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MAMBO 1 Dicembre Dic 2014 1013 01 dicembre 2014

Il suicidio politico di Grillo non illuda Renzi

Il M5s si è fatto fuori da solo. Ma il premier smetta di guardasi allo specchio.

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Matteo Renzi e Beppe Grillo.

È giusto parlare di Beppe Grillo al passato?
Nessuno sa con certezza quali sono le decisioni ultime del fondatore del Movimento 5 stelle e del suo ispiratore, quel Gianroberto Casaleggio che senza l'ex comico vale niente.
Tuttavia la “stanchezza” di Grillo indica un fenomeno politico-sociale di primaria importanza.
Il leader M5s è stato l’antipolitica per eccellenza.
Comico di razza, di incerta fede politica (sono state registrate sue simpatie per diversi partiti della prima repubblica, fonte Pippo Baudo), ha incarnato la rivolta contro lo Stato e contro quella cosa inventata dal Corriere della sera, assai efficace ma che distolse dalle responsabilità della classe dirigente economico-finanziaria (cioè gli editori del Corriere), chiamata «Casta».
BEPPE, CONTINUATORE DELL'ICONOCLASTIA DEL CAV. Il «Vaffa» è stata la sintesi di un sentimento profondo in prosecuzione di quell’iconoclastia che aveva inaugurato Silvio Berlusconi.
In un certo senso Grillo ha proseguito nella grande menzogna berlusconiana, rappresentata dal fatto di descrivere una società civile immacolata sulla quale aveva esercitato un peso intollerabile la classe politica e in essa, più che la Dc, la sinistra: statalista, innamorata delle tasse e separata con i suoi riti politici dal resto della società.
È stata anche proclamata una diversa versione della superiorità morale. Prima c’era quella dei comunisti evocata da Enrico Berlinguer.
Dopo quella degli anticomunisti, fra cui molti ex comunisti, che disprezzavano la politica fatta di partiti, parlamento e istituzioni.
Senza Berlusconi non sarebbe nato Grillo ed è del tutto evidente che Grillo nasce perché la sinistra perde il suo popolo.
Il capo dei pentastallati all’inizio della sua traversata dice una verità. Senza di me, sostiene, saremmo come la Grecia, un Paese in cui i nazisti sono una grande forza politica. L'ex comico non è nazista né fascista, ha una visione politica in cui democrazia diretta e autoritarismo si combinano, va incontro a tutte le domande indicibili del popolo, anche di sinistra: ad esempio, sull’immigrazione legittima tutti i pensieri scorretti.
M5S CRESCIUTO GRAZIE ALLA MIOPIA DELLA POLITICA. Il suo successo trae origine dalla follia della politica ufficiale che non si accorge di lui malgrado abbia sotto gli occhi quello che accade.
La sinistra, al solito, si rivela cieca sia quando non vede cosa accade al suo interno sia quel che accade accanto a lei. Dice nulla il fatto che non previde il successo di Nichi Vendola e l’affermarsi di Renzi? E questa sinistra poteva accorgersi di Grillo?
Così il M5s cresce, ha un gruppo parlamentare mastodontico. A un certo punto Beppe annuncia una specie di marcia su Roma, dove effettivamente arriva, ma nelle poche ore fra l’annuncio e la destinazione qualcosa deve averlo convinto che stava giocando una partita troppo grossa. Così, giunto alla meta, non vuole giocare più anzi sfascia con le espulsioni il suo giocattolo.
Oggi molti lo deridono, altri , soprattutto fra i suoi sostenitori nei media che non sanno dove attaccarsi, sostengono che lo rimpiangeremo. Tutti però dimenticando che il suo è stato un serio ma passeggero fenomeno politico, non nuovo in Occidente, e che la sua fine non è colpa dei suoi avversari ma della sua claustrofobica idea della politica.
L'UNICO CHE HA BATTUTO GRILLO È RENZI. Uno solo può dire di averlo battito. È Matteo Renzi che lo ha spavaldamente ignorato, né ha sussunto l’iconoclastia, si è fatto paladino dell’anti-Casta.
Tuttavia anche lui, politicamente, non gode buona salute.
Forse gli italiani sono “traditori”, forse più semplicemente provano e riprovano in attesa di fare nido in un soggetto politico affidabile.
La sinistra ormai conosce una singolare svolta identitaria per cui sarà sempre minoritaria. La destra se si affiderà a Matteo Salvini farà la fine del Movimento 5 stelle.
Il vitalismo del nuovo leader post-leghista non cela che la sua inconsistenza è tale da far apparire intellettuali sia Umberto Bossi sia Bobo Maroni.
Resta Renzi, che avrà futuro solo se smetterà di porre domande su di sé allo specchio delle sue brame.

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