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POLITICA 1 Dicembre Dic 2014 1035 01 dicembre 2014

Semestre Ue, Renzi: «L'Europa cambi verso»

Il premier in Senato: «Non sia terreno di scontro tra ragionieri. Piano Juncker va ampliato».

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È arrivato il tempo che l'Unione europea «cambi verso». L'ha spiegato senza mezzi termini il premier Matteo Renzi durante l'incontro sul semestre Ue al Senato. Perché, è la tesi del segretario del Partito democratico, se Bruxelles non inverte la rotta «rischia di diventare la cenerentola dei Paesi globali»: «Il mondo corre», ha argomentato Renzi, «anche se un po' più piano e l'Europa è in una fase di sostanziale stagnazione, a crescita quasi bloccata».
L'UE DEVE CORRERE. Quindi, è tempo che anche l'Ue si dia una mossa, perché ha «bisogno di correre», inserendo una «marcia maggiore» e se sta ferma «gli altri non aspettano».
Il riferimento dell'ex rottamatore è, per esempio, l'accordo di libero scambio con gli Usa che «abbiamo tenuto fermo» mentre gli altri siglano accordi analoghi.
L'ITALIA STA CAMBIANDO. Il premier ha poi precisato: «Non vogliamo trasformare l'Ue nel nostro alibi, perché sappiamo che dobbiamo fare le riforme che abbiano iniziato». Ecco perché, ha illustrato l'ex rottamatore, sono state discusse riforme come quella fiscale, Pa, del lavoro, giustizia civili, della scuola, oltre a quella costituzionale e elettorale: «L'Italia sta cambiando e non ha paura cambiare».
PIÙ FLESSIBILITÀ. Per quanto riguarda la flessibilità, Renzi ha chiarito che senza quest'ultima «l'unione delle due Germanie non sarebbe stata possibile»: «Richiesta dal 2003, fu approvata da un semestre italiano e consentì di violare quel limite del 3% in cui noi continuiamo a credere», ha spiegato il capo del governo a Palazzo Madama.
Quindi il leader del Pd ha detto che l'Ue non «non può diventare solo un terreno di scontro fra ragionieri che ragionano dello 'zero virgola'», ma deve trasformarsi nella «casa della politica di tutti altrimenti nessuno avrà un futuro».
PIANO JUNCKER NON BASTA. Tuttavia, Renzi ha detto che il piano Juncker «va nella direzione giusta come metodo», perché «finalmente sottolinea la necessità di fare investimenti». Ma anche nei progetti del numero uno della commissione Ue c'è qualcosa che non va: «A nostro giudizio il piano», ha continuato il premier, «va rafforzato e incoraggiato»: «C'è ancora un po' di timidezza nell'affrontare la sfida degli investimenti», ha detto il leader dem pur ammettendo che è stato fatto un 'passo avanti».
REGOLE NEL MEDITERRANEO. L'Europa, secondo quanto ha detto Renzi, vive una «profonda fase di stagnazione, economica, ma ancora più importante di ideale»: «L'antieuropeismo è un movimento che sta crescendo in tutti i Paesi. Esiste un grave problema di disaffezione».
Quindi il capo dell'esecutivo ha spiegato che l'accoglienza «indiscriminata favorisce il razzismo e la xenofobia» e ha chiesto «regole» affinché il «Mediterraneo non sia un cimitero, considerato una frontiera lontana dall'Europa».
SOLDI PER LE PERIFERIE. Infine un'ultima battuta Renzi l'ha dedicata alla xenofobia che «riguarda le nostre periferie»: «Vale per le balieue francesi e preoccupa anche in Italia: il governo delle periferie è un grande tema, non possiamo lasciare sole ma il problema non si risolve facendo propaganda anti immigrati ma facendo delle periferie il luogo di ripartenza». Dunque l'idea del numero uno del governo è che «alcuni fondi europei siano dedicati» alla questione.
PADOAN: «FORME CONCRETE DI UNIONE FISCALE». Per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan «la situazione grave in cui si colloca la governance dell'economia europea sollecita maggiore integrazione: va perseguita l'unione dei mercati dei capitali e più in là andranno perseguite forme concrete di unione fiscale, problema che implica cessioni ulteriori di sovranità».
«UE DAVANTI A UN BIVIO». «Questi temi», ha aggiunto Padoan, «sono indispensabili se vogliamo dare una prospettiva credibile di benessere e occupazione in Europa». L'Unione europea, ha quindi ribadito ancora una volta il ministro, si trova oggi di fronte ad «un bivio: continuare a strisciare in un sentiero di crescita non sufficiente o prendere decisioni importanti per imboccare un sentiero di crescita più sostenuta». È questo dunque il momento anche per interrogarsi su come poter «integrare le riforme strutturali» ed «adeguare la governance» europea con una possibile revisione del 20-20.

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