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PERSONAGGIO 2 Dicembre Dic 2014 0600 02 dicembre 2014

Donald Tusk, tutte le sfide del capo del Consiglio Ue

Accentratore, leader e ambizioso. Il polacco guida i 28 Stati dopo Van Rompuy. Filo tedesco e anti russo, dovrà trattare con Putin. E gestire un'Unione debole.

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da Bruxelles

  • Il passaggio di consegne tra Van Rompuy e Tusk.

È stato un passaggio di consegne breve e sobrio, senza grandi discorsi né cerimonie, quello del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.
Il primo dicembre, dopo cinque anni alla guida dei 28 Stati dell'Unione, ha lasciato il testimone per la prima volta nella storia dell'Ue a un uomo dell'Est ex sovietico. Il polacco Donald Tusk.
«Sono sicuro che il Consiglio europeo è in buone mani», ha detto.
ALTRO STILE RISPETTO A BARROSO. Ben lontano dai sermoni di addio che il presidente dell'esecutivo José Manuel Barroso ha fatto nell'ultimo mese del suo mandato prima di ritirarsi dalla politica, il belga Van Rompuy non ha rilasciato decine di interviste con l'intento di difendere il suo operato. Ha dato il benvenuto al suo successore con una stretta di mano.
LO ASPETTANO NIPOTI E UNIVERSITÀ. Scompare così dalla scena europea, per dedicarsi ai nipoti e a qualche lezione nelle università belghe il primo presidente del Consiglio Ue, figura istituita per la prima volta nel 2009 con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
Ma il suo non è un lascito insignificante.

Van Rompuy apprezzato per il suo karma


  • L'intervista a Donald Tusk.

Per quanto siano diventati famosi gli appellativi che il leader dell'Ukip Nigel Farage diede a Van Rompuy - «topo grigio», «impiegato di banca» e «straccio per i pavimenti» -, l'ex premier belga più che per il suo carisma è stato apprezzato per il suo karma.
UN CREATORE DI CONSENSO. Ottimo ascoltatore, abile mediatore e infaticabile negoziatore come ogni premier belga abituato a dover tenere insieme un Paese sempre minacciato dalla scissione tra fiamminghi e valloni, Van Rompuy è stato più un 'creatore di consenso' che un leader vero e proprio.
In un momento in cui la crisi della zona euro aveva accentuato gli egoismi nazionali è riuscito a mettere d'accordo i 28 capi di Stato e di governo sul salvataggio della Grecia, il fondo Salva-stati e la supervisione bancaria, ma anche sul bilancio Ue 2014-2020 dopo mesi di litigi tra i leader.
Infine ultima fatica da mediatore: il nuovo pacchetto di nomine Ue.
FINITO NEL MIRINO DI RENZI. Un ruolo che alla fine gli è stato riconosciuto da più parti, ma non dal premier Matteo Renzi, che ha criticato Van Rompuy per avergli fatto «sprecare» del tempo e non aver «preparato abbastanza bene» il vertice di giugno nel quale i leader non erano riusciti a trovare un accordo proprio sulla candidatura italiana, quella della Lady Pesc Federica Mogherini, nominata poi nel summit straordinatio di fine agosto.
A VAN ROMPUY NON PIACEVA LETTA. Una critica che però forse nascondeva un rancore più antico dovuto alla simpatia che Van Rompuy sembrerebbe aver manifestato per Enrico Letta come suo possibile successore: un affronto personale per Renzi che aveva da pochi mesi sostituito Letta al governo.
Nonostante le critiche Van Rompuy lascia comunque una eredità importante: una zona euro intatta, un fondo di salvataggio permanente e dopo tanta austerità un terreno più fertile per una maggiore apertura sul controllo dei bilanci nazionali, che Francia e Italia hanno cercato di rendere più «flessibile».
MA A TUSK LASCIA UN'EUROPA DEBOLE. Se però molti gli riconoscono di aver salvato l’Europa, altri lo accusano di lasciarla ancora sull'orlo del baratro.
È infatti un'Europa messa in ginocchio dalla disoccupazione, molto alta in Grecia, in Spagna e in Italia, indebolita da un'economia stagnante, un euro-scetticismo dilagante e un eccesso nazionalista, quella che dovrà guidare il neo presidente Donald Tusk.

Tusk, accentratore abituato a comandare

Donald Tusk con Herman Van Rompuy. (Ansa)

Ma il 57enne Tusk, 10 anni in meno del suo predecessore, deve prima di tutto dimostrare di non essere una pedina nelle mani della Germania, come più volte è stato accusato essere Van Rompuy.
Una nomea difficile da evitare visto che la sua stessa nomina al Consiglio Ue, inizialmente scartata, è stata fortemente presa in considerazione grazie all'endorsement di Angela Merkel.
POCO CONOSCIUTO ALL'ESTERO. In comune con Van Rompuy Tusk ha inoltre il fatto di essere un politico poco conosciuto al di fuori del suo Paese, ma a differenza del belga le ambizioni del polacco sono ben più grandi.
Leader indiscusso in patria, eredita ora un ruolo che per come è stato interpretato dal belga Van Rompuy mal si sposa con il suo carisma.

L'UNICO ELETTO PER DUE VOLTE. Ha cominciato a fare politica nel movimento Solidarnosc. Nel 2001 ha fondato il partito pro Ue Piattaforma Civica ed è stato primo ministro della Polonia dal 2007 al 2014, l'unico a essere eletto per due volte, prima di lasciare la carica alla “delfina” Ewa Kopacz, attuale premier, in seguito alla nomina europea.
COMPROMESSO OPPURE SVOLTA. Accentratore, abituato a decidere e comandare, Tusk dovrà forse imparare l'arte della mediazione e del compromesso, oppure dare una nuova immagine del presidente del Consiglio europeo.
Quella del vero leader, sinora esclusa dai 28, che nel 2009 proprio per questo motivo bocciarono la candidatura più carismatica del britannico Tony Blair e del lussemburghese Jean-Claude Juncker, attuale presidente della Commissione.
Dote che non sembra mancare a Tusk, di etnia casciuba, una minoranza concentrata prevalentemente a Danzica: «Se vuoi sapere tutto sull'Europa puoi andare a Danzica», ha detto in un'intervista rilasciata il 30 novembre.
«Io ho quattro identità: danzichese, casciuba, polacca - la mia principale identità - ed europea, naturalmente».

Un polacco anti russo e filo tedesco che non parla inglese

Jean-Claude Juncker e Donald Tusk. (Ansa)

Ed è proprio la sua Polonia a rappresentare un importante biglietto da visita per capire la sua futura linea politica come presidente del Consiglio.
Ex Paese comunista, fuori dall'euro, è stato l'unico a crescere durante tutti gli anni della crisi. Ora la Polonia prende posto nella stanza dei bottoni Ue dove sinora hanno sempre spadroneggiato i Paesi della vecchia Europa occidentale fondatori dell'Ue.
Un cambiamento che tutti aspettano di vedere, proprio a partire dalla gestione della politica con l'Europa dell'Est, in questi mesi messa in ginocchio dalla crisi russo-ucraina, dalla stagnazione economica e dallo stallo del motore franco-tedesco.
SFORZO DI MEDIAZIONE CON LA RUSSIA. Situazione difficile che richiederà a Tusk uno sforzo di leadership per guidare la partecipazione degli altri Paesi dell’ex blocco sovietico da poco entrati nell’Ue. Ma soprattutto uno sforzo di mediazione per gestire i rapporti con la Russia.
«Le condizioni dell’Unione non sono quelle di 20 anni fa», ha detto Tusk nell'intervista, «i nostri valori fondamentali sono messi in discussione, la libertà e la pace sono minacciate da difficili situazioni a Est e a Sud».
Perchè secondo Tusk «l'Europa non è minacciata solo dagli euroscettici, ma anche dai nemici».
E uno di questi è proprio il presidente russo Vladimir Putin, verso il quale Tusk ha già manifestato una grande distanza, riconfermata implicitamente dalla volontà di concludere al più presto il Tratto di libero scambio con gli Stati Uniti: «Il Ttip è una questione assolutamente fondamentale per le relazioni transatlantiche, che per me sono un sinonimo della civilizzazione occidentale», ha sottolineato.
LE TENSIONI CON MOSCA DURERANNO A LUNGO. Resta da capire ora come Tusk, che sa parlare bene il russo e meno bene l'inglese, affronterà le tensioni con Mosca, che non sono destinate a risolversi in tempi brevi.
«L’Europa ha bisogno di ottimismo, energia, impegno e fiducia, e questa è la mia specialità», ha detto Tusk con la solita dose di ottimismo. Che però potrebbe non bastare.

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