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PRECISAZIONE 1 Dicembre Dic 2014 2012 01 dicembre 2014

Il Quirinale: «Napolitano non si dimetterà prima della fine del semestre europeo»

Comunicato dell'uffcio stampa del Colle. I sei mesi scadono a dicembre.

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Interpellato su voci e congetture rimbalzate sui mezzi d'informazione circa la durata del mandato del presidente Giorgio Napolitano, l'ufficio stampa del Quirinale ha voluto chiarire che il capo dello Stato resterà in carica almeno fino al termine del semestre europeo, previsto per il prossimo 31 dicembre.
«Il 22 luglio scorso il presidente Napolitano ha affermato: 'Io sono concentrato sull'oggi e ho innanzitutto ritenuto opportuno e necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato nella fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza europea'».
«FARÀ LE SUE VALUTAZIONI». Quell'impegno «non è mai stato smentito ed è dunque assolutamente gratuito ipotizzare sue dimissioni prima della conclusione del semestre italiano, al termine del quale il presidente compirà le sue valutazioni. Si tratta di decisioni, sulle quali egli rifletterà autonomamente, che per propria natura sono e devono essere tenute completamente separate dall'attività di governo e dall'esercizio della funzione legislativa. Il presidente della Repubblica è e continua a essere impegnato in una serie già programmata di incontri e attività istituzionali sul piano interno e internazionale».
SCONTRO SUI NUMERI. Mentre il dibattito politico si avvita con clamoroso anticipo sullo scoglio dell'elezione presidenziale, il Quirinale sembra voler ripulire l'area del confronto dalle tossine lasciate dalla clamorosa impallinatura a Camere riunite prima di Franco Marini e poi di Romano Prodi, nel non lontano aprile 2013. C'è quindi un tempo sufficiente per fare. Non a caso in queste ore la battaglia si sta concentrando nel rapporto diretto e indiretto tra riforma della legge elettorale ed elezione del nuovo capo dello Stato. Uno scontro basato poi proprio sui numeri, anzi su una manciata di giorni secondo i calcoli fatti in Parlamento. Il premier Matteo Renzi continua a spingere per un'approvazione dell'Italicum in aula al Senato nel più breve tempo possibile (prima della fine di gennaio). Silvio Berlusconi invece frena giocando sulle date e chiedendo prima l'elezione del nuovo presidente come garanzia che l'ex rottamatore non voglia tornare subito alle urne.
UN ATTO DI ASSOLUTA AUTONOMIA. Ecco, è proprio da questo gioco che il Colle vuole tirarsi fuori ricordando a tutti quanto le eccezionali dimissioni di un presidente non siano calendarizzabili dall'esterno. Sono un atto di autonomia assoluta, al punto che non devono neanche essere controfirmate dal presidente del Consiglio. E meno che mai devono diventare un alibi per fermare il gioco. L'intervento odierno del Quirinale si articola su tre concetti: il primo è che Napolitano non si dimetterà a dicembre; il secondo è che a gennaio valuterà tempi e modi delle sue dimissioni; il terzo, forse il più importante politicamente, precisa che questa sua privatissima decisione non deve interferire sull'attività del governo e del parlamento. Si vada avanti, quindi. Su tutto quello che c'è in cantiere e non si strumentalizzi una decisione che da tempo tutti conoscevano.

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