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POLITICA 4 Dicembre Dic 2014 2000 04 dicembre 2014

Jobs act, soddisfazione di Renzi e critiche dei sindacati

Il premier: «Via totem del passato». Camusso: «Provvedimento sbagliato». Barbagallo: «Partita non chiusa».

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Matteo Renzi.

Il premier Matteo Renzi ha incassato l'ok definitivo alla riforma del lavoro, non nascondendo la soddisfazione per il risultato messo a segno, «rinviato per anni e che adesso è realtà».
Eliminato l'articolo 18, estendendo diritti e garanzie, secondo il governo.
CRITICA CAMUSSO. Dal fronte opposto, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha confermato il giudizio negativo su un provvedimento che ritiene «sbagliato» e le ragioni, «sempre di più» per lo sciopero generale del 12 dicembre assieme alla Uil.
La Cisl, con il numero uno Annamaria Furlan, conclusa la settimana di mobilitazioni, ha affermato di aspettare «con ansia» la convocazione da parte del governo sui decreti attuativi.
«Eliminiamo l'articolo 18, totem di un passato che non c'è più. Ma soprattutto diamo all'Italia un mercato del lavoro moderno e funzionale, con regole certe ed inclusive», ha scritto il presidente del Consiglio su Facebook.
Per Renzi «lo facciamo per dare garanzie a tutti quelli che sinora hanno lavorato come e più degli altri, ma senza gli stessi diritti come i ragazzi della mia generazione chiamati con sigle ed acronimi (co.co.co, co.co.pro.) ai quali abbiamo negato diritti elementari, come ferie e liquidazione».
PER CAMUSSO SERVE CAMBIO. Non è così per il leader della Cgil: «Si continua a presentarla come una legge di estensione dei diritti, mentre è una legge di sottrazione dei diritti, che non ha l'universalità promessa e tanto meno la lotta alla precarietà».
A richiamare lo sciopero è anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, secondo cui «la partita non è del tutto chiusa».
Il governo, afferma, «aveva promesso ai giovani di liberarli dalla precarietà, ma con il Jobs act non mi sembra che stiamo andando nella direzione giusta».
Furlan ha spiegato invece di attendere che «finalmente ci convochino perché nei decreti attuativi vogliamo verificare qual è davvero la volontà del governo».
PROMESSA DI POLETTI. Sulla stesura dei decreti è intervenuto, il governo anche il 3 dicembre, dopo l'ok del Senato, con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha detto di voler procedere «speditamente», a partire dal contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che si vuole rendere operativo da gennaio, in modo che imprese e lavoratori possano beneficiare della riduzione del costo del lavoro, previste nella legge di stabilità per questo tipo di contratto.
Nel mercato del lavoro si rileva che un giovane su dieci viene assunto alla fine di uno stage, come dimostra il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, sui dati nel 2013: 217 mila imprese ospitanti (in aumento del 5,2% sul 2012), oltre 310 mila stagisti ospitati (un terzo dei quali laureati), quasi 30 mila gli assunti alla fine del percorso, il 5,5% in più dell'anno precedente.

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