Assolto Berlusconi 140718140825
RICORSO 1 Dicembre Dic 2014 1629 01 dicembre 2014

Ruby, il pg: «Berlusconi sapeva che era minorenne»

Per De Petris: «Fede aveva interesse a riferirlo». E in questura arrivò «una disposizione ben precisa».

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Ruby Rubacuori, al secolo Karima el Mahroug.

Berlusconi sapeva. Ad Arcore tutti sapevano che Ruby era minorenne. È quanto sostenuto dal sostituto procuratore generale nel suo ricorso contro la sentenza d'assoluzione in Appello dell'ex premier.
Secondo Piero De Petris, l'età di Karima el Mahroug era «da tempo patrimonio comune di quell'ambiente femminile che gravitava attorno alle 'serate di Arcore'», come dimostra il «tam-tam» che si scatenò quando venne portata in questura e «più partecipi» del cosiddetto 'Bunga-Bunga' si attivarono per «notiziare Berlusconi».
«PRIMO FRUITORE». Anche l'ex premier, che in un «simile ambiente era immerso come primo e principale fruitore», era «da tempo a conoscenza» che la ragazza era minorenne.
Era «soprattutto interesse di Fede», che per primo la vide nell'ormai famoso concorso di bellezza in Sicilia, «dare notizie della minore età» di Ruby a Silvio Berlusconi, «rimettendo» a lui poi «ogni decisione in merito a una sua partecipazione alle serate».
Il pg ha fatto notare che «al tempo costituiva notizia di dominio pubblico la frequentazione di giovane donne minorenni da parte di Berlusconi». E poi ha chiarito che Emilio Fede, il quale dal «sistema» prostitutivo delle serate di Arcore «traeva vantaggio», aveva tutto l'interesse a informare l'allora premier del fatto che la ragazza era minorenne, perché ciò «avrebbe rafforzato il credito di benevolenza (anche economica) di cui godeva presso l'illustre amico».
«OPPORSI AGLI ORDINI POTEVA COSTARE LA CARRIERA». Per quanto riguarda le pressioni esercitate sulla questura per affidare la ragazza a Nicole Minetti, Berlusconi diede un «vero e proprio ordine» ai funzionari per ottenere il rilascio di Ruby nel maggio 2010, quando la giovane era stata portata in via Fatebenefratelli.
Nel corso del colloquio con il capo di gabinetto Pietro Ostuni, Berlusconi, secondo il pg, «dettò» una «ben precisa disposizione».
Per sottrarsi «all'esecuzione dell' ordine» di rilasciare Ruby e affidarla a Nicole Minetti, il capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, non aveva «altro mezzo» se non «quello di sbugiardare di fatto il presidente del Consiglio» sulla presunta parentela con Mubarak, ma ciò avrebbe comportato il «rischio di ritorsioni, con pregiudizio per il proseguo della sua carriera lavorativa di pubblico funzionario del ministero dell'Interno».

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