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TENSIONE 3 Dicembre Dic 2014 1810 03 dicembre 2014

Licenziamenti Forza Italia, la rabbia dei dipendenti

Il partito taglia il personale. L'ira dei dipendenti: «Da Berlusconi nemmeno un grazie». Clima da tutti contro tutti. I primi ad andare a casa? Ex An e alfaniani.

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La sede di Forza Italia in piazza San Lorenzo in Lucina, Roma.

In piazza San Lorenzo in Lucina si respira un'aria tesissima.
Dopo mesi di ritardi nei pagamenti degli stipendi, gli 83 dipendenti di Forza Italia hanno appena ricevuto la lettera in cui si annuncia l'avvio della procedura di licenziamento di metà del personale. Così ora si guardano tutti in cagnesco. Da un giorno all'altro i colleghi di ieri sono diventati nemici nella corsa a un domani che per molti di loro si presenta oscuro.
UNA GUERRA TRA POVERI. Mors tua, vita mea: la guerra tra poveri è scattata. Nessuno sa ancora i nomi dei 40 destinati a restare a casa, di coloro a cui toccherà la cassa integrazione a zero ore, di chi invece resterà a lavorare con orario ridotto. Sanno però che quello che stanno vivendo in questo momento, è già successo qualche mese prima ad altri colleghi.
Il 3 ottobre, 43 dipendenti del Popolo della libertà sono finiti in cassa integrazione. Un ammortizzatore sociale da cui, finora, non hanno visto arrivare un solo centesimo. «Siamo in Italia», ha raccontato una di loro a Lettera43.it, «non riceveremo nulla fino a marzo, se ci va bene. E nel frattempo nessuno sa come poter tirare avanti senza entrate».
IL PDL HA CHIUSO, MA AVRÀ RIMBORSI FINO AL 2016. Il partito ha chiuso, non esiste più sulla carta anche se continuerà a percepire rimborsi elettorali fino al 2016. Alcuni dei dipendenti sono stati reintegrati in Forza Italia, altri sono stati meno fortunati.
È bastata un'email arrivata il 16 giugno per annunciare l'inizio della fine. Nessun incontro di persona, nessun messaggio di solidarietà o ringraziamenti dal leader Silvio Berlusconi o da altri esponenti di spicco del partito.
Lei, forzista della prima ora cresciuta nel mito del Cav, gli ha pure scritto una lettera aperta. «Prima di farlo ho provato a contattarlo, ma non ho mai ottenuto risposta». Così ha creato un sito, licenziatidasilvio.it, per contenere le notizie che riportavano la loro storia.
«BERLUSCONI ERA IL MIO RIFERIMENTO POLITICO». Per lei, più che per altri, la delusione ha superato la preoccupazione per il futuro. «Avevo in Berlusconi il mio punto di riferimento politico, credevo in un progetto e credevo in parole come meritocrazia o riconoscenza».
A far male sono soprattutto le modalità con cui il tutto è avvenuto: senza che nemmeno venissero spiegati i criteri con cui venivano scelte le persone da licenziare. «Sarò ingenua e all'antica ma secondo me non si trattano così persone che hanno lavorato anni per questo partito e non si danno comunicazioni così gravi mandando una mail di una riga per trincerarsi poi nel più assoluto silenzio. Insomma, che debba mandarmi in cassa integrazione ci può anche stare, ho letto i bilanci e i debiti sono effettivamente milionari... ma c'è comunque modo e modo. Si tratta solo di educazione e di buon gusto».
TANTI EX AN E ALFANIANI TRA I LICENZIATI. Tra i licenziati c'erano tutti gli ex di Alleanza nazionale, una decina di persone che avevano lavorato con Angelino Alfano, ma anche qualche forzista storico, nel partito da 15 anni.
Li avrebbero voluti mandare via a fine luglio senza nessuna forma di ammortizzatore sociale. Se hanno ottenuto almeno un anno di cassa integrazione e tre mensilità come incentivo all'esodo volontario è stato per l'intervento della Uiltucs, che dopo il fallimento della trattativa col partito è ricorsa al tavolo ministeriale.
A seguire il loro caso è stato Paolo Proietti, dirigente nazionale del sindacato, lo stesso che ora si deve occupare dei licenziamenti in Forza Italia.
IL SINDACALISTA PROIETTI: «CONTI PEGGIORI DEL PDL». «Abbiamo ricevuto la comunicazione dell'avvio di procedura il 2 dicembre», ha raccontato a Lettera43.it, «i conti del partito sono peggiori di quelli del Pdl, la sofferenza finanziaria è fortissima». La colpa è soprattutto della nuova legge sul finanziamento ai partiti: «Ha colpito tutti. Abbiamo una vertenza simile con la Lega. Dipende da come ogni partito intende rispondere alla crisi». Per questo, ha spiegato, «dobbiamo ancora capire a cosa puntano loro per stabilire con certezza le nostre richieste».
Sul tavolo, però, potrebbero esserci diverse opzioni: «Se il problema fosse solo una riduzione del costo del lavoro potremmo proporre la solidarietà contrattuale, ma se il partito prospetta una riduzione dell'attività diventa una soluzione difficile da percorrere».
E allora si potrebbe tornare alla cassa integrazione, cercando un accordo simile a quello trovato per il Pdl. I tempi per evitare i licenziamenti sono stretti: 45 giorni per le trattative. Se dovessero fallire si ricorrerà alla mediazione del ministero del Lavoro.
Poi tutti (o quasi) a casa. Dirigenti, dipendenti con stipendio da impiegato, madri di famiglia, unici lavoratori in nuclei monoreddito. Senza distinzioni e, forse, senza nemmeno una stretta di mano.

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