CUPOLA 3 Dicembre Dic 2014 1712 03 dicembre 2014

Mafia Capitale, Gianni Alemanno e la cricca di Roma

Ex estremisti, omofobi e naziskin picchiatori. Mancini, Lucarelli, Andrini & co. Tutti gli uomini dell'ex sindaco coinvolti nell'inchiesta. Nomi noti alla giustizia.

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Altro che Romanzo criminale.
L’inchiesta della procura capitolina che ha portato a 37 arresti per appalti del Comune in odore di mafia ha svelato l’esistenza di una cupola che non è certo quella di San Pietro.
E tirato in ballo Gianni Alemanno, iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso
SI È AUTOSOSPESO DA FDI. L'ex sindaco di Roma ha giurato di essere «estraneo a ogni addebito» e si è autosospeso da tutti gli incarichi in Fratelli d’Italia «finché la mia posizione non verrà chiarita».
Ma non è certo la prima volta che le sue amicizie fanno discutere e finiscono sotto la lente della magistratura.
La procura di Roma questa volta è convinta di aver individuato una “Mafia Capitale” di cui «alcuni uomini vicini all'ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo».

Gianni Alemanno. (Ansa)


SEMPRE GLI STESSI NOMI. I nomi sui giornali ricorrono più volte nella storia dell’estrema destra capitolina. Spuntano da altri fascicoli come arrestati, indagati o solo coinvolti in precedenti inchieste.
E figurano anche assegnatari di incarichi prestigiosi nell’era della gestione Alemanno.
Una ragnatela di vecchie amicizie e interessi che si intreccia attorno alla figura dell'ex ministro delle Politiche agricole nel secondo e terzo governo Berlusconi.

Riccardo Mancini, uomo «in totale subordinazione» all'ex sindaco

Riccardo Mancini e Gianni Alemanno.

Riccardo Mancini, per esempio, nell’inchiesta sulla Mafia Capitale è il pubblico ufficiale a disposizione dell’organizzazione, garante dei rapporti con l’amministrazione di centrodestra.
Ma il suo legale con Gianni Alemanno è antico.
FINANZIATORE E TESORIERE. Vecchio sodale del Fronte della Gioventù, finanziatore della campagna elettorale 2006, tesoriere di quella del 2008, Alemanno lo aveva nominato amministratore delegato di Eur Spa nel luglio 2009, una delle partecipate più importanti - e ricche - del Campidoglio.
«MAZZETTA DA 600 MILA EURO». Nel 2011 venne coinvolto nell'inchiesta per una presunta mazzetta da 600 mila euro versata da Breda Menarinibus, azienda del Gruppo Finmeccanica, per aggiudicarsi la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma.
Il rinvio a giudizio, deciso dal gip di Roma Massimo Di Lauro, a gennaio 2013 lo ha portato al processo fissato per febbraio 2016.
«NE HO PRESI SOLTANO 80 MILA». Mancini ha lasciato l’incarico nella partecipata: secondo l’accusa ha ricevuto 500 mila euro - gli altri 100 mila sarebbero stati intascati dal commercialista Marco Iannilli - e lui ha ammesso di averne presi 80 mila.
Nel provvedimento con cui il pm Paolo Ielo motivava la richiesta di arresto di Mancini, si legge che il manager «dimostra di essere in totale subordinazione» rispetto all’allora sindaco.
«RAPPORTO OLTRE CHE PERSONALE». E se «le intercettazioni sono allo stato irrilevanti per dimostrare una diretta partecipazione» di Alemanno «all'illecita azione», «tuttavia sono idonee a dimostrare l'esistenza di un rapporto con Mancini che va ben oltre quello personale».
Tant'è che il manager riceveva i suoi interlocutori anche «presso l'assessorato ai Trasporti».

Antonio Lucarelli, l'altro potentissimo capo della segreteria

Roma: Gianni Alemanno abbracciato da Antonio Lucarelli dopo aver appreso i risultati dei risultati dei ballottaggi (10 giugno 2013).

Anche Antonio Lucarelli è tra gli arrestati dell’ultima inchiesta della procura capitolina.
A lungo militante nell’estrema destra, portavoce di Forza Nuova, è stato potentissimo capo della segreteria del sindaco Alemanno.
CAMPAGNE OMOFOBE. Senza precedenti penali, è più volte finito sui giornali per campagne omofobe, e il suo nome è comparso tra le carte dell’inchiesta della procura di Roma sui cosiddetti 'Punti verdi qualità'.

Franco Panzironi, ex Dc nei guai per abuso d'ufficio

Franco Panzironi.

Nell’inchiesta torna tra gli arrestati un altro Alemanno boy, Franco Panzironi, già nei guai nel 2010.
Ex Dc, il ministro Alemanno lo nominò segretario generale dell’Unire, ruolo che gli costò un'indagine per abuso d'ufficio per una maxi consulenza da 60 mila euro a un ex deputato di Alleanza nazionale, Alessandro Galeazzi.
SEGRETARIO DI NUOVA ITALIA. Nel frattempo però il ragionere Panzironi era segretario generale di Nuova Italia, la fondazione di Alemanno, che ebbe un ruolo chiave nella campagna elettorale per il Comune.
E dopo l’elezione Panzironi passò dai cavalli ai rifiuti, assumendo il ruolo di amministratore delegato dell’Ama - Azienda di raccolta, trasporto, trattamento e riciclaggio di rifiuti - dopo essere stato direttore generale di 'Lavoro temporaneo spa', un'agenzia interinale poi confluita in 'Obiettivo lavoro' che nel gennaio 2010 vinse la gara per selezionare personale per la ex municipalizzata dei rifiuti.
AVREBBE PILOTATO 841 ASSUNZIONI. Fu per il suo ruolo qui, nell’Ama, che venne coinvolto nell’inchiesta Parentopoli: per la procura romana lui e altri sette avrebbero pilotato 841 assunzioni avvenute tra la fine del 2008 e il 2009.
Nel 2010 si dimise da Ama, ma ha mantenuto la presidenza della controllata Multiservizi.

Stefano Andrini, ex naziskin picchiatore

Stefano Andrini.

Con Panzironi si è fatto largo nell’Ama anche Stefano Andrini, 44 anni, anche lui nell’inchiesta Mafia Capitale.
Un passato da naziskin, ultrà della Lazio, diventò amministratore delegato dell’Ama nel 2008, costretto poi a dimettersi nel 2010.
SPACCÒ LA TESTA A UN RAGAZZO. Nel suo passato c’è una condanna a quattro anni e otto mesi per tentato omicidio che risale a quando aveva 18 anni: nel 1989 davanti al teatro Capranica fracassò la testa - assieme al fratello gemello, Germano - a un ragazzo di sinistra, Andrea Sesti.
In quella vicenda fu coinvolto e prosciolto anche Mario Andrea Vattani, poi diventato consigliere di Alemanno per le questioni internazionali.
COINVOLTO IN STORIE DI 'NDRANGHETA. Andrini si è dimesso dall’Ama dopo che era emerso il suo coinvolgimento - ai tempi in cui era al ministero per gli Italiani all’estero di Mirko Tremaglia, cui era politicamente legato - nella candidatura del senatore Nicola Di Girolamo, ex missino, eletto all’estero col Popolo della libertà e arrestato per rapporti con la ‘ndrangheta.
Di Girolamo, a sua volta, era molto vicino a Gennaro Mokbel, imprenditore romano legato ad Antonio D’Inzillo, considerato l’omicida del boss della Magliana Enrico De Pedis.

Gianluca Ponzio e Francesco Bianco, ex Nar dell'Atac

Foto d'archivio datata 16 maggio 1977 mostra l'arresto di Francesco Bianco.

Nello stesso giro di D’Inzillo, Mokbel e Andrini c’è anche Gianluca Ponzio, già in Terza Posizione, assunto all’Atac - società del trasporto pubblico romano - come capo del servizio relazioni industriali, più volte arrestato negli Anni 80 per rapina e detenzione di armi da fuoco.
Il suo nome compare anche in Mafia Capitale.
INSULTI ANTI-SEMITI. All’Atac venne chiamato a lavorare nel 2008 Francesco Bianco, anche lui ex militante Nar.
Era finito nella bufera, oltre che per Parentopoli con cui era stato assunto, anche per gli insulti postati su Facebook all’indirizzo del portavoce della comunità ebraica Riccardo Pacifici e le minacce agli studenti anti-Gelmini.
È STATO GAMBIZZATO NEL 2012. Ed era stato sospeso dall’azienda. Processato per rapine, aggressioni e tentato omicidio, è stato gambizzato nel gennaio 2012 a Tivoli Terme, vicino a Roma. Probabilmente per ritorsione.

Maurizio Lattarulo, l'affiliato alla Banda della Magliana

La banda della Magliana.

Tra i fedelissimi di Alemanno coinvolti nella nuova inchiesta compare anche Maurizio Lattarulo, con un passato da affiliato alla Banda della Magliana.
Soprannominato 'Provolino' e definito nel processo del 1994 dai giudici il «luogotenente del noto pregiudicato romano Enrico De Pedis», per cui ha scontato una pena per associazione a delinquere.
ASSUNTO NEL 2008 DAL COMUNE. Nell’organizzazione lo aveva portato Massimo Carminati, ex militante dei Nar e capo della cupola capitolina, cui è legato dagli Anni 80.
È stato assunto nel 2008 dal Comune come consulente alle Politiche sociali. Il vice sindaco Sveva Belviso, al tempo assessore, lo mise a occuparsi del reintegro lavorativo degli ex detenuti.

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