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MAMBO 2 Dicembre Dic 2014 1100 02 dicembre 2014

Muti al Quirinale: perché è una scelta irresponsabile

Muti è una figura autorevole. Ma la sua nomina a presidente della Repubblica sarebbe un errore. L'Italia ha bisogno di altre personalità. E di politica vera.

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Riccardo Muti (foto Ansa).

Nomi di italiani/e eccellenti per il Quirinale ce n’è più d’uno.
Oggi si parla di Riccardo Muti, grazie anche alle “rivelazioni” del figlio al Fatto quotidiano.
La scelta di una personalità fuori dalla politica e in grado di rappresentare il Paese è al tempo stesso un’occasione e una rinuncia.
È un occasione, perché rompe lo schema politicista, apre le porte della massima istituzione a personalità che hanno portano il nome dell’Italia in giro per il mondo o hanno rappresentano bene le virtù repubblicane.
Insomma, ci fanno fare bella figura. Se non fosse per un piccolo particolare che viene portato alla luce dalla lettura della storia di tutte le presidenze della Repubblica.
Noi siamo abituati a pensare che i capi dello Stato “invadenti” siano tutti di epoca recente: da Sandro Pertini a Francesco Cossiga, da Oscar Luigi Scalfaro a Giorgio Napolitano. Non è così.
L’idea che il Quirinale sia destinato a una figura notarile è un luogo comune da costituzionalisti della domenica.
IL PRESIDENTE HA UN POTERE IMMENSO. Il presidente, essendo anche 'irresponsabile' quando è nell'esercizio delle sue funzioni - tranne nei casi di alto tradimento o per attentato alla Costituzione -, ha in Italia poteri immensi che tutti gli inquilini del Colle, chi più chi meno, hanno utilizzato.
Soprattutto quel potere di influire, nel bene e nel male, sul sistema politico. Alcuni sono andati fuori dalle righe, come Antonio Segni, altri hanno fatto operazioni rischiose, come Giovanni Gronchi, o si sono impegnati in interventi “demolitori”, come Cossiga nella sua seconda parte del settennato. Altri ancora, come Carlo Azelio Ciampi, hanno imposto un recupero della bandiera e del Risorgimento e aperto alla pacificazione con “i ragazzi di Salò”. Si potrebbe continuare.
Tutti questi presidenti hanno dovuto gestire dossier ponderosi. Dal terrorismo, alle crisi internazionali, all’avvento di nuovi sistemi politici, alla crisi di questi, fino al compito di moderare premier iperattivi e iperambiziosi, come l’attuale.
Tutto ciò spinge a dire che la scelta è fra due tipi di personalità.
Una appartiene alla categoria dei fedelissimi dell’attuale premier, cioè un personaggio - maschile o femminile - che prende ordini da Palazzo Chigi. Sarebbe una scelta non solo di basso profilo ma, dal punto di vista della Costituzione materiale, una scelta irresponsabile.
L’altra, invece, parla di un uomo e/o donna che abbiano competenza, carriera, personalità in grado di collaborare con il premier, chiunque sia, avendo in testa l’interesse superiore della Repubblica e non di un particolare equilibrio politico.
LA POLITICA È UN MESTIERE, SERVONO PROFESSIONISTI. Un personaggio, quindi, che sia in grado - per esperienza e competenza - di muoversi anche in totale solitudine in casi di crisi di vario tipo, interne e internazionali. Serve, cioè, uno/a che sappia subito dove mettere le mani e dove non metterle.
Le personalità della cultura di cui si parla possono anche avere questo talento. Chi ha diretto un‘orchestra non può dirigere lo Stato (Lenin credeva lo potesse fare una cuoca)?
Un professore o una professoressa di alta levatura non possono muoversi da par loro nell’attuare la Costituzione?
Certamente sì, ma se non sono capaci, se non hanno il talento o la forza fisica (ce ne vuole) per affrontare un simile compito, rischiamo di mettere il Paese in mai inesperte, eccellenti ma inesperte.
Sarebbe una scelta sbagliata, soprattutto se nascesse da una viltà della politica che, non riuscendo a trovare accordi al proprio interno, dapprima chiede a un vecchio presidente di prorogare il suo mandato, poi a un intellettuale di trasformarsi in uno statista.
A ognuno il suo mestiere.
E, anche se non è di moda dirlo, la politica e la guida della politica e delle istituzioni sono un vero mestiere che richiede talento, professionalità, esperienza.

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