POLITICA 4 Dicembre Dic 2014 1340 04 dicembre 2014

Elezioni Israele, la destra prepara il voto di marzo

Da Netanyahu a Lieberman, da Bennett a Lapid. Fino a Kahlon. Ecco i leader della House of cards di Tel Aviv. Pronti a sbarcare in Usa in vista delle urne.

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Il segretario di Stato Usa John Kerry e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Al Willard Hotel di Washington, ci saranno quasi tutti. Al Saban Forum, l'incontro annuale tra i leader di Israele e Stati Uniti organizzato dal 6 all'8 dicembre dal Brookings Institute, i dirigenti politici israeliani non sono mai stati così numerosi.
Il governo di Tel Aviv è esploso sul voto della legge sulla nazionalità 'ebraica', un provvedimento che vuole modificare la definizione dello Stato, in barba al quinto di cittadini israeliani di origine araba.
Così mentre l'Onu ha votato una risoluzione sullo stop al nucleare israeliano, la Francia si è unita ai Paesi che riconoscono la Palestina e l'Iran bombarda l'Isis al fianco degli Stati Uniti, i politici di Tel Aviv hanno bisogno di tastare il terreno con Washington.
I MINISTRI SILURATI. Nella capitale americana, si presenteranno al presidente Usa Barack Obama tutti quelli che vogliono contare il 17 marzo, la data scelta per le elezioni anticipate in Israele. A iniziare dal premier Benjamin Netanyahu deciso a rafforzare il suo Likud.
Prevista la presenza anche dei due ministri che il capo del governo ha licenziato: la responsabile della Giustizia Tzipi Livni, che ha accusato il premier di estremismo e paranoia, e il numero uno delle Finanze, Yair Lapid, ex anchorman televisivo e punto di riferimento dei laici.
A DESTRA I FALCHI. Accanto a loro scalpitano i due falchi della destra: il ministro dell'Economia Naftali Bennett, leader del partito ortodosso nazionalista Casa ebraica, e il titolare degli Esteri Avigdor Lieberman, fondatore di Israel Beytenu (Israele casa nostra) pronto a presentare negli States il suo piano per la pacificazione con la Palestina: vuole sì i due Stati, ma propone di pagare gli arabi per andarsene.
ASSENTE MOSHE KAHLON. Infine ci sarà anche Isaac Herzog, il capo della poco popolare opposizione laburista.
L'unico protagonista che manca è quello che a Netanyahu potrebbe fare più paura, l'ex ministro della Comunicazione Moshe Kahlon che ha abbandonato i conservatori, a suo dire spostati troppo a destra, ma finora premiati nei sondaggi. Ecco i protagonisti della House of cards di Israele, dove falco mangia falco.

Benjamin Netayahu, il giocatore di pocker di Tel Aviv

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Tutto si può dire di Netanyahu tranne che non sia un politico abile. Nel 2012 ha evitato le elezioni anticipate, stringendo un patto con il principale partito di opposizione Kadima, allora guidato da Livni. Risultato nelle elezioni del 2013: gli ex alleati tornati di nuovo avversari hanno subito un tracollo di voti, mentre Netanyahu ha conquistato 18 seggi. Non molti a dir la verità, ma lui è riuscito a formare una nuova maggioranza federando nel Likud il partito di Lieberman. E si è alleato sia con i sionisti ortodossi di Bennett sia con il leader degli indignados laici Lapid.
POSTI E CONTROLLO. A tutti il premier ha dato una poltrona. Salvo poi, nei fatti, impedire che acquisissero troppa luce propria.
Ha condotto la guerra contro Gaza che gli ha portato nuovi consensi. E oggi che i sondaggi danno il suo Likud in rimonta e capace di conquistare cinque parlamentari in più alla Knesset, ha appoggiato le idee più estremiste. E sulla legge bandiera che farebbe di Israele uno Stato della nazione ebraica ha fatto saltare il suo stesso esecutivo.
Di fronte all'amministrazione di Obama, cui Netanyahu è sempre stato insofferente, può vantare di essere meno estremista dei falchi che ha allevato in casa.

Yair Lapid, bruciato dalla strategia del premeir

Yair Lapid, leader di Yesh Adit.

Il ministro delle Finanze Lapid è destinato, secondo i sondaggi, a pagare il prezzo più alto dell'abbraccio con il premier.
Nel 2012 aveva creato dal nulla un partito, Yesh Adit (C'è un futuro) sull'onda delle proteste degli indignados contro la corruttela pubblica e in nove mesi lo ha fatto diventare il secondo più votato in Israele.
Netanyahu prima ha sfruttato i consensi di Lapid, decidendo di voltare le spalle ai partiti confessionali ortodossi e stringendo con lui un'alleanza elettorale, poi gli ha dato la poltrona delle Finanze al posto di quella agognata dell'Economia.
SCONTRO NEL GOVERNO. Tuttavia il premier lo ha criticato per la legge di bilancio e per il piano sull'Iva, lasciandolo quasi solo ad affrontare l'ostruzionismo dell'assemblea parlamentare. E infine Netanyahu ha deciso di dare spazio ai nazionalisti sionisti di Bennet, scaricando Lapid. E tra i due sono volati gli stracci.
L'ex anchorman ha bollato il suo siluramento come «un atto di codardia e di perdita di controllo», ma intanto l'avventura di governo durata nemmeno due anni gli ha fatto disperdere i consensi.
Secondo un sondaggio di Channel 2, Lapid è destinato a perdere nelle prossime elezioni la metà dei voti, riducendo i propri parlamentari da 19 a nove.

Avigdor Lieberman, l'uomo della divisione etnica

Il ministro degli Esteri israeliano, Esteri Avigdor Lieberman.

Avigdor Lieberman è sempre stato un maestro del posizionamento politico. Moldavo di origine, direttore generale del Likud negli Anni 80, nel 1999 ha fondato il suo partito - Israele è la nostra casa - spostandosi a destra dei conservatori e guadagnando un posto in tutti i governi a venire.
Acerrimo nemico di Hamas, sostenitore di tutte le operazioni di invasione della Striscia di Gaza e oppositore di tutti i ritiri dell'esercito, nelle ultime elezioni ha creato una coalizione con Netanyahu. A lui sono andati 13 parlamentari, al partito del premier 18.
Da ministro degli Esteri, in estate ha di nuovo tuonato per il pugno duro contro Gaza: «Basta esitare e farci domande», è stato il suo grido.
TENSIONI CON IL PREMIER. Netanyahu lo ha ridimensionato e smentito, mostrando al pubblico una faccia più moderata.
E alla prossima campagna elettorale, i rapporti di forza tra i due sono destinati a cambiare.
Lieberman dovrebbe perdere consensi, il premier acquistarne. Ma l'uomo è deciso a non farsi trovare impreparato. E ha capito di dover lasciare la destra estrema ai sionisti di Bennett.
RIMPATRI NEI DUE STATI. Nei giorni in cui l'esecutivo si è spaccato sulla legge bandiera della nazionalità, ha rilanciato il suo piano per l'omogeneità etnica e territoriale di Israele, ma ha aperto al riconoscimento della Palestina. Due Stati, però costruiti attraverso il rimpatrio dei cittadini arabi e il rientro di parte degli ebrei dalle colonie. Per ottenerlo, lui, ebreo russofono, è disposto persino a pagare i rimpatri. Chissà cosa ne penseranno gli americani cui ha deciso di sottoporre la proposta.

Naftali Bennett, il falco dei coloni estremisti

Nazionalista, sionista, deciso a occupare la Cisgiordania, Bennett è il rampante falco della destra israeliana. E, secondo i sondaggi, il possibile vincitore delle prossime elezioni.
Genitori californiani e, da buon israeliano, fissato con l'hi-tech, prima di diventare ministro dell'Economia, Bennett ha creato una società di cyber security - poi venduta incassando quasi 150 milioni di dollari - ed è stato amministratore delegato di un'impresa di cloud computing altrettanto milionaria.
Intanto, però, si è buttato in politica, anche lui allevato da Netanyahu, di cui è stato capo dello staff dal 2006 al 2008. E anche Bennett, poi, si è messo in proprio.
L'ALLEANZA COL LIKUD. Nel 2011 ha fondato un movimento extraparlamentare di sostegno ai coloni. E nel 2012 ha conquistato la leadership di Casa ebraica. Prima delle elezioni del 2013, il Likud lo definiva un estremista, oggi ci va a braccetto.
La linea di Netanyahu è semplice: parlare di processo di pace, ma intanto dare il via libera alla costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme e nella West Bank, facendo infuriare il segretario di Stato Usa John Kerry.
Bennett, l'uomo dell'occupazione, è quindi un alleato che funziona. E il premier ha deciso di non contrastarlo. Anzi, vuole aiutarlo a occupare l'ala destra della maggioranza, strizzandogli l'occhiolino con leggi che sanno di sionismo.
Il suo partito dovrebbe ottenere 17 seggi, rispetto agli attuali 12.

Moshe Kahlon, l'incognita delle elezioni

Moshé Kahlon con Benjamin Netanyahu nel 2012.

Kahlon è l'incognita delle prossime elezioni. Ex ministro della Comunicazione e poi degli Affari sociali di Netanyahu, ha dato le dimissioni dal Likud, accusando il primo ministro di aver spostato il partito troppo a destra.
Nel 2013 non ha partecipato alla corsa elettorale e ha annunciato di volersi prendere una pausa dalla politica. Tutti hanno pensato stesse preparando un nuovo partito. Lui ha negato, ma ora che si avvicinano le elezioni anticipate i sondaggi già calcolano che potrebbe ottenere 10 parlamentari, con un programma tutto liberalizzazioni e ridistribuzione della ricchezza.
Potrebbe allearsi con Lapid e i Labouristi. Ma non ha fatto ancora i conti con il premier e la sua corte di falchi.

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