâcle pentastellata ha commentato: «Oggi è possibile un percorso di coinvolgimento di quella parte» del M5s «che non ritiene più il blog come la bussola propria», ribadendo che «il Pd è il partito che ha fatto saltare Beppe Grillo, diciamolo altrimenti sembra che Grillo si sia stancato».
«PRIMA IL COLLE DELL'ITALICUM? NO». Infine, un nuovo niet a Silvio Berlusconi: «La sua proposta sul fare prima l'elezione al Colle che la legge elettorale è da respingere al mittente, ora dobbiamo tradurre l'Italicum in atto di legge non perché vogliamo andare a votare».

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