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POLITICA 2 Dicembre Dic 2014 2000 02 dicembre 2014

Legge elettorale, Renzi: «Può entrare in vigore dal 2016»

«Va approvata subito, poi una clausola di salvaguardia». Minoranza dem divisa.

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Matteo Renzi in visita al premier algerino Abdelmalek Sellal.

Dopo il via libera dalla Direzione Pd sul timing delle riforme, Matteo Renzi fissa l'ipotesi di entrata in vigore della nuova legge elettorale per il primo gennaio 2016.
«Se facciamo la legge elettorale si può fare eventualmente una clausola di salvaguarida che dice che la legge elettorale entra in vigore nel 2016: noi la utilizzeremo solo nel 2018, ma va fatta subito perché altrimenti, dopo anni in cui si è promesso di fare le cose, rinviare sarebbe impossibile», ha spiegato il premier da Algeri, dove si è recato in visita istituzionale.
Renzi ha invece escluso la possibilità di legare la riforma della legge elettorale a quella costituzionale. «Sarebbe un atto contro la Costituzione e un emendamento di questo tipo è già stato respinto», ha dichiarato.
D'ATTORRE: «IDEA BALZANA». L'ipotesi di una clausola di salvaguardia ha però subito diviso il Pd.
«Di primo acchito mi pare una idea balzana. Qui non si tratta di ammansire il Parlamento permettendo ai parlamentari di rimanere in carica un anno in più», ha commentato Alfredo D'Attorre, esponente della minoranza dem.
«L'Italicum», ha proseguito D'Attorre, «può essere applicato solo dopo l'approvazione della riforma costituzionale, non per accontentare i parlamentari che sperano di tenersi il seggio, ma per una ragione sistemica: il meccanismo del ballottaggio può funzionare solo con un sistema monocamerale dal punto di vista del rapporto di fiducia tra governo e parlamento, altrimenti rischia di produrre due maggioranze diverse tra Camera e Senato». «Per questa ragione», ha ribadito, «se si vuole anticipare l'approvazione della legge elettorale rispetto ai tempi della riforma costituzionale, la strada potrebbe essere quella di legare l'entrata in vigore della legge elettorale all'approvazione definitiva della riforma costituzionale». «L'alternativa», ha concluso D'Attorre, «sarebbe quella di far procedere in parallelo l'approvazione definitiva delle due riforme. Così come avevamo ipotizzato in occasione del primo voto sulla legge elettorale alla Camera».
GOTOR: «LA PROPOSTA DI RENZI? ACCETTABILE». La proposta di Renzi «è accettabile», ha invece spiegato un altro esponente della minoranza del Pd, Miguel Gotor, il quale però ha dichiarato come sia «prematuro» dire se voterà o meno l'ordine del giorno di Calderoli che invece fa entrare in vigore la riforma elettorale dopo quella costituzionale.
«Dal punto di vista politico», è la tesi di Gotor, «la data fissa è accettabile perché corrisponde al tempo che prevedibilmente impiegheremo per completare la riforma del bicameralismo, anche se non so se sia praticabile dal punto di vista giuridico e costituzionale in quanto il parlamento non è una busta di latte in scadenza».
«La cosa più importante», ha aggiunto Goror, «è sapere che il tempo delle riforme è questo e non è rinviabile. Ma facciamole per bene, dimostrandoci all'altezza del risultato elettorale del 2013 che ha consegnato al Pd non solo per la prima volta nella sua storia il diritto/dovere di governare, ma anche un ruolo di perno del sistema politico italiano».

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