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TOTONOMI 2 Dicembre Dic 2014 1723 02 dicembre 2014

Presidente della Repubblica, spunta Emma Marcegaglia

Metterebbe d'accordo Renzi e Berlusconi. Che boccia Castagnetti e Mattarella. L'alternativa? Veltroni. La partita per il dopo-Napolitano si infiamma.

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Emma Marcegaglia, presidente dell'Eni dal 14 aprile 2014.

Non si dimetterà il 31 dicembre. Né preannuncerà le dimissioni.
Ma questo sarà il suo ultimo capodanno al Quirinale.
Chi conosce bene Giorgio Napolitano spiega che «il presidente non è tipo da annunciare passi indietro».
Perché? Spiegano suoi autorevoli esegeti: «L’uomo che già antepose le istituzioni al suo partito, il Pci, non può e non vuole dare un messaggio di sfiducia al Paese. E poi sarebbe anche un danno alla sua immagine. Napolitano le sue dimissioni le annuncerà solo quando le darà».
Da gennaio 2015 in poi ogni giorno può essere buono.
Quanto al successore, Napolitano non esprimerà mai i suoi desiderata. Lo fecero altri presidenti ai quali però andò male, perché da Sandro Pertini a Francesco Cossiga, nessuno dei loro sostituti fu quello che loro avrebbero voluto.
IL PREFERITO DI GIORGIO? AMATO. Ma certamente una cosa non avrebbe fatto piacere a Re Giorgio: «Il fatto che Silvio Berlusconi, lanciandolo, abbia ormai definitivamente bruciato il nome di Giuliano Amato», sussurranno nei dintorni del Colle.
Amato, si sa, era il presidente che Napolitano avrebbe voluto già nella primavera del 2014.
Ma ora quel nome, già non ben visto in tutto il Partito democratico, gettato nella mischia della partita tra Matteo Renzi e Berlusconi, viene visto come privo di ogni chance.
FORZA ITALIA VUOLE PESARE, ECCOME. Secondo gossip del Transatlantico di Montecitorio, Berlusconi lo avrebbe fatto proprio per bruciarlo, poiché vedrebbe in Amato un secondo Napolitano.
Lo avrebbe al tempo stesso usato per aprire contraddizioni nel Pd e soprattutto per rimarcare il concetto che Forza Italia nella partita per il Quirinale vuole pesare, eccome.
Sarà una partita ad altissimo rischio dove anziché la carica dei 101 «si rischia quella dei 202», secondo una battuta in voga a Montecitorio.
MA FITTO RESTA UN'INCOGNITA. Forza Italia a differenza dell'ultima volta è spaccata al suo interno, con Raffaele Fitto che ha dalla sua parte una quarantina di deputati.
E il Pd deve fare i conti con una minoranza interna sempre più agguerrita. Renzi sarà l’unico a dare le carte, ma le potrà dare fino a un certo punto.
Alla fine la soluzione che si profila, quella che potrebbe portare a un presidente eletto dalla maggioranza, è la candidatura di personalità di centrosinistra, che da tempo hanno fatto un passo indietro e che provengono da una storia ex Dc e ulivista. Come Pier Luigi Castagnetti e Sergio Mattarella.
Nomi sui quali il Pd si potrebbe compattare. Ma non graditi a Berlusconi per la loro storia «cattocomunista», direbbe il leader di Forza Italia.
UN EX PCI-PDS-DC? VELTRONI. E se non ce la dovessero fare, l’unica figura, ex Pci-Pds-Dc sulla quale trovare l’unità del Pd viene ritenuta Walter Veltroni, che il Pd lo fondò.
A meno che Renzi non estragga dal cilindro un personaggio esterno alla politica. A quel punto uno dei nomi più gettonati sarebbe l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, non sgradita neppure a Berlusconi.
Anche se con tempi più dilatati, visto che compie 50 anni proprio nel 2015.
Sarebbe la quadratura del cerchio. Ma, secondo i maligni, sarebbe «il trionfo di Renzi che a quel punto dominerebbe anche sul Colle più alto», se lì si insediasse un personaggio della società civile o tecnico che dir si voglia.

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