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MALAVITA 3 Dicembre Dic 2014 0635 03 dicembre 2014

Roma, la mappa della criminalità zona per zona

I Casamonica ad Anagnina. Calabresi a Nettuno e Anzio. Camorra in provincia. Oltre a cinesi, bengalesi e africani. Gli affari dei clan nel Lazio, tra droga e usura.

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L'inchiesta su un'organizzazione di stampo mafioso ha travolto il Comune di Roma.

A Roma sembra di essere tornati ai tempi della Banda della Magliana.
Almeno a giudicare dai protagonisti dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, che ha portato all’arresto di 37 persone e all’iscrizione sul registro degli indagati di circa un centinaio tra politici, funzionari, ex manager di società pubbliche e rappresenti delle forze dell’ordine.
NON UNA, MA TANTE MAFIE. Il procuratore generale della Capitale, Giuseppe Pignatone, ha spiegato che «con questa operazione abbiamo cercato di dare la risposta alla domanda se c’è la mafia a Roma. La risposta a questa domanda è che a Roma non c’è un’unica organizzazione mafiosa che controlla tutta la città, ma diverse organizzazioni mafiose».
CRIMINALITÀ CON LE MANI IN PASTA. Prendendo spunto dal rapporto stilato da Codici (Centro per i diritti del cittadino) nel giugno 2014, dal titolo profetico “La criminalità ha le mani in pasta. Nuovi gruppi criminali su Roma: l’ascesa dei bengalesi”, Lettera43.it ha provato a stilare una mappa della malavita che opera nella Città eterna e nelle zone nevralgiche del Lazio.

Lazio prima regione d'Italia per sequestro di stupefacenti

Gianni Alemanno.

Secondo l’associazione anti-usura, «la necessità di mimetizzarsi per infiltrarsi nel tessuto economico» impone al mondo criminale di stringere accordi con «persone conniventi che, ricevendo un guadagno, mettono al servizio dei clan la loro professionalità», in particolar modo instaurando «stabili relazioni con imprenditori, professionisti, esponenti del mondo finanziario ed economico servendosene per entrare sempre di più nel tessuto economico della città».
2 MILA BLITZ ANTI DROGA. Anche perché il territorio romano e laziale è talmente vasto e ricco di esercizi commerciali, imprese, società finanziarie e di intermediazione, che costituiscono «un terreno fertile per mimetizzare gli investimenti».
Proprio il Lazio, infatti, nel 2011 risultò la prima regione d’Italia per sequestro di stupefacenti (6 mila chili) e la seconda per operazioni anti-droga (2.862).
UN INTRECCIO FRA VARI CLAN. Sul territorio, spiega ancora Codici, «la presenza di associazioni a delinquere è caratterizzato da gruppi criminali affiliati ai clan malavitosi di Campania, Calabria e Sicilia, che spesso si intrecciano, sovrapponendosi, anche nelle medesime zone».
Una sorta di patto tra Camorra, ‘ndrangheta e mafia che ha messo radici nella Capitale: «A Roma sono presenti tutti i più importanti clan italiani, anche ciò che rimane della Banda della Magliana, oltre ai gruppi stranieri».
IL FENOMENO È SOTTOVALUTATO. Eppure il fenomeno delle infiltrazioni criminali «è stato sottovalutato» negli anni scorsi e questo, a parere dell’associazione, «ha permesso stanziamenti incontrastati».

I bengalesi riforniscono di alcolici i giovani della movida

Una conversazione tra il boss Massimo Carminati (a destra) e Salvatore Buzzi, suo braccio destro 'imprenditoriale'.

La divisione delle zone è comunque ben delineata dal rapporto di Codici.
La mappatura divide il centro storico, saldamente in gestione alla Camorra, dalle periferie, dove, per esempio, l’associazione anti-usura indica il clan Casamonica come egemone ad Anagnina, Porta Furba e Tuscolano, oltre alla Romanina, ai Castelli romani e nei litorali laziali di Ostia.
CALABRESI A NETTUNO E ANZIO. La ‘ndrangheta calabrese, invece, ha il controllo di Nettuno e Anzio, mentre i Casalesi si spartiscono il territorio di Morlupo, Campagnano, Castelnuovo di Porto, Rignano Flaminio, oltre alle province di Frosinone e Latina.
Su Roma, però, non ci sono solo le mani della criminalità organizzata italiana.
ANCHE I CINESI COMANDANO. Anzi, Codici accende i riflettori proprio sull’ascesa dei gruppi stranieri: oltre alla mafia cinese, che controlla Esquilino, Casilina, Tuscolana, Appia e Ostia Lido, «della criminalità ormai fa parte anche il giro d’affari che ruota intorno alla movida romana e al racket degli alcolici, un business da 350 milioni di euro all’anno».
Un magma di «oltre 700 negozi e di un giro d’affari alimentato per più del 60% dallo smercio di alcolici e superalcolici. I quartieri ovviamente sono quelli del divertimento notturno, come Trastevere, Testaccio, Pigneto, San Lorenzo e i loro ‘padroni’ sono gruppi organizzati bengalesi che riforniscono di alcolici i giovani della Capitale».
Che ovviamente coinvolgono anche «gli ambulanti abusivi di cui ormai sono piene le strade, vendendo oggetti di qualsiasi genere.
LAVORATORI IN NERO E SOTTOPAGATI. Un racket nel quale c’è anche lavoro nero e dipendenti sfruttati, di cui si parla ancora molto poco. «I lavoratori sono sotto pagati, spesso senza contratto e con turni di intere nottate, per garantire l’orario continuato dei negozi. Il vero business di questi negozi è l’alcol, quello venduto di notte, che costituisce il 60% degli incassi».

San Basilio, quartiere paragonabile a Scampia

Le perquisizioni dei carabinieri in Campidoglio.

Non vanno poi dimenticati i quartieri del quadrante Est di Roma (dove si trova anche Tor Sapienza, per intenderci), che a detta di Codici «costituiscono spesso la ‘scena del crimine’. Parliamo di zone come Tor Bella Monica, San Basilio, Tor Vergata, Casilina, Prenestina. Storicamente interessati a episodi criminali».
Per capire la gravità del quadro, basta mettere in evidenza il passaggio del Rapporto 2014 in cui si ricorda che «San Basilio, tristemente famosa per il traffico di droga che rende il quartiere paragonabile a quello di Scampia».
Tirando le somme, dunque, il quadro diventa preoccupante.
PER LA CAMORRA USURA E DROGA. Perché nelle conclusioni si legge che la Camorra si occupava di ristorazione e «operava tra Roma e Toscana (sequestri nel centro storico)», ma anche «di usura e droga».
La ‘ndrangheta, invece, di «investimenti immobiliari, alberghieri, ristorazione, commercio di autoveicoli e preziosi», oltre ovviamente alla droga.
COSA NOSTRA NEL GIOCO D'AZZARDO. Cosa nostra, poi, aveva i suoi interessi in vari mercati: «droga, armi, rifiuti, estorsione, usura, riciclaggio di denaro, gioco d’azzardo, infiltrazioni negli appalti e traffico di opere d’arte».
Codici illustra poi gli affari dei cinesi («traffico dei clandestini, contraffazione delle merci, prostituzione, droga»), dei bengalesi («alcol»), delle bande nigeriane («droga e prostituzione nell’hinterland romano, soprattutto Frosinone»), albanesi («droga e prostituzione»), marocchine («droga») e dei Casamonica («settori commerciali ed economici, aziende edilizie e immobiliari, ristoranti e stabilimenti balneari, traffico di stupefacenti in tutta Europa»).
SCOPERCHIATO IL VASO DI PANDORA. L’operazione “Mondo di mezzo” ha scoperchiato un terrificante vaso di Pandora e si prefigge come obiettivo quello di travolgere buona parte del tessuto criminale che ha messo radici a Roma e nel Lazio.
Il procuratore generale Pignatone ha già fatto sapere che questa inchiesta è solo il primo step di un lungo e meticoloso lavoro svolto dagli inquirenti. E stando alla mappa della malavita tracciata da Codici, la strada della giustizia è ancora lunga da percorrere.

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